Nei giorni della rassegna il piccolo paesino del Canton Vallese si trasforma. Dalle masterclass alle performance in strada: quando la musica suona ad alta quota
La cornice è sempre la stessa da quasi trent'anni, con le Alpi svizzere che fanno da sfondo a uno dei festival più prestigiosi di questo genere.
Il Verbier Festival raduna ancora una volta i grandi nomi della musica classica e dei promettenti giovani musicisti di tutto il mondo. Qui l'unico linguaggio parlato è quello della musica
Oltre 300 giovani musicisti di età compresa tra i 15 e i 30 anni stanno lavorando qui. Provengono da Paesi diversi, anche dalla Russia o dall'Ucraina. "Non stiamo chiudendo gli occhi a quello che sta accadendo intorno. Dobbiamo affrontare lòa realtà ed esserne parte", ci spiega Martin Engström, direttore e fondatore della rassegna.
Il festival si è aperto con un concerto per la pace. A suonare artisti ucraini e russi, sotto la direzione del maestro Gianandrea Noseda con la pianista ucraina Ana Federova.
Il Festival porta la musica in alta quota con una rassegna che si concluderà il 31 luglio. Le sinfonie della Junior Orchestra e della sua sezione di ottoni hanno risuonato a oltre 2000 metri di altitudine.
Negli chalet sparsi per la piccola cittadina del Canton Vallese il pubblico può godersi l'atmosfera creata dalle masterclass organizzate per i giovani della scuola del festival. Pianisti, violinisti, violisti, ensembles: l'Academy del festival va a caccia dei giovani talenti più promettenti di tutto il mondo da inserire nel suo programma dedicato alla musica da camera.
Non solo musica classica
I musicisti della Brass for Africa, sono venuti dall'Uganda per rallegrare con la loro banda e i loro concerti le strade di Verbier. Fanno parte di una Ong che si occupa di formazione musicale per 1.000 bambini provenienti da contesti svantaggiati in Uganda, Ruanda e Liberia.
"Siamo molto contenti perché nonostante non suoniamo musica classica, noi siamo venuti qui con il nostro stile, che è molto apprezzato e questo ci dà sempre più speranza perché se i nostri studenti vedranno alcuni dei nostri video, saranno ispirati, perché provengono dal nostro stesso contesto" ci dice Nabakooza Sumayya, che fa parte della banda. "Dà loro speranza per il futuro e questo è tutto ciò che vogliamo perché sappiamo che la musica può creare un futuro migliore", continua Nabakooza, che è anche un'insegnante all'interno della Ong.
L'apertura della musica classica ad altri stili musicali è una prospettiva che affascina qui al Verbier festival, una vera e propria scommessa.