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Vertice Euronews sull'allargamento UE: progressi significativi ma anche ostacoli politici

Vertice sull'allargamento dell'Unione europea
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Di Luca Bertuzzi
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Al summit Euronews sull’allargamento, Montenegro, Albania e Moldova avanzano sull’adesione; Kiev respinge deroghe agricole; Armenia accelera, Georgia resta bloccata; Skopje critica la Bulgaria

Dai Balcani occidentali al Caucaso meridionale e al fianco orientale dell’Europa, l’Euronews Enlargement Summit ha mostrato un’Unione europea più vicina all’allargamento che in qualsiasi momento dell’ultimo decennio, ma anche gli ostacoli politici che potrebbero ancora far deragliare il processo.

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I leader si sono riuniti a Bruxelles per discutere le ambizioni dei Paesi candidati e la disponibilità dell’UE ad accoglierli, mentre la prospettiva di un’espansione appare più concreta che negli ultimi anni.

Dall’Ucraina alla Georgia, dal Montenegro all’Armenia, ogni Paese affronta una propria combinazione di sensibilità politiche, riforme complesse e ostacoli diplomatici. I progressi possono essere rapidi, ma i passi indietro possono essere altrettanto drammatici.

"L’ambizione di aderire all’Unione europea deve aiutare a superare le rivendicazioni storiche, a respingere la retorica nazionalista e a incoraggiare i Paesi a muoversi verso una cooperazione genuina. L’esperienza dell’Europa dimostra che l’allargamento porta benefici a tutti noi", ha scritto il presidente del Consiglio europeo António Costa in un messaggio a Euronews.

Armenia e Georgia, due traiettorie opposte

Nel Caucaso meridionale, Armenia e Georgia stanno seguendo percorsi divergenti. Erevan si prepara a presentare domanda di adesione all’UE, mentre la candidatura di Tbilisi resta congelata, con poche prospettive di uno sblocco imminente.

La Georgia è in stallo dal 2024 a causa di controverse leggi sull’influenza straniera e sui valori familiari. Al vertice, il primo ministro Irakli Kobakhidze ha ribadito di essere ancora "molto impegnato" a entrare nell’Unione.

Pressato su come intenda rilanciare i negoziati, però, non ha presentato un piano chiaro. Ha escluso di abrogare le leggi contestate e accusato la Commissione europea di doppi standard e ricatto politico.

"Il Parlamento della Georgia, con dignità, ha approvato la legislazione, che è pienamente in linea con gli standard internazionali", ha dichiarato, sostenendo che la richiesta di abrogare le leggi interferisce con la sovranità nazionale e paragonandola ai metodi sovietici.

Alla domanda sul perché la Georgia desideri ancora entrare nell’UE, Kobakhidze ha affermato di essere "ottimista" sul fatto che il blocco cambierà, sia nel suo atteggiamento verso la Georgia sia in senso più ampio.

L’Armenia, al contrario, punta a rafforzare il proprio avvicinamento all’Unione. Il primo ministro Nikol Pashinyan ha dichiarato che presentare formalmente domanda di adesione nel 2027 o 2028 è "realistico", definendo l’UE la principale via per proteggere la democrazia del Paese dopo la rivoluzione del 2018.

"La nostra prima intenzione è creare un’alternativa per il popolo dell’Armenia e per la Repubblica di Armenia, perché, tradizionalmente, la percezione della nostra società e forse del nostro vicinato era che l’Armenia non avesse alternative", ha aggiunto.

Pashinyan ha riconosciuto il compromesso tra l’adesione all’UE e la permanenza nell’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia, precisando che la scelta spetterà al popolo armeno.

Montenegro e Albania, i candidati più vicini all’adesione

Il Montenegro guida la corsa all’adesione, con l’obiettivo di diventare il 28º Stato membro dell’UE entro il 2028. La ministra per gli Affari europei Maida Gorčević ha però avvertito che il suo Paese non accetterà un ingresso di seconda classe.

Lo scorso mese, la Commissione ha proposto una clausola di salvaguardia istituzionale per i nuovi membri, un periodo di prova di 15 anni che, nei casi più gravi, potrebbe portare alla sospensione del diritto di voto.

"Non vogliamo una membership di seconda categoria all’interno dell’Unione europea, perché non sarebbe giusto e non sarebbe nemmeno una piena adesione", ha dichiarato Gorčević, aggiungendo che il suo governo non è contrario a ulteriori garanzie.

La ministra ha inoltre spiegato che Podgorica sta lavorando per risolvere le questioni bilaterali ancora aperte con la Croazia, anche se la disputa di confine potrebbe essere regolata dopo l’ingresso del Montenegro nell’UE.

Il primo ministro croato Andrej Plenković ha avvertito che le prossime elezioni francesi potrebbero far deragliare l’allargamento, dato che i candidati euroscettici sono in testa nei sondaggi.

