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La vita all'interno della Filarmonica di Vienna: un sogno senza monotonia

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La vita all'interno della Filarmonica di Vienna: un sogno senza monotonia
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Di Katharina Rabillon  & Gianluca Martucci

Cosa bisogna fare per suonare per suonare in una delle più grandi orchestre al mondo come la Filarmonica di Vienna?

"Alla base ci deve essere la vocazione, visto il tempo che dedichiamo alla nostra professione", ci spiega Karin Bonelli, la flautista conosciuta per essere stata la prima donna a entrare nel gruppo dei fiati dell'orchestra. La storia della musicista è stata segnata come dice lei stessa ironicamente da "una maledizione di famiglia", che ha portato il flauto alle bocche dei suoi genitori, di suo zio e di suo fratello, ma è il risultato dell'incoronazione di un sogno. 

"Seguo il concerto del 1° gennaio della Filarmonica da quando avevo quattro anni, da quando ho detto a mia madre: 'Un giorno sarò lì'", ci spiega Karin. "Poi a 23 anni questo sogno si è avverato, è stato incredibile", racconta mentre ripercorre l'aspirazione di una vita e descrive con la gioia negli occhi quello che significa essere una dei 148 membri di una delle orchestre più prestigiose al mondo. 

Una routine poco monotona

Far parte della Filarmonica di Vienna significa dedicare la propria vita alla musica, ci confessa Karin. I musicisti eseguono oltre 300 opere e 100 concerti sinfonici all'anno, condividendo la loro arte e la loro passione con il pubblico di tutto il mondo. 

"Trovo molto difficile usare la parola 'vita quotidiana', perché le nostre vite sono molto variegate: suoniamo all'opera, poi facciamo concerti alla Filarmonica, siamo in tournée, poi siamo al Festival di Salisburgo. Ci sono giorni in cui abbiamo le prove al mattino, le prove al pomeriggio, un'opera la sera, e molti di noi insegnano tra una cosa e l'altra".
Kalin Bonelli
Flautista alla Filarmonica di Vienna

Karin è molto affezionata alle sue lezioni di preparazione per i provini che svolge tra un impegno e l'altro. "Mi piace molto farlo. È importante perché queste occasioni sono la porta d'accesso alla nostra professione, a una vita in orchestra", racconta Karin a margine di una lezione con la sua allieva Anna Karanitsch, che sta provando a gestire "mentalmente e fisicamente" il momento in cui sarà sotto esame. 

Karin equipara il suo lavoro di insegnante a una guida di montagna, che accompagna lo studente, permettendogli di far uscire il meglio di sé. "Gli studenti devono scalare da soli", precisa.

La routine di musicista alla Filarmonica non annoia neanche Anneleen Lenaerts, l'arpista principale dell'orchestra. "Un giorno non è mai uguale all'altro, e questo rende tutto estremamente eccitante perché non si ha mai una routine", ci racconta Anneleen, che si è ritrovata a fare l'arpista un po' per caso. Dal pianoforte si è avvicinata all'oboe e al clarinetto, fin quando il direttore dell'orchestra le ha proposto di imbracciare a corde. 

La tournée

Anneleen e Karin parlano come se si conoscessero da sempre. "Stiamo insieme 24 ore su 24, dalla colazione alla cena", dicono tra le risate. Quando i musicisti dell'orchestra viaggiano sono come una grande famiglia. "È sempre bello andare in tour e condividere la nostra musica con il mondo", afferma Anneleen, che non ci nasconde tuttavia le difficoltà delle tournée. 

"Naturalmente l'arpa richiede un trasporto speciale, e io posso averla tra le mani solo un'ora prima dell'inizio del concerto, mentre i miei colleghi possono esercitarsi con i loro strumenti nella stanza d'albergo", ci spiega. "Noi arpisti non possiamo mai farlo, e questo rende a volte molto difficile il tour. È come nello sport, bisogna allenarsi ogni giorno", continua Anneleen.

Per i protagonisti la tournèe significa vivere emozioni comparabili solo a quelli dell'atleta che entra sulla pista per la sua gara, ci suggerisce Karin. "E poi c'è sempre la curiosità di sapere qual è l'atmosfera della sala. L'acustica cambia sempre", aggiunge la sua amica Anneleen. 

A partecipare alla danza di emozioni sono anche i cantanti, che scandiscono i ritmi di respirazione anche dei musicisti, come se fossero dei secondi direttori d'orchestra. "I musicisti dell'Opera di Vienna devono interpretare molti titoli diversi, devono ascoltarsi, devono avere la sensibilità di seguire un cantante, di stare con lui, di respirare con lui e loro sanno come farlo", dice Juan Diego Flórez, uno dei più grandi tenori della storia, che definisce "meraviglioso", il turbinio di emozioni che si crea nella sinergia instaurata ogni volta tra l'orchestra e lui.

Un'eredità storica

L'eredità musicale della Filarmonica di Vienna viene tramandata di generazione in generazione. Il suo ricco patrimonio è documentato nell'archivio storico dell'orchestra, di cui si occupa Sylvia Kargl. L'archivio custodisce un vero e proprio tesoro: migliaia di oggetti, lettere e foto uniche che parlano da soli. Uno dei documenti più preziosi è undegli appunti scritto da Otto Nicolai, considerato il decreto di fondazione della Filarmonica di Vienna. Il documento, risalente al 1842 contiene i principi più importanti su cui si basa ancora oggi la Filarmonica di Vienna".

Questi stabiliscono i principi dell'indipendenza, della democrazia e dell'autonomia della Filarmonica. Da 180 anni l'orchestra infatti si regge e si gestisce da sola: i musicisti eleggono da soli i direttori d'orchestra secondo un processo democratico, che all'epoca in cui fu scritto il documento era una novità assoluta. Ancora oggi i musicisti organizzano da soli le prove e i concerti e si dividono le entrate economiche. La stessa orchestra che si occupa in autonomia della biglietteria, dei programmi e delle tournée.

"Naturalmente, questo rafforza anche il senso di comunità, il senso di responsabilità e l'identità", racconta Karin, mentre esprime la gioia di vivere un sogno, ma anche la storia di un successo, una tradizione che si rinnova in ogni nota emessa dagli strumenti e che non cessa di generare emozioni a chi suona e a chi ascolta.