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Quale economia europea cresce più velocemente nel 2026

Il presidente cipriota Nikos Christodoulides, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e Ursula von der Leyen ridono durante una conferenza stampa
Il presidente di Cipro Nikos Christodoulides (sinistra), il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa (centro) e Ursula von der Leyen ridono durante una conferenza stampa Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Piero Cingari
Pubblicato il
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L’eurozona ha rallentato bruscamente, crescendo solo dello 0,8% su base annua nel primo trimestre del 2026. Eppure tre economie avanzano a un ritmo di gran lunga superiore rispetto al resto del blocco.

La crescita economica della zona euro continua a deludere.

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Secondo la seconda stima di Eurostat, pubblicata mercoledì, il prodotto interno lordo dell’area euro è aumentato appena dello 0,1% nel primo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente e solo dello 0,8% su base annua.

Si tratta di un forte rallentamento rispetto all’1,3% registrato nel quarto trimestre del 2025, e di quasi un punto percentuale in meno rispetto a dove il blocco aveva iniziato l’anno.

L’Unione europea nel suo complesso ha fatto leggermente meglio, con una crescita dello 0,2% trimestre su trimestre e dell’1,0% su base annua. Entrambi i dati restano però molto indietro rispetto agli Stati Uniti, dove il PIL è cresciuto del 2,7% su base annua nello stesso periodo.

Sotto il rallentamento a livello di area, tuttavia, un piccolo gruppo di economie si sta staccando nettamente dalla media. Tre Paesi dell’UE per i quali sono disponibili i dati del primo trimestre emergono come chiari vincitori: Cipro, Bulgaria e Spagna.

Ognuno cresce a un ritmo più che triplo rispetto alla zona euro. Ma ciascuno deve affrontare rischi molto diversi dietro il dato complessivo.

Cipro in testa con il 3,0%

L’economia dell’isola è cresciuta del 3,0% su base annua nel primo trimestre del 2026, il dato più alto tra i Paesi UE per cui sono disponibili le cifre sul primo trimestre. La crescita cipriota è così quasi quattro volte la media della zona euro.

Si tratta però di un rallentamento rispetto al 4,3% registrato nel quarto trimestre del 2025, che era stato il ritmo annuo più rapido degli ultimi tre anni e il secondo più alto nell’UE in quel momento. I motori della ripresa sono ben noti.

Le previsioni d’autunno 2025 della Commissione europea attribuiscono la crescita a consumi privati robusti, investimenti in accelerazione sostenuti dai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) dell’UE e a una stagione turistica da record.

La Commissione prevede per Cipro una crescita del PIL dell’intero anno pari al 2,6% nel 2026 e al 2,4% nel 2027, entrambi nettamente al di sopra della media dell’area euro.

Ciò che sta cambiando è l’ambiente esterno.

In una recente nota, l’economista di ricerca di Eurobank, Michail Vassileiadis, ha scritto che Cipro è entrata nel 2026 in una posizione di resilienza. Ma le rinnovate pressioni esterne sui prezzi dell’energia, legate al conflitto in Medio Oriente, stanno ora mettendo alla prova inflazione, dinamiche del mercato del lavoro e politica di bilancio.

Il quadro dell’inflazione si è ribaltato rapidamente.

L’inflazione complessiva è accelerata dallo 0,9% su base annua in febbraio all’1,5% in marzo e al 3,0% in aprile, con una media dell’1,7% tra gennaio e aprile. I soli prezzi dell’energia sono balzati dell’8,7% su base annua in aprile, invertendo il contributo debole o negativo dell’energia osservato per tutto il 2025.

Vassileiadis ha avvertito che l’impatto su famiglie e imprese è destinato a diventare più evidente, attraverso un calo del reddito reale disponibile e margini operativi più compressi.

Il canale più esposto è il turismo, che vale circa il 14% del PIL cipriota.

Secondo FocusEconomics, gli arrivi turistici sono crollati del 30% in marzo dopo gli attacchi con droni dell’Iran contro le basi aeree britanniche sull’isola, provocando la prima contrazione trimestrale del turismo dal primo trimestre del 2021, segnato dalla pandemia.

Vassileiadis ha osservato che il numero di disoccupati nel settore dell’alloggio è aumentato del 2,6% nei primi quattro mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la disoccupazione complessiva è salita solo dello 0,1%.

Il punto di forza resta però la finanza pubblica. Nel primo trimestre del 2026 il bilancio delle amministrazioni pubbliche ha registrato un avanzo di 573,3 milioni di euro, pari all’1,5% del PIL, in linea con l’avanzo di 600,6 milioni di euro del periodo corrispondente del 2025.

Secondo Vassileiadis, questo margine di bilancio offre a Nicosia lo spazio per mantenere una politica economica di sostegno senza compromettere la sostenibilità complessiva.

L’economia bulgara cresce del 2,9% mentre entra nell’euro

La Bulgaria ha registrato una crescita del 2,9% su base annua nel primo trimestre del 2026, invariata rispetto al trimestre precedente e seconda più alta nell’UE.

Il risultato ha un peso particolare perché la Bulgaria ha adottato l’euro il 1º gennaio 2026, diventando il 21º membro dell’area della moneta unica.

In un discorso a Sofia prima del cambio di valuta, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha definito il passaggio all’euro il naturale punto di arrivo di un lungo processo di convergenza.

Lagarde ha ricordato che il 65% delle esportazioni bulgare è già destinato ad altri Paesi dell’UE e il 45% alle economie dell’area euro, mentre l’industria automobilistica del Paese fornisce circa l’80% dei componenti elettronici utilizzati nei veicoli europei. Il ciclo economico bulgaro, ha sottolineato, si muove già in stretta sincronia con quello della zona euro.

