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Parte in ritardo la nuova Commissione europea

Parte in ritardo la  nuova Commissione europea
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Di euronews
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All'appello mancano ancora 3 commissari e con l'estensione dei termini della Brexit anche a Londra si potrebbe chiedere un rappresentante

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Recuperare un ritardo si può anche per la Commissione europea. Il nuovo esecutivo europeo dovrebbe insediarsi il prossimo 1 novembre, ma all'appello mancano ancora tre nomi, dopo la bocciatura di 3 candidati a commissario. Ma non è tutto, tra le ipotesi avanzate c'è anche quella di chiedere a Londra un suo rappresentante, vista l'incertezza sui tempi della Brexit.

"Se dopo il primo novembre dovesse esserci un'estensione dei termini per la Brexit, e il Regno Unito dovesse trovarsi ancora nell'Unione, allora chiederò di inviare un candidato".
Ursula Von der Leyen

Lunedì Von der Leyen incontrerà informalmente il nuovo candidato francese, si tratta di Thyerrie Breton che dovrebbe essere commissario al Mercato unico. Una candidatura che si annuncia già controversa, come spiega ai microfoni di euronews  Sergey Lagodinsky, eurodeputato tedesco dei Verdi, membro della commissione che indaga sui conflitti d'interesse dei candidati: 

"Il signor Breton, a quanto mi sembra, è un alto dirigente di imprese come France Telecom, è l'ad di Atos, che è una società di nuova tecnologia industriale, molto vicina a Siemens. Aziende molto vicine all'area di manovra del commissario al mercato interno".

Sempre la settimana prossima anche il nuovo candidato ungherese Olivér Várhelyi incontrerà la presidente della Commissione: il problema è quale portafoglio dare visto che in molti hanno espresso parere contrario sul dare a Budapest il ministero dell'Allargamento.

 Andor Deli, eurodeputato ungherese del Ppe esprime l'augurio che quel ministero resti a Budapest.

"Fino ad ora non abbiamo avuto segnali su un cambio di destinazione. Speriamo in realtà che non ci sia alcun cambiamento". 

Anche la Romania non ha ancora un candidato dopo la bocciatura di Trocsanyi, Bucarest in realtà si trova alle prese con una crisi politica interna.

A questo punto potrebbe essere a rischio anche l’obiettivo di una formazione paritaria, costituita in numero uguale da uomini e donne.

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