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Eni, la partita del gas in Egitto: 8,5 miliardi di dollari di investimenti e 230 nuovi pozzi

Claudio Descalzi, ceo di Eni
Claudio Descalzi, ceo di Eni Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Eni rafforza la presenza in Egitto: 8,5 miliardi di dollari investiti, 30 pozzi esplorativi e 200 di sviluppo. Focus su Zohr, Denise West e sul progetto Cronos a Cipro

La partnership tra Italia ed Egitto nel settore energetico si rafforza attorno a Eni, principale produttore di petrolio e gas del Paese. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha ricevuto a El Alamein l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, alla presenza del primo ministro Mostafa Madbouly e del ministro del Petrolio e delle Risorse minerarie Karim Badawi.

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Al centro dell'incontro ci sono stati gli investimenti di Eni, le nuove attività di esplorazione e sviluppo dei giacimenti egiziani e il rafforzamento del ruolo dell'Egitto come hub regionale del gas nel Mediterraneo.

I numeri danno la misura del peso della presenza italiana: Eni ha investito complessivamente 8,5 miliardi di dollari in Egitto e, attraverso la controllata Ieoc, nel 2025 ha prodotto circa 242.000 barili di petrolio equivalente al giorno, considerando la quota di competenza della società.

Trenta pozzi esplorativi e 200 di sviluppo

Il piano presentato da Descalzi prevede una nuova fase intensa di attività. Eni punta infatti a perforare 30 pozzi esplorativi e 200 pozzi di sviluppo.

L'obiettivo è aumentare la produzione sfruttando sia nuove scoperte sia le infrastrutture già presenti. La strategia punta in particolare sugli interventi "fast-track", cioè sui progetti che possono entrare rapidamente in produzione utilizzando impianti e collegamenti esistenti, oltre che sull'estensione della vita utile dei giacimenti già operativi.

Le attività riguardano diverse aree del Paese, dal Mediterraneo al Delta del Nilo, dal Sinai al Deserto Occidentale.

Dal 2025, secondo i dati illustrati da Eni, gli interventi hanno consentito un aumento del 50 per cento della produzione nei giacimenti offshore del Sinai, mentre ulteriori scoperte sono state effettuate nell'offshore del Delta del Nilo e nel Deserto Occidentale.

Denise West, la nuova scoperta nel Mediterraneo

Uno dei progetti più rilevanti è Denise West, scoperto nell'aprile 2026 durante la campagna di perforazione offshore avviata nell'ottobre 2025 nella concessione di Temsah.

Il giacimento contiene circa 56,6 miliardi di metri cubi di gas e 130 milioni di barili di condensati in posto.

La scoperta è considerata strategica perché può essere sviluppata rapidamente sfruttando le infrastrutture esistenti. Eni sta lavorando con i partner bp ed Egpc per arrivare alla decisione finale di investimento nei prossimi mesi. L'obiettivo indicato è avviare la produzione di gas entro due anni.

Zohr resta centrale

Nel quadro degli investimenti egiziani rimane centrale anche Zohr, il più grande giacimento di gas mai scoperto nel Mediterraneo orientale. Eni continua a operare nell'area nell'ambito del più ampio programma di esplorazione, sviluppo e gestione degli asset egiziani.

Il ruolo di Zohr va oltre la produzione del singolo giacimento: le infrastrutture sviluppate attorno al sistema egiziano di produzione e trattamento del gas costituiscono infatti uno degli elementi che permettono al Cairo di puntare a consolidarsi come hub energetico regionale.

Ed è proprio questo uno degli interessi strategici italiani: l'Egitto rappresenta una piattaforma energetica nel Mediterraneo capace di collegare produzione nazionale, gas proveniente da altri Paesi della regione e infrastrutture per il trattamento e l'esportazione.

La partita si allarga a Cipro: il progetto Cronos

Durante l'incontro, Descalzi e Al Sisi hanno discusso anche del progetto Cronos, sviluppato da Eni nell'offshore di Cipro.

Il progetto ha recentemente raggiunto la Decisione finale di investimento (Fid) e prevede l'utilizzo delle infrastrutture egiziane per portare il gas cipriota sul mercato.

Il meccanismo è strategico: il gas prodotto nell'offshore di Cipro può essere trasferito verso l'Egitto, trattato attraverso le infrastrutture disponibili e quindi destinato ai mercati, compreso quello europeo.

Cronos diventa così un progetto che lega direttamente Cipro, Egitto, Eni e mercato europeo, rafforzando la posizione del Cairo come hub del gas del Mediterraneo orientale.

Italia-Egitto, energia al centro della cooperazione

La dimensione energetica si inserisce in un rapporto più ampio tra Roma e Il Cairo, nel quale Eni rappresenta uno dei principali strumenti della cooperazione economica italiana.

Al Sisi ha ribadito la volontà di sostenere gli investimenti della società, assicurando la disponibilità del governo egiziano a garantire le infrastrutture necessarie e a rimuovere eventuali ostacoli alle attività.

Per l'Egitto, attirare nuovi investimenti serve a sostenere produzione e approvvigionamenti e a rafforzare la propria posizione di hub regionale. Per l'Italia, la presenza di Eni significa invece avere un operatore direttamente inserito nella principale area energetica del Mediterraneo orientale, con possibili ricadute sulla sicurezza e sulla diversificazione delle forniture.

Non solo gas: il piano sanitario di Eni

La partnership non riguarda soltanto gli idrocarburi. Durante l'incontro è stato fatto il punto anche sugli investimenti sociali e sanitari di Eni.

Dopo il memorandum d'intesa firmato nel marzo 2026, la società prevede di concentrarsi su progetti nel settore sanitario, con l'obiettivo di sostenere l'Egitto nello sviluppo delle competenze, nella gestione di infrastrutture complesse e nell'offerta di servizi alla popolazione.

Tra le iniziative annunciate figura anche la costruzione e gestione di un ospedale.

La dimensione energetica resta però il cuore della partnership. Con 8,5 miliardi di dollari di investimenti, una produzione di circa 242.000 barili equivalenti al giorno, 30 nuovi pozzi esplorativi e 200 di sviluppo e progetti come Denise West, Zohr e Cronos, Eni si conferma uno dei principali attori della strategia egiziana per trasformare il Paese in una piattaforma energetica del Mediterraneo.

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