Edi Rama avverte che la nuova leadership serba non aprirà al riconoscimento del Kosovo e rilancia l'obiettivo albanese di chiudere i negoziati UE nel 2027
Il cambio di leadership in Serbia non basterà a sbloccare il percorso europeo di Belgrado. A sostenerlo è il primo ministro albanese Edi Rama, secondo cui la nuova forza politica vincitrice delle recenti elezioni serbe resta contraria al riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, uno dei principali ostacoli all'adesione del Paese all'Unione europea.
"La musica a Belgrado non cambierà", ha dichiarato Rama durante il secondo Euronews Enlargement Summit, in corso a Bruxelles, riferendosi alla chiusura della Student List sulla questione kosovara.
Il premier albanese ha detto che i vincitori delle elezioni serbe non mostrano alcuna apertura su quello che ha definito l'"argomento più caro" agli albanesi. "Sono completamente chiusi rispetto al riconoscimento del Kosovo", ha affermato.
Kosovo, il nodo che frena l'adesione della Serbia
Il Kosovo ha proclamato unilateralmente l'indipendenza dalla Serbia nel 2008 e ha presentato domanda di adesione all'UE nel 2022. Belgrado continua però a considerare il territorio parte integrante della Serbia e si oppone al riconoscimento della sua sovranità.
La posizione della Student List, come quella della maggior parte delle forze politiche serbe, non sembra destinata a cambiare. Per Bruxelles, la normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo resta una condizione fondamentale per proseguire il percorso europeo di Belgrado e ridurre le tensioni nei Balcani occidentali.
Rama ha inoltre criticato la riluttanza serba ad allinearsi alle politiche dell'UE, in particolare alle sanzioni contro la Russia.
"Abbiamo bisogno della Serbia con noi, come parte di un vicinato che dovrebbe essere pienamente parte dell'UE. Ma la Serbia deve meritare questa appartenenza, rispettando in pieno ciò che è non negoziabile", ha dichiarato.
Albania, obiettivo negoziati entro il 2027
Nel corso del vertice, Rama ha ribadito l'ambizione dell'Albania di concludere i negoziati di adesione all'UEentro la fine del 2027, senza però indicare una data per l'ingresso effettivo nel blocco.
L'Albania è candidata dal 2014 e ha avviato formalmente i negoziati nel 2020. È considerata uno dei Paesi più avanzati nel processo di allargamento, alle spalle del Montenegro, ma deve ancora completare importanti riforme e soddisfare i criteri europei.
Rama ha riconosciuto l'incertezza del percorso, ricordando che Bruxelles non sempre mantiene le promesse, ma talvolta supera le aspettative. "Con l'UE non si può mai sapere", ha detto.
Il premier ha difeso l'allargamento come un processo basato sul merito, pur sostenendo la necessità di un'accelerazione politica. Ha evocato un "momento Helmut Kohl" per allargare l'Unione, richiamando il cancelliere tedesco che guidò la riunificazione della Germania.
"L'Europa deve portare tutti intorno a un tavolo come parte della stessa famiglia", ha affermato Rama, che in passato ha proposto forme di integrazione graduale per i Paesi candidati prima della piena adesione.
Per spiegare il rischio di lasciare i Paesi dei Balcani occidentali fuori dall'Unione, il premier ha usato una metafora familiare, paragonandoli ai figli della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Se lasciati fuori, ha avvertito, potrebbero avvicinarsi ad altre potenze, tra cui Russia e Cina.
La stoccata al Regno Unito dopo la Brexit
Rama ha infine commentato i tentativi britannici di rilanciare i rapporti con Bruxelles a dieci anni dal referendum sulla Brexit.
"Per ora i britannici dovrebbero aspettare, perché noi abbiamo aspettato abbastanza loro. Quindi sono dietro il Montenegro e l'Albania", ha dichiarato