Bruxelles ha espresso dubbi sulla compatibilità della misura con i trattati UE. Il diritto europeo vieta ogni discriminazione dice la Commissione. Valditara: "Governo va avanti"
La Commissione Europea martedì ha contestato il limite al numero di alunni stranieri per classe previsto dal decreto-legge approvato a settembre dal governo Meloni.
I trattati UE vietano ogni forma di "discriminazione" in base alla nazionalità, sia diretta che indiretta, con deroghe che vanno interpretate "restrittivamente", ha dichiarato la vicepresidente della Commissione, Roxana Minzatu. Gli eurodeputati del Partito Democratico avevano presentato un'interrogazione alla commissione per i diritti sociali a proposito del tetto per studenti stranieri.
L'UE presta "particolare attenzione alle disposizioni cui fanno riferimento gli onorevoli deputati" nell'interrogazione, ha aggiunto Minzatu. "Consapevole del fatto che il decreto legge dovrà ora essere convertito in legge dal Parlamento, la Commissione seguirà da vicino gli sviluppi in materia".
Zingaretti: "Decreto su tetto agli alunni stranieri è fuori da ogni buon senso"
"La risposta della Commissione europea è chiara", ha dichiarato Nicola Zingaretti, capodelegazione PD al Parlamento Europeo. "Il decreto del governo Meloni non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei."
"Bruxelles ricorda al governo che in Europa è vietata ogni discriminazione in base alla nazionalità, diretta o indiretta", ha aggiunto. "Mettere un bambino in una classe invece che in un'altra non c'entra niente con tutto questo".
"La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti: insegnanti di italiano come seconda lingua, mediatori culturali, classi meno affollate". "Su questo la destra non fa nulla, anzi nella nuova legge di bilancio taglia migliaia di docenti e allora cerca un nemico".
La Rete degli studenti ha chiesto che la misura sia ritirata. "Porre un limite alla presenza di studenti nelle classi in base alla loro nazionalità è una scelta illegale, ideologica e priva di qualsiasi fondamento pedagogico", ha dichiarato l'organizzazione in una nota.
Valditara: "Governo va avanti senza esitazioni"
"Il problema non esiste. Il governo va avanti senza esitazioni", ha dichiarato il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. "Premesso che l'istruzione non è una norma di competenza esclusiva della UE," ha aggiunto il ministro, "la norma è a favore della integrazione: si riferisce a quegli stranieri che non conoscano la lingua e dunque non realizza alcuna discriminazione".
Dalla maggioranza, la Lega ha scelto la linea dura. Dalla Commissione "arrivano nuove e indebite pressioni contro l’Italia e le iniziative del Governo", ha dichiarato la senatrice della Lega Stefania Pucciarelli, capogruppo in commissione Esteri-Difesa.
Si tratta di "un problema reale con classi-pollaio dove il programma non può proseguire adeguatamente perché in casi estremi la maggioranza degli alunni non parla adeguatamente nemmeno l'italiano", ha affermato la senatrice.
Cosa prevede il decreto scuola
Il decreto legge è entrato in vigore il primo ottobre. Il testo prevede un limite del 30 per cento di stranieri in classe, il divieto di indossare burqa e niqab negli ambienti scolastici, e corsi di italiano per i genitori.
In particolare, il testo prevede che nella scuola primaria il numero di studenti non cittadini italiani "e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia", "non deve superare il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima".
Il testo precisa che "nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, il numero degli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni", "non superi il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima".
"Strumento di buonsenso" o "caccia alle streghe"
Il decreto era stato presentato come "strumento di buonsenso" dalla premier Giorgia Meloni, scontrandosi invece con le dure critiche dell'opposizione.
Per l'esecutivo il provvedimento dovrebbe facilitare l'integrazione degli studenti attraverso l'apprendimento della lingua italiana, migliorato dalla minore concentrazione di studenti stranieri in classe per evitare "classi-ghetto".
La segretaria del PD Elly Schlein aveva invece parlato di "una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli". Sulla stessa linea si era espresso il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Angelo Bonelli, che aveva parlato di "campagna elettorale sulla pelle dei bambini". Per i sindacati UIL Scuola e FLC CGIL, la misura era discriminatoria e creava un peso organizzativo inapplicabile per le amministrazioni scolastiche.