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"El Niño": gli esperti si aspettano una stagione degli uragani americani "superiore alla media"

Le onde si infrangono sulla costa lungo la Jensen Beach Causeway, mentre le condizioni peggiorano con l'avvicinarsi dell'uragano Nicole nel 2022.
Le onde si infrangono sulla costa lungo la Jensen Beach Causeway, mentre le condizioni peggiorano con l'avvicinarsi dell'uragano Nicole nel 2022. Diritti d'autore AP Photo/Rebecca Blackwell
Diritti d'autore AP Photo/Rebecca Blackwell
Di Rosie FrostEdizione italiana: Cristiano Tassinari
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

A un mese dall'inizio della stagione dei tornadi, che va da giugno a novembre, gli esperti dell'Università del Colorado prevedono che negli Usa ci saranno 18 tempeste "ufficiali", quattro in più rispetto alla media. Coinvolte soprattutto le zone della costa orientale, "lambite" dall'Oceano Atlantico

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La stagione degli uragani atlantici di quest'anno sarà "superiore alla media", a causa delle temperature record del mare.

Ogni stagione, dagli ultimi quarant'anni, i ricercatori della Colorado State University (CSU) presentano una previsione - "Seasonal Hurricane Forecasting" - basata su modelli statistici che prendono in considerazione le temperature, la pressione, il vento e una serie di altre misurazioni.

Inoltre, tengono conto di "El Niño", il celebre fenomeno naturale che, di fatto, causa il riscaldamento della superficie oceanica e l'aumento delle temperature nell'Oceano Pacifico, rendendole superiori alla media.

A un mese dall'inizio dell'attuale stagione, che va da giugno a novembre, gli esperti prevedono che ci saranno 18 tempeste "ufficiali", quattro in più rispetto alla media.

Questa statistica include nove uragani e quattro uragani maggiori, quelli con velocità del vento pari o superiore a 179 chilometri orari.
Nel conteggio si calcola anche una serie di eventi meteorologici "senza nome" all'inizio dell'anno e delle tempeste tropicali Arlene, Bret e Cindy, già verificatesi a giugno.

I ricercatori stimano che la probabilità che un grande uragano approdi negli Stati Uniti è "superiore alla media a lungo termine". E precisano che la previsione è la loro "migliore stima" della prossima stagione, ma non è una misura esatta.

La Colorado State University esorta i residenti delle coste a prendere le dovute precauzioni, come ogni anno.

AP Photo/Rebecca Blackwell, File
Fort Myers Beach, Florida.AP Photo/Rebecca Blackwell, File

L'inizio di "El Niño" influenzerà la stagione degli uragani?

A maggio, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) aveva previsto che la stagione degli uragani avrebbe avuto solo il 30% di possibilità di essere superiore alla media. La NOAA ha dichiarato di aspettarsi che la stagione si aggirerà intorno alla "normalità", a causa di diversi fattori concorrenti, "alcuni che sopprimono lo sviluppo delle tempeste e altri che lo alimentano".

Inizialmente, gli esperti della Colorado State University avevano altresì predetto che il 2023 sarebbe stato un anno relativamente nella media, ma hanno aggiornato le loro previsioni, in quanto le temperature della superficie del mare nella zona principale in cui si sviluppano le tempeste - le latitudini più basse dell'Oceano Atlantico - sono state più calde della media.

Lo scorso 4 luglio, l'Organizzazione Meteorologica mondiale (WMO-World Meteorological Organization) ha dichiarato l'inizio delle condizioni di "El Niño" per la prima volta in sette anni.

Secondo il Segretario Generale dell'OMM, Petteri Taalas, la possibilità di temperature record e di caldo estremo in molte parti del mondo e dell'oceano è "notevolmente aumentata".

"El Niño" potrebbe causare un'impennata delle temperature globali e un clima perturbato nella seconda metà di quest'anno.

Secondo il team della Colorado State University, questo significa che c'è più incertezza nel prevedere cosa accadrà.
Le acque dell'Oceano Atlantico, dove di solito si formano le tempeste, sono molto più calde del normale e l'effetto meteorologico sarà "robusto" al culmine della stagione degli uragani.

Ma "El Niño" contribuisce ad alimentare anche un fenomeno chiamato wind shear (letteralmente: "taglio del vento"), che può distruggere le tempeste nel momento stesso in cui si stanno formando.

L'"estremo calore anomalo" nell'Atlantico, tuttavia, è probabile che contrasti una parte di questo wind shear, dicono gli esperti, e potrebbe annullare questo effetto.

Un consiglio: "Prepariamoci!"

Il Segretario Generale dell'Organizzazione Meteorologica mondiale ha avvertito che l'arrivo di "El Niño" dovrebbe essere un segnale per i governi di tutto il mondo per "mobilitare i preparativi per limitarne gli impatti sulla nostra salute, i nostri ecosistemi e le nostre economie".

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