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"L'insostenibile leggerezza" ci ha lasciati, Kundera non è più fra noi

Milan Kundera negli anni Settanta
Milan Kundera negli anni Settanta Diritti d'autore Jovan Dezort/AP
Diritti d'autore Jovan Dezort/AP
Di Paolo Alberto ValentiANSA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Aveva ottenuto la cittadinanza francese nel 1981. E' morto a 94 anni martedì 11 luglio a Parigi, dove si era trasferito dal 1975.

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Milan Kundera (nato a Brno, il 1 aprile 1929) resterà probabilmente come l'esempio più strepitoso di riconversione letteraria e anche politica della Mitteleuropa. Scrittore dissidente in Cecoslovacchia, diventa nel 1975 una star di prima grandezza nella vita letteraria francese cioè in quella ribalta internazionale che Parigi custodiva e custodisce ancora gelosamente. Dissidente, Kundera non lo è sempre stato: iscritto al Partito Comunista cecoslovacco aveva prodotto fin dai tempi della sua carriera studentesca saggi di letteratura, estetica e cinema dichiaratamente  inseriti in una visione marxista del mondo. Tuttavia è esattamente il suo lirismo a stonare col realismo socialista (e i suoi cascami) proprio in opere come L'ultimo maggio o nei  Monologhi. Poi scoccano gli anni Sessanta e la sua  insofferenza si accende, diventa in breve uno dei massimi rappresentanti del romanzo della fine del Novecento.  

Gli esordi e il successo

Il suo primo grande successo fu Lo scherzo, del 1967,  che dipinse la Cecoslovacchia del secondo dopoguerra, seguito da Il valzer degli addii, quindi nel 1984 dall'affermazione planetaria del romanzo L'insostenibile leggerezza dell'essere.

In Amori ridicoli  Kundera dà fiato ad un senso di libertà che si esprime durante la Primavera di Praga, alla quale partecipa attivamente. Privato della sua originaria nazionalità la Francia lo accoglie a braccia aperte attribuendogli anche una cattedra all'Università di Rennes e all' EHESS di Parigi. È nella lingua di Molière che firma i suoi maggiori successi, tra cui soprattutto L'insostenibile leggerezza dell'essere che sarà diffuso in un numero incalcolabile di lingue e di esemplari.

La letteratura immortale

L'insostenibile leggerezza  raccontava le avventure di quattro artisti e intellettuali, spiriti liberi nella Cecoslovacchia socialista del 1968 (sul crepuscolo della Primavera di Praga) diventato un film di Philippe Kaufman e Jean-Claude Carrière con Daniel Day-Lewis nel ruolo di Tomá e Juliette Binoche in quello di Tereza. Per rintracciare qualcosa di analogo, nel panorama della letteratura mondiale, si può forse pensare al Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrel per quel tanto di  mitico che fiorisce a tratti in dimensioni urbane particolari e in contesti storici di depressione e rivoluzione.  Quando_L'insostenibile leggerezza dell'essere_ venne pubblicato in Italia, nel 1985 da Adelphi, Kundera era quasi sconosciuto nel nostro Paese, benché fossero usciti già suoi libri per Bompiani e Mondadori . Subito divenne un autore di culto e alla moda. Prima del successo planetario come scrittore era stato direttore della collana praghese delle Edizioni E/O di Roma. Dal 1985 ad oggi sono all'incirca 3.700.000 le copie vendute dei libri di Kundera in Italia da Adelphi. Kundera era figlio di un pianista, amava la musica e il jazz. Aveva esordito come poeta per passare poi alla prosa.

Addio a Praga

Dopo la Primavera di Praga Kundera  aveva scelto Parigi come sua città dove ha sempre vissuto con l'adorata moglie Vera Hrabanková, una esistenza trascorsa  lontano dalla mondanità. La sua ultima apparizione pubblica risaliva a gennaio 1984, quando fu ospite di Apostrophes, la trasmissione di Bernard Pivot. Nel 1979, in seguito della pubblicazione de 'Il libro del riso e dell'oblio, gli fu revocata la cittadinanza cecoslovacca ma nel 1981, grazie al presidente francese Francois Mitterrand, ottenne quella francese. Le sue opere sono state proibite in Cecoslovacchia e i suoi romanzi più recenti sono stati pubblicati solo in lingua francese.

L'Europa allo specchio

I suoi libri hanno tutti uno stile filosofico unito alla capacità di parlarci di temi apparentemente effimeri come La festa dell'insignificanza in cui Alain si interroga su quale significato possa avere veder concentrata la seduzione femminilenell'ombelico. In parallelo con la sua attività di narratore Kundera dilaga nella dimensione della riflessione sull'arte della letteratura in testi come L'arte del romanzo dove dimostra le radici quasi misteriche del racconto nella modernità a partire da quel Don Chisciotte preso come pietra miliare della condizione di separazione definitiva fra l'uomo e la divinità. Si configura la perdita del paradiso, del solenne equilibrio della classicità per approdare nel regno dell'incertezza.  ''Di fronte a quell'ineluttabile sconfitta che chiamiamo vita, non ci resta che cerare di comprenderla. In questo risiede la ragion d'essere dell'arte del romanzo'' diceva lo scrittore. E ancora "'L'Europa nella quale viviamo non cerca più la sua identità' nello specchio della filosofia e delle arti. Ma allora, dove e' lo specchio? Dove trovare il nostro volto?''.

"Accendersi postumi come una parola"

Da sempre nei suoi testi la riflessione sulla parola, l'illusione e la condizione umana diventano le coordinate imprescindibili di un autore che testimonierà anche una profonda  eco della filosofia di Nietzsche. I suoi rapporti con la grande stampa non sono mai stati un idillio, non concedeva interviste nemmeno ai più accreditati fra i reporter letterari della sua epoca ma intanto il 24 marzo 2011 Kundera ha visto la sua opera completa pubblicata nella prestigiosa collana La Pléiade della casa editrice Gallimard,  un trionfo assoluto. È stato l'unico scrittore vivente ad entrare nelle Pléiade. I suoi "vicini di casa" sono ormai e per sempre  Proust e Balzac, Rabelais e Molière, Goethe e Conrad ma non solo. Fra gli altri blasoni anche quello di non aver mai vinto il nobel, proprio come Borges e Joyce per i quali il nobel sarebbe stato ben poca cosa.

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