Il motore delle esportazioni tedesche sta perdendo colpi. A luglio le spedizioni sono calate per la prima volta in cinque mesi, perché la domanda più debole dalla Cina e dalla zona euro ha superato il rimbalzo degli scambi con gli Stati Uniti.
La ripresa economica della Germania sta perdendo slancio? A luglio le esportazioni sono diminuite per la prima volta in cinque mesi, secondo i dati ufficiali diffusi martedì, riaccendendo i dubbi sulla reale solidità del rimbalzo della maggiore economia europea.
Le esportazioni sono calate dello 0,8% rispetto al mese precedente, attestandosi a 138,2 miliardi di euro, appesantite da una domanda più debole dall'area euro e dalla Cina, secondo i dati provvisori dell'ufficio statistico Destatis.
Gli analisti interpellati dalla società di dati finanziari FactSet si aspettavano un calo più contenuto, pari allo 0,5%. La flessione è quindi risultata più marcata di quanto previsto dai mercati.
I dati arrivano a pochi giorni di distanza da quelli sulla produzione industriale di luglio, risultati anch'essi deludenti, e alimentano i timori che il caos innescato dalla guerra in Iran stia frenando una ripresa economica ancora agli inizi.
Destatis ha precisato che le esportazioni sono state penalizzate da un crollo del 9,5% delle spedizioni verso la Cina e da un calo del 2,8% verso gli altri Paesi dell'area euro.
Per gli scambi con gli Stati Uniti, però, il quadro è diverso. Le esportazioni verso il principale mercato di sbocco dei beni tedeschi sono balzate di oltre il 19% rispetto al mese precedente, mentre le spedizioni continuano a recuperare dopo la fase di debolezza innescata dalla raffica di dazi del presidente americano Donald Trump.
Le importazioni, nel frattempo, sono diminuite del 5,7% in luglio, a 116,9 miliardi di euro, allargando l'avanzo commerciale a 21,3 miliardi.
In un primo momento, l'economia tedesca sembrava aver assorbito meglio del previsto lo shock energetico causato dalla guerra degli Stati Uniti all'Iran.
All'inizio dell'anno diversi indicatori erano risultati sorprendentemente robusti. La scorsa settimana ciò aveva spinto vari istituti di ricerca a rivedere al rialzo le stime di crescita per quest'anno, portandole tra l'1,2% e l'1,4%.
I dati diffusi martedì indicano che quell'ottimismo potrebbe ora essere messo alla prova.