"Gli eventi politici possono incidere sull’allargamento in modo più sostanziale di quanto chiunque possa immaginare oggi", ha affermato Plenković. "Alcuni elettori e partiti si oppongono chiaramente al processo."

Il premier croato ha inoltre messo in dubbio il calendario, sostenendo che fissare una scadenza "non è molto intelligente" e avvertendo che "succede sempre qualcosa di imprevedibile e le cose vengono rinviate".

Anche l’Albania, secondo Paese candidato più vicino all’adesione, punta a chiudere i negoziati entro la fine del 2027. Il primo ministro Edi Rama ha ribadito l’obiettivo, difendendo un processo basato sul merito e riconoscendo che il suo Paese deve ancora affrontare diverse sfide.

Rama ha invocato un "momento Helmut Kohl" per l’UE, in riferimento al cancelliere che ha unificato la Germania. Ha anche avvertito che un cambio di leadership in Serbia difficilmente attenuerà l’opposizione di Belgrado al riconoscimento del Kosovo, un ostacolo importante alle sue ambizioni europee.

Alla domanda su come la prospettiva di entrare nell’UE influirebbe sul controverso accordo dell’Albania con l’Italia per trasferire i migranti irregolari in centri di rimpatrio, Rama ha risposto che "l’accordo resterà finché sarà necessario", promettendo di mantenerlo in vigore finché Giorgia Meloni resterà al potere.

Macedonia del Nord e Serbia, gli ostacoli ancora aperti

Mentre Albania e Montenegro compiono progressi significativi, la Macedonia del Nord è da anni in stallo a causa di una disputa con la Bulgaria sul trattamento della minoranza bulgara.

La presidente della Macedonia del Nord Gordana Siljanovska-Davkova ha dichiarato che le speranze del suo Paese di entrare nell’UE sono ostaggio della Bulgaria, che chiede modifiche costituzionali per riconoscere la minoranza.

La Serbia resta invece bloccata dalla questione del Kosovo. Secondo Rama, un cambio di leadership a Belgrado difficilmente modificherà la posizione serba sul riconoscimento dell’indipendenza kosovara, uno dei principali ostacoli al percorso europeo del Paese.

Ucraina, no alle restrizioni permanenti sull’export agricolo

Il primo ministro ucraino Sergii Koretskyi ha respinto la proposta di escludere dal mercato dell’UE alcuni prodotti agricoli, come grano e cereali, anche dopo l’ingresso di Kiev nell’Unione.

La Commissione ha avanzato la proposta il mese scorso, dopo le pressioni di diversi Stati membri preoccupati che la produzione agricola ucraina possa minacciare i loro agricoltori.

"Le misure transitorie possono far parte dell’allargamento, ma devono affrontare rischi specifici. Ed essere adeguate, e avere chiare condizioni di revisione e di uscita. Non possono diventare una restrizione permanente o un sottoinsieme del mercato unico", ha dichiarato Koretskyi.

Il premier ha affermato che l’adesione all’UE è al centro della politica del suo governo e che Kiev punta a iniziare a chiudere i capitoli negoziali nella prima metà del 2027.

"Capisco che questi sono obiettivi ambiziosi. Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo percorsi credibili, basati sul merito, con traguardi chiari e decisioni tempestive quando questi traguardi vengono raggiunti", ha aggiunto.

Moldova, la nuova stella dell’allargamento

La Moldova è rapidamente entrata nel gruppo di testa dei candidati all’adesione, portando avanti le riforme a un ritmo che la Commissione europea ha faticato a eguagliare.

Chișinău potrebbe persino ritrovarsi pronta a chiudere i capitoli negoziali prima che tutti i cluster siano stati formalmente aperti.

Alla domanda se il suo Paese dovrebbe essere "sganciato" dall’Ucraina, con cui ha avanzato dopo l’invasione russa del 2022, il primo ministro Vasile Tofan ha detto che non è utile impostare il dibattito come un "gioco di velocità".

"Credo profondamente che i progressi dell’Ucraina sul percorso di integrazione nell’UE rendano la Moldova più forte e, viceversa, funzioni allo stesso modo. Quindi, più rapidamente procediamo sul nostro percorso di integrazione europea, meglio è per l’Ucraina", ha affermato.

Tofan non ha potuto partecipare al vertice di persona perché doveva coordinare la risposta del governo a un massiccio attacco informatico che ha compromesso i dati di circa 750.000 persone.

"Sospettiamo che dietro ci sia uno Stato e, vedendo cosa sta accadendo in Europa", ha aggiunto. "Si può probabilmente solo indovinare. Ma non credo che l’elenco dei sospetti sia molto lungo."

Alla domanda se la Moldova favorirebbe l’ingresso nella NATO, ha risposto che il suo governo lo "sosterrebbe con forza", ma che non c’è una maggioranza parlamentare per modificare la Costituzione, che sancisce la neutralità.

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