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Scuola, approvato decreto: tetto del 30% di stranieri in classe, no burqa e corsi di italiano per i genitori

Il Cdm approva il decreto scuola
Il Cdm approva il decreto scuola Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Chiara Zampiva
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Tra i provvedimenti, sono previste multe fino a 1.000 euro per chi viola il divieto di indossare il burqa, un tetto del 30 per cento degli alunni stranieri nelle classi prime e un incentivo al percorso di apprendimento linguistico dei genitori

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in materia di scuola, che tratta le misure "per garantire il regolare avvio dell'anno scolastico 2026/2027, per l'accompagnamento delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) di competenza del Ministero dell'istruzione e del merito, per la promozione dell'integrazione degli studenti stranieri nell'ambito scolastico nonché in materia di formazione superiore e ricerca".

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I provvedimenti del ddl toccano diversi e controversi ambiti.

Divieto di indossare il burqa

Nel decreto si legge che "salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell'ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto".

Il provvedimento vieta l'uso del burqa e del niqab nei contesti scolastici. In caso di violazione, è prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro, che nel caso di minori, si applica al genitore.

Tetto 30 per cento di stranieri nelle classi prime

Il ddl spazia poi sulla composizione delle classi, in particolare le prime, per " garantire un’equilibrata composizione delle classi, funzionale alla qualità dell’azione educativa e didattica, alla piena fruizione del diritto allo studio e alla integrazione degli studenti stranieri".

Nella scuola primaria "il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia non deve superare il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima", si legge nel testo.

Nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, tale tetto nelle classi prime riguarda gli "studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione".

Qualora il numero di domande di iscrizione di studentesse e studenti superasse i limiti stabiliti, gli Uffici scolastici di ambito territoriale in collaborazione con gli istituti, potranno concedere delle deroghe, rispettando il diritto allo studio.

Incentivare lo studio dell'italiano dei genitori

"La scuola deve segnalare ai servizi sociali i casi in cui persistenti barriere linguistiche di chi esercita la responsabilità genitoriale ostacolano l'integrazione scolastica", specifica il decreto.

"Abbiamo deciso che se ci sono gravi problemi di inserimento scolastico deve essere incentivato il percorso di apprendimento linguistico dei genitori. Nell'ipotesi di mancato assolvimento del percorso son previste sanzioni da 200 a mille euro", ha dichiarato il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

La prima bozza del decreto prevedeva il collocamento del minore fuori dalla famiglia qualora il nucleo familiare non avesse osservato tali norme.

La mancata osservanza del progetto di apprendimento della lingua deve essere "tale da configurare una situazione di concreto pregiudizio per il minore nel percorso educativo e di integrazione scolastica".

A tal proposito, il decreto legge ha previsto lo stanziamento di circa 17,5 milioni di euro per le istituzioni scolastiche in cui non sia possibile assicurare il rispetto del tetto del 30 per cento di alunni stranieri in classe.

Nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito, è istituito un fondo con una dotazione di 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14.139.760 euro a decorrere dal 2028 "per il finanziamento di attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze linguistiche di base nella lingua italiana, da ripartire tra le medesime istituzioni scolastiche con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito".

Tali attività "possono essere realizzate attraverso il potenziamento dell'organico dei docenti", o con "accordi con i Centri provinciali di istruzione per gli adulti" o "con gli Enti del terzo settore e con gli attori istituzionali presenti nel territorio", specifica il ddl.

Dura reazione dell'opposizione, mentre Meloni difende il decreto

"Ciò che esce dal Consiglio dei ministri di oggi conferma che il governo Meloni vive su un altro pianeta rispetto al Paese reale. In questi giorni le famiglie italiane sono preoccupate per le condizioni degli edifici scolastici, per gli oltre 500 euro da spendere per i libri di testo, mentre gli stipendi degli insegnanti italiani restano tra i più bassi d'Europa. Di fronte a tutto questo la risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri. Dopo 4 anni di tagli e nessun investimento serio sull'edilizia scolastica, si inventano una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli, indicandoli come bersaglio. È un decreto vergognoso, che prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l'incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della Scuola pubblica. La Scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione", ha commentato la segreteria del Pd Elly Schlein.

"Inutile, inefficace e soprattutto inaccettabile. In un paese in cui il 10 per cento dei ragazzi abbandona la Scuola, in cui il 14 per cento dei piccoli resta fuori dal sistema prescolare, il governo emana un decreto per discriminare, colpire i minori e ostacolare l'accesso all'istruzione garantito dalla Costituzione. Un provvedimento vergognoso dettato solo dalla propaganda e dalla riconcorsa della peggiore destra italiana ed europea che finora si era limitata a proclami ed ora con Meloni va a canestro. Potevano fare tante cose per la Scuola: hanno scelto la via più facile della demagogia e, va detto, della cattiveria sulla pelle dei più piccoli e del futuro del Paese", ha dichiarato dal canto suo, in una nota, Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati.

"Le priorità di Giorgia Meloni per la scuola pubblica non sono gli edifici scolastici fatiscenti, i ragazzi e le ragazze con disabilità che non hanno insegnanti di sostegno, gli insegnanti, che sono i meno pagati in Europa, o i 320 mila insegnanti precari", sottolinea Angelo Bonelli, deputato di AVS. "Meloni apre la sua campagna elettorale sulla pelle dei bambini, allora ci dica quando vuole andare a votare".

La premier Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per l'approvazione del decreto. "Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola. Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità. È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole", ha scritto su X.

"Il problema è avere troppi bimbi che non parlano bene l'italiano, sia per i bimbi che per gli insegnanti", ha dichiarato il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ringraziando e ricordando quanto sia "fondamentale mettere ordine in una giungla".

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