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Donne in prima linea nella lotta al Covid

Donne in prima linea nella lotta al Covid
Diritti d'autore ANDREA SABBADINI/AFP
Diritti d'autore ANDREA SABBADINI/AFP
Di Aida Sanchez Alonso
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Dalle corsie degli ospedali ai laboratori di ricerca, il contributo delle donne è stato fondamentale sin dall'inizio della pandemia

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In prima linea nelle corsie degli ospedali e nei laboratori, le donne hanno avuto un ruolo cruciale durante tutta la pandemia. Non soltanto come parte del personale sanitario, ma anche nella ricerca scientifica.

Prima fra tutte la dottoressa Katalin Karikó, ricercatrice e vicepresidente senior di BioNTech, nonchè madre della tecnica dell'RNA messaggero.

E' stata lei a fare progressi chiave per sviluppare i vaccini contro il coronavirus. Un percorso non facile che ha sfidato molte resistenze nell'ambiente scientifico.

"Sono arrivata nell'Università della Pennsylvania nell'89. Volevo sviluppare l'RNA messaggero per le terapie ed è su quello che stavo lavorando- racconta- Quello però era il decennio della terapia genica, quindi tutti volevano usare il DNA, mentre io ero una specie di intrusa. Le mie ricerche andavano in un'altra direzione".

I suoi contributi si sono dimostrati alla fine vitali per il vaccino BioNTech / Pfizer ma questo non è l'unico progresso nella pandemia che ha un nome femminile. Un ruolo importante l'ha avuto anche dottoressa Capobianchi, ricercatrice a capo del team dello Spallanzani di Roma con più di 50 persone che per primo ha isolato il virus.

"L'episodio di isolamento del virus dal primo paziente che abbiamo osservato in Italia è stato un punto di arrivo, è stato un episodio tra tanti. Non è stato nemmeno il più difficile", afferma.

Entrambe concordano sul fatto che il principale ostacolo nelle loro carriere scientifiche è stata la maternità.

"L'unico momento in cui ho sofferto per essere una donna è stato quando ho deciso di diventare madre per la prima volta. In quel momento è stato molto difficile per me conciliare la mia attività di insegnamento, ricerca con i doveri legati al ruolo di madre, ma alla fine ci sono riuscita".

La loro esperienza è comune a molte donne, per le quali la maternità ha rallentato la loro carriera e ha avuto un impatto sullo stipendio, aumentando il divario salariale.

L'eurodeputata spagnola Susana Solís, ritiene che il tema debba essere affrontato seriamente dalla politica.

"Molte donne avanzano nella loro vita professionale ma quando raggiungono la maternità, che di solito coincide con la parte migliore della loro carriera professionale, ci rinunciano o la vedono interrotta, giusto? Corrono questo rischio. Dobbiamo affrontare questo problema di cui abbiamo parlato molto qui in Parlamento. Credo che dovremmo muoverci verso la parità di congedo di paternità e maternità, dobbiamo avanzare nella riconciliazione familiare, dobbiamo avanzare verso un modello di lavoro più flessibile, verso il telelavoro ".

Le donne rappresentano il 40% degli scienziati e degli ingegneri nell'UE, ma con le giuste politiche Solís ritiene che potrebbero avere le stesse opportunità degli uomini.

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