Martedì Trump ha dichiarato che spera di nominare un nuovo presidente della Fed nelle prossime settimane. Ma questo potrebbe essere ostacolato dall'indagine penale su Powell
L’indagine del Dipartimento di Giustizia sul presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha acceso i riflettori su un passaggio cruciale che si consumerà nei prossimi mesi ai vertici della banca centrale statunitense. Il nodo non riguarda solo la fine del suo mandato da presidente, ma una scelta molto più delicata: Powell lascerà completamente la Fed o compirà l’insolito passo di restare come governatore?
Il mandato di Powell come presidente della Federal Reserve scade il 15 maggio. Tuttavia, la particolare architettura istituzionale della banca centrale prevede che egli disponga anche di un mandato separato come membro del Consiglio dei governatori, valido fino al 31 gennaio 2028. Nella prassi storica, quasi tutti i presidenti della Fed si sono dimessi dal board una volta conclusa la presidenza. Se Powell decidesse di rimanere, sarebbe il primo caso rilevante degli ultimi cinquant’anni.
Perché la Casa Bianca teme la scelta di Powell
Secondo numerosi osservatori della Federal Reserve, l’indagine penale sulla testimonianza resa da Powell al Congresso, relativa allo sforamento dei costi per la ristrutturazione della sede della Fed, avrebbe anche una funzione dissuasiva. L’obiettivo implicito sarebbe quello di scoraggiarlo dal restare nel Consiglio dei governatori.
Se Powell mantenesse il suo seggio, priverebbe la Casa Bianca della possibilità di ottenere una maggioranza nel board. Questo scenario comprometterebbe il tentativo dell’amministrazione Trump di esercitare un controllo più diretto su un’istituzione che, per decenni, è rimasta in larga misura isolata dalla politica quotidiana.
“Trovo molto difficile che Powell se ne vada prima della mezzanotte del 31 gennaio 2028”, ha affermato David Wilcox, ex capo economista della Fed e oggi senior fellow al Peterson Institute for International Economics. Secondo Wilcox, la pressione esercitata sulla Fed rappresenta “una minaccia mortale per la struttura di governance della banca centrale così come l’abbiamo conosciuta per 90 anni”.
Trump contro Powell: lo scontro sui tassi di interesse
Powell, 72 anni, è stato nominato presidente della Fed proprio da Donald Trump nel 2018. Il suo secondo mandato quadriennale è però in scadenza e lo costringerà a lasciare l’incarico a maggio. Finora Powell ha sempre evitato di chiarire pubblicamente le sue intenzioni future, rifiutando di commentare le domande dei giornalisti. Anche un suo portavoce ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.
Trump, al contrario, ha più volte cercato di delegittimare Powell, arrivando a tentare di allontanarlo prima della scadenza naturale del mandato. Le critiche del presidente si concentrano soprattutto sulla politica monetaria: Powell viene accusato di non aver tagliato i tassi con la rapidità e l’intensità richieste, nonostante le persistenti difficoltà legate al costo della vita, tra alimentari, utenze e abitazioni.
Martedì Trump ha sottolineato il recente calo dei tassi ipotecari. “Se avessi l’aiuto della Fed, sarebbe più facile”, ha detto, aggiungendo poi: “Ma quel cretino se ne andrà presto”. Una previsione che, però, potrebbe rivelarsi errata.
Cosa succede se Powell resta nel Consiglio dei governatori
Trump ha dichiarato di sperare di nominare un nuovo presidente della Fed nelle prossime settimane. Tuttavia, l’indagine penale in corso potrebbe rallentare significativamente questo processo.
Alcuni senatori repubblicani, inclusi membri della Commissione bancaria del Senato che deve approvare le nomine alla Fed, hanno espresso dubbi sull’esistenza di reali illeciti nella testimonianza di Powell. L’audizione di giugno riguardava la ristrutturazione di due edifici della Fed, un progetto da 2,5 miliardi di dollari fortemente criticato da Trump come eccessivo. Su questo punto, il procuratore del Distretto di Columbia, Jeanine Pirro, ha inviato mandati di comparizione alla Fed.
Il senatore Thom Tillis, repubblicano della Carolina del Nord, ha dichiarato che non sosterrà alcuna nomina alla Fed finché non sarà chiarita la posizione legale di Powell. Una presa di posizione che potrebbe bloccare l’iter in commissione.
Se entro il 15 maggio non fosse confermato un nuovo presidente della Fed, Powell potrebbe restare in carica temporaneamente. Ciò ridurrebbe le probabilità di un rapido taglio dei tassi, andando contro le aspettative della Casa Bianca.
Anche qualora Trump riuscisse a nominare un nuovo presidente, la permanenza di Powell nel board limiterebbe il suo potere. Il presidente avrebbe solo tre nomine complessive nel Consiglio dei governatori, insufficienti per una maggioranza. In questo scenario, il nuovo presidente della Fed avrebbe una capacità di persuasione molto ridotta, come sottolinea Wilcox. Powell e altri membri del comitato sui tassi potrebbero metterlo in minoranza, evento che non si verifica dal 1986.
Lo scenario opposto: Powell lascia il board della Fed
Se Powell decidesse invece di dimettersi completamente, Trump potrebbe nominare un quarto governatore e ottenere la maggioranza nel Consiglio. La situazione potrebbe ulteriormente evolversise la Corte Suprema autorizzasse il tentativo di licenziare la governatrice Lisa Cook, un caso che l’Alta Corte esaminerà a breve.
Una maggioranza trumpiana nel board consentirebbe alla Casa Bianca di introdurre cambiamenti profondi nella Federal Reserve. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha già sostenuto riforme mirate a ridurre l’influenza della banca centrale sull’economia e sui mercati finanziari.
Inoltre, il Consiglio dei governatori potrebbe intervenire sui presidenti delle dodici banche regionali della Fed, alcuni dei quali si sono opposti ai drastici tagli dei tassi richiesti da Trump. Il board ha infatti il potere di chiederne la rimozione.
I precedenti storici e il valore dell’indipendenza della Fed
Sebbene la prassi voglia che i presidenti della Fed lascino il Consiglio dei governatori, non mancano precedenti rilevanti. Nel 1978 Arthur Burns rimase nel board per alcune settimane dopo la fine della presidenza. Nel 1948, invece, Marriner Eccles continuò a esercitare il ruolo di governatore per tre anni dopo la scadenza del suo mandato, anche su richiesta del presidente Harry Truman.
Nel 1951, Eccles giocò un ruolo decisivo nel conflitto tra la Fed e il Tesoro sui tassi di interesse, contribuendo alla nascita dell’accordo che sancì l’indipendenza moderna della banca centrale. Non a caso, l’edificio principale della Fed, oggi in ristrutturazione e al centro dell’indagine su Powell, porta il suo nome.
Truman nominò alla guida della Fed William McChesney Martin, convinto che avrebbe seguito le direttive politiche. Martin, invece, alzò i tassi e si oppose al presidente. Anni dopo, Truman lo definì apertamente un “traditore”. Anche il secondo edificio della Fed a Washington è intitolato a Martin.
“È una lezione anche per Trump, che pensa di avere il suo presidente della Fed”, ha osservato Lev Menand, professore di diritto alla Columbia University. “Martin non fece ciò che Truman voleva”.