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L'Ue verso un accordo sulla condizionalità: niente fondi senza rispetto dei diritti civili

L'Ue verso un accordo sulla condizionalità: niente fondi senza rispetto dei diritti civili
Diritti d'autore Olivier Matthys/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Di Susan Dabbous
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Il Parlamento europeo e la presidenza tedesca del Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo preliminare sul meccanismo dello stato di diritto legato al pacchetto economico che comprende il Bilancio europeo ed il Recovery fund

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I fondi europei possono essere assegnati agli Stati membri solo a patto che venga rispettato lo Stato di diritto e i diritti civili fondamentali. L'accordo sul cosiddetto meccanismo di condizionalità è stato finalmente trovato. Ad annunciarlo è stato il tedesco Sebastian Fischer in qualità di funzionario della Germania che al momento detiene la presidenza del semestre europeo.

Il dialogo tra Parlamento e Consiglio europeo sul tema era ormai arrivato ai ferri corti, ma l'urgenza di uscire dall'impasse era legata all'approvazione del bilancio pluriennale europeo 202 1-2027 in cui sono inclusi anche i soldi del Recovery Fund.

“Siamo davvero soddisfatti - ha dichiarato Petri Sarvamaa, eurodeputato di centrodestra finlandese e negoziatore del Parlamento Ue sullo Stato di diritto - tutto quello che chiedevamo è stato inglobato quasi interamente in questo che sarà un meccanismo molto complesso ma davvero valido. In questo accordo non sono enumerati solo i casi di violazioni di diritti già avvenuti in passato, ma c'è spazio anche per scenari futuri. Tra i punti più importanti - prosegue Sarvamaa - c'è il rispetto dell'indipendenza della magistratura. Così d'ora in poi la Commissione europea avrà una buona base normativa da cui partire per richiamare al rispetto delle direttive comunitarie".

L'accordo rappresenta un duro colpo per paesi come l'Ungheri a la Polonia, accusati di violare principi fondamentali come la separazione dei poteri, libertà di informazione ed espressione. Accuse respinte dal ministro della Giustizia ungherese, Judit Varga, che ha descritto la "cattiva attitudine" alla negoziazione del Parlamento europeo come "fonte di problemi e non di soluzioni".

Resta da capire se all'Ungheria e alla Polonia converrà fare una guerra contro il meccansimo di condizionalità in sede di approvazione dell'accordo presso il Consiglio europeo, in cui varanno sicuramente pesare le loro voci. Un veto, da parte loro, potrebbe però andare a completo svantaggio delle casse dei rispettivi Stati. L'accordo rappresenta infatti un importante passo avanti per dare il via libera al budget settennale europeo arrivato ormai d 2 milia miliardi di euro. Una cifra quasi raddoppiata rispetto a quella prevista prima dell'arrivo della pandemia. Una parte è ovviamente destinata anche a Varsavia e Budapest.

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