Nelle previsioni d’autunno 2025, la Commissione europea stima per la Bulgaria una crescita reale del PIL del 2,7% nel 2026 e del 2,1% nel 2027, trainata dai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, dagli investimenti in difesa e da consumi privati resilienti.

Ma si moltiplicano gli avvertimenti sul mix sottostante.

La direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, lei stessa bulgara, in un discorso a Sofia a novembre ha descritto un’economia attualmente “surriscaldata”, con una crescita dei salari superiore ai guadagni di produttività, credito in forte espansione e prezzi delle abitazioni in rapida salita.

Secondo l’FMI, l’adozione dell’euro potrebbe portare il reddito pro capite della Bulgaria alla media UE nel giro di un decennio solo se affiancata da riforme di bilancio e strutturali.

Proprio questa disciplina fiscale è ora in discussione.

Eurobank Research ha rilevato che il disavanzo di bilancio del 2025 si è allargato fino al 3,5% del PIL, superando la soglia del 3,0% che fa scattare una valutazione della Commissione europea per un’eventuale Procedura per disavanzo eccessivo.

La spesa primaria nazionale bulgara è cresciuta in termini stimati tra il 13% e il 14% su base annua, ben oltre il tetto del 6,2% fissato nel Piano fiscale a medio termine.

Eurobank ha avvertito che una quota significativa di questo aumento sembra di natura strutturale, in particolare per quanto riguarda il costo del personale. Ciò aumenterebbe sensibilmente la probabilità che la Bulgaria entri in una Procedura per disavanzo eccessivo a partire dal 2027.

Nel solo primo trimestre del 2026 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche è balzato del 55,2% su base annua, prima ancora di contabilizzare eventuali misure legate alla guerra in Iran.

Nel frattempo è cambiato anche lo scenario politico. Progressive Bulgaria (PB), il partito associato all’ex presidente Rumen Radev, ha ottenuto per la prima volta da quasi trent’anni la maggioranza assoluta in parlamento, con 131 seggi su 240.

Il nuovo governo eredita sia la deriva dei conti pubblici sia un problema di inflazione che sta rapidamente diventando il peggiore dell’UE: l’inflazione complessiva è salita al 6,2% su base annua in aprile, dal 2,8% di marzo, con i prezzi dell’energia in aumento del 16,1% e l’inflazione dei servizi all’8,3%.

La Spagna guida le grandi economie con il 2,7%

Tra le quattro maggiori economie della zona euro, la Spagna si conferma nettamente la più dinamica.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica (INE), il PIL spagnolo è cresciuto dello 0,6% trimestre su trimestre e del 2,7% su base annua nel primo trimestre del 2026, in lieve accelerazione rispetto al 2,6% del quarto trimestre del 2025.

Il contrasto con gli altri “pesi massimi” della zona euro è netto. Nello stesso periodo la Germania è cresciuta solo dello 0,3% su base annua, la Francia dell’1,1% e l’Italia dello 0,7%. Solo la Spagna eguaglia gli Stati Uniti in termini di crescita annua.

La composizione della crescita spagnola aiuta a spiegarne la tenuta. La domanda interna ha contribuito per 3,4 punti percentuali alla crescita annua del PIL, con i consumi delle famiglie in aumento del 3,2% e la formazione lorda di capitale in crescita del 5,8%. La domanda estera ha sottratto 0,7 punti, perché le importazioni sono cresciute più delle esportazioni, ma il motore interno ha più che compensato il freno.

La domanda estera, infatti, ha tolto 0,7 punti alla crescita, con le importazioni che hanno superato le esportazioni.

Nelle sue previsioni di marzo 2026 sull’economia spagnola, BBVA Research stima che il PIL sia cresciuto del 2,8% nel 2025 e prevede un’espansione del 2,4% sia nel 2026 sia nel 2027.

La banca attribuisce la performance allo sblocco dei fondi Next Generation EU, a un’immigrazione sostenuta che amplia l’offerta di lavoro e all’aumento degli investimenti in difesa e infrastrutture. Il tasso di disoccupazione in Spagna è sceso al 10,5%, il livello più basso dal 2008, e le esportazioni di servizi continuano a crescere a un ritmo ben superiore a quello del PIL.

BBVA Research segnala però anche le debolezze strutturali.

La produttività per occupato è migliorata appena rispetto al 2019, l’offerta di alloggi resta insufficiente rispetto alla domanda e il debito pubblico si avvicina al 100% del PIL.

Secondo la banca, l’aumento dei rischi geopolitici potrebbe ridurre di circa 0,2 punti percentuali la crescita del PIL nel 2026 e aggiungere 0,3 punti all’inflazione media, con l’aumento dei prezzi di petrolio e gas come principale canale di trasmissione.

Altri Paesi da tenere d’occhio

Altre economie europee hanno registrato dati solidi nel primo trimestre, pur senza guidare la classifica annua.

L’Ungheria ha messo a segno l’espansione più rapida trimestre su trimestre tra le economie maggiori, con una crescita dello 0,8% e un aumento dell’1,7% su base annua. La Finlandia ha sorpreso positivamente con uno 0,9% trimestre su trimestre e un dato annuo dell’1,3%.

Alcune economie dell’Europa centrale e orientale devono ancora pubblicare i dati sul primo trimestre, tra cui Polonia e Croazia, che avevano fatto registrare una forte crescita nel quarto trimestre.

ING prevede che il PIL polacco cresca tra il 3,6% e il 3,8% su base annua nel primo trimestre del 2026, con una crescita per l’intero anno stimata al 3,7%, ben al di sopra della traiettoria della zona euro.

Per ora, la mappa della crescita europea nel 2026 si sta ridisegnando attorno alla periferia meridionale e orientale, più che attorno al tradizionale cuore industriale del blocco.

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