Dal "Disco di Nebra" alla pop art di Roy Lichtenstein, passando per Rubens, Ribera e l’americano Howard Russell Butler, l’eclissi solare è stata raffigurata nella pittura per millenni, tra simbolismo religioso, curiosità scientifica e fascino estetico.
Il prossimo 12 agosto la Luna tornerà a coprire il Sole su gran parte della Spagna, e per alcuni minuti si verificherà un'eclissi solare totale visibile quel giorno. Non sarà certo la prima volta che un'eclissi lascia a bocca aperta l'umanità.
E nemmeno la prima in cui qualcuno prova a catturarla con un pennello. Per secoli pittori, miniatori e incisori hanno cercato di fissare su una tela, un affresco o una lastra di rame qualcosa che nella realtà dura appena pochi minuti.
Quando il cielo si oscurava e il mondo tremava
Prima che esistesse l'astronomia come la intendiamo oggi, un'eclissi era semplicemente spaventosa. Il 'Disco di Nebra', un manufatto in bronzo dell'Età del Bronzo rinvenuto vicino a Halle, in Germania, mostra già Sole, Luna e Pleiadi riuniti su uno stesso oggetto, anche se non raffigura propriamente un'eclissi: è piuttosto il precedente più remoto di quella ossessione di dare un'immagine a ciò che accade nel cielo.
Lo stesso Erodoto lasciò testimonianza di come un'eclissi solare arrivò a interrompere una battaglia tra Medi e Lidi in Asia Minore, un episodio che entrambi gli eserciti interpretarono come un segno.
Nel Medioevo l'eclissi divenne un espediente narrativo perfetto per un episodio molto preciso: la morte di Cristo. Il pittore italiano Taddeo Gaddi raffigurò, in un trittico del 1330 oggi conservato alla New-York Historical Society, una Luna che si avvicina al Sole sopra la croce. Un secolo più tardi un anonimo valenciano fece lo stesso in una tavola (il dipinto si intitola 'Crocifissione') che oggi è esposta al Thyssen-Bornemisza, anche se con un sole dal tono ocra che tradisce il fatto che il suo autore probabilmente non aveva mai assistito a un'eclissi totale e non sapeva bene come rappresentarla.
Il fenomeno compariva anche accanto ad altri prodigi: il 'Libro dei Miracoli' di Augusta, un manoscritto della metà del XVI secolo, illustra l'eclissi totale del 1483 accompagnata dalla piaga di locuste che devastò l'Italia quello stesso anno.
Il Barocco, tra fede e scienza nascente
Con il Barocco la rappresentazione dell'eclissi acquista ambizione tecnica senza perdere la sua carica simbolica. José de Ribera dipinse nel suo 'Cristo crocifisso' del 1643, oggi al Museo de Bellas Artes di Vitoria, un disco lunare quasi traslucido che lascia intuire il profilo del Sole dietro, mentre Rubens fece un passo in più nel suo trittico per la cattedrale di Anversa: in 'La elevazione della croce' (1610-1611) rese l'inizio di un'eclissi solare con notevole realismo, anche se dovette disegnare l'intero contorno della Luna perché lo spettatore potesse riconoscere entrambi gli astri.
Non tutte le opere di eclissi di quell'epoca nascono dalla fede. Antoine Caron intitolò il suo dipinto del 1570-1580, oggi al Getty di Los Angeles, 'Dionisio Areopagita converte i filosofi pagani', anche se è più noto come 'Astronomi che osservano un'eclissi solare: un globo celeste, una sfera armillare e un personaggio che esegue calcoli geometrici', e rivela che ciò che interessava davvero al pittore era il fenomeno astronomico.
Già nel XVIII secolo, Donato Creti dipinse una serie di oli dedicati alle osservazioni astronomiche su commissione del conte Marsili, che li regalò a papa Clemente XI per convincerlo a finanziare un osservatorio a Bologna. E l'operazione riuscì, perché l'osservatorio fu costruito poco dopo.
Il Romanticismo e il gusto per il sublime
L'Ottocento, affascinato dal grandioso e dall'inspiegabile, produsse alcune delle scene più pittoresche del genere. Ippolito Caffi immortalò l'eclissi dell'8 luglio 1842 su Venezia ('Eclissi solare alle Fondamenta Nove') da una prospettiva aerea, e il pittore russo Ivan Aivazovskij, più noto per le sue marine, trasformò in una sorta di paesaggio seminotturno l'eclissi totale osservata nel 1851 da Feodosia ('Eclissi solare a Feodosia').
Il fenomeno fu utile anche alla satira politica: un almanacco francese del 1706 raffigurava Luigi XIV seduto sul trono di fronte al Sole, in allusione al suo soprannome di 'Re Sole', includendo in un angolo l'eclissi del 12 maggio di quell'anno, coincisa con una sconfitta militare francese durante l'assedio di Barcellona.
Quando il pennello si mise al servizio della scienza
Alla fine del XIX secolo, prima che la fotografia potesse rendere bene la corona solare, alcuni artisti trasformarono i loro dipinti in strumenti di precisione. Il francese Étienne Léopold Trouvelot, oggi noto soprattutto per aver introdotto accidentalmente la falena zingara negli Stati Uniti, trovò la sua vera vocazione nel disegno astronomico e viaggiò con il figlio fino a Creston, nel Territorio del Wyoming, per osservare l'eclissi totale del 29 luglio 1878 ('Eclissi totale di Sole').
Quella scena fu poi trasformata in una cromolitografia all'interno di una cartella di 15 tavole pubblicata nel 1882. Qualche decennio più tardi, lo statunitense Howard Russell Butler spinse ancora oltre quella vocazione documentaria.
Ex studente di fisica diventato ritrattista, sviluppò un metodo stenografico di annotazione di forme e colori che gli permetteva di lavorare con appena due minuti di totalità. Con quegli appunti e alcune lastre fotografiche di supporto dipinse l'eclissi del 1918 in Oregon durante una spedizione dell'Osservatorio Navale degli Stati Uniti, e ripeté l'impresa con le eclissi del 1923 in California, del 1925 in Connecticut e del 1932 nel Maine.
Il trittico risultante fu esposto per anni al planetario Hayden del Museo Americano di Storia Naturale di New York, e ne esistono copie a mezza scala a Princeton, al Franklin Institute di Filadelfia e al Museo delle Scienze di Buffalo.
Dall'espressionismo alla pop art
Nel XX secolo l'eclissi continuò a ispirare, ormai in chiave puramente artistica. Paul Klee le dedicò un'acquarello ('Eclissi solare' ('Sonnenfinsternis')) e Roy Lichtenstein, alla fine della sua carriera, rese la rapidità con cui arriva e passa la totalità di un'eclissi attraverso una sovrapposizione di cerchi e curve tipica della pop art nella sua opera del 1975 'Eclipse of the Sun'.
Da allora, il fenomeno non ha smesso di affacciarsi sul mercato dell'arte contemporanea, sia come studio quasi scientifico sia come pura occasione cromatica per giocare sul contrasto tra luce e ombra.
Il 12 agosto, quando la Luna tornerà a coprire il Sole sopra la Spagna, migliaia di persone tireranno fuori il telefono per fotografare il fenomeno. Durante gran parte della storia, il solo modo per conservarlo è stato proprio quello, un pennello, una manciata di minuti e la memoria di chi ha osato alzare lo sguardo.