Non accennano a calmarsi gli scontri tra Israele, Stati Uniti e Iran. La guerra entra nel suo quinto giorno. I religiosi di Teheran pensano al dopo Khamenei, intanto il Paese fa sapere che non è più disponibile per un accordo con Usa. Colpito anche il Libano e altri Paesi nella regione
Continuano gli attacchi in gran parte della regione mediorientale. Forti esplosioni sono state avvertite mercoledì mattina nella capitale iraniana Teheran. La guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica iraniana è entrata nel quinto giorno.
Le forze israeliane hanno colpito un edificio a Qom dove i religiosi iraniani avrebbero dovuto riunirsi per discutere la scelta di un nuovo leader supremo. Non è chiaro ancora se ci siano state vittime.
Intanto il Paese sarebbe molto vicino alla scelta del successore del defunto Ayatollah. Un membro dell'Assemblea degli Esperti in Iran, Ahmad Khatami, ha affermato mercoledì che l'organo sta facendo tutto il possibile per nominare al più presto il nuovo leader.
"Siamo vicini alla nomina, ma dobbiamo considerare il fatto che ci troviamo in una situazione di guerra", ha detto Khatami.
Il media Iran International ha riferito martedì che le Guardie Rivoluzionarie hanno esercitato pressioni sull'Assemblea degli Esperti affinché venisse nominato Mojtaba Khamenei, figlio maggiore della Guida uccisa negli attacchi.
Israele colpisce le postazioni Hezbollah in Libano
Ci sono stati pesanti attacchi anche in Libano. L'esercito israeliano continua ad colpire le postazioni di Hezbollah a Beirut e nel sud del Paese.
L'Iran ha lanciato decine di missili balistici contro Israele, ma la maggior parte è stata intercettata. La Guardia Rivoluzionaria Iraniana sta anche attaccando anche gli Stati confinanti, principalmente i loro impianti energetici, ma sono state colpite anche infrastrutture civili.
La politica internazionale è divisa
La diplomazia internazionale è divisa sulla situazione in Medio Oriente. Il primo ministro canadese Mark Carney ha fatto da eco alla posizione del governo spagnolo affermando che gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran sono "incompatibili con il diritto internazionale".
Pedro Sánchez ha ribadito mercoledì la chiara posizione del governo contro la guerra condotta da Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l'Iran.
"La posizione del governo spagnolo si riassume in quattro parole: No alla guerra", ha affermato il premier spagnolo, che ha chiesto a Usa, Israele e Iran di cessare le ostilità "prima che sia troppo tardi".
Donald Trump aveva criticato le scelte di Madrid per il mancato supporto all'offensiva statunitense e israeliana in Iran.
Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, è stato invece tra i leader a sostenere le imprese di Washington e Tel Aviv.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha informato martedì il Senato americano sulle operazioni militari contro l'Iran, un giorno dopo aver informato la Camera dei Rappresentanti.
Il Congresso americano voterà sulla questione in Medio Oriente nella giornata di mercoledì. Donald Trump non aveva chiesto l'approvazione dell'organo prima di lanciare l'operazione in Iran.
Intanto i mercati finanziari hanno subito un duro colpo, e si teme uno shock energetico.
Forti sono preoccupazioni per la situazione attuale dello Stretto di Hormuz, al largo delle coste dell'Iran, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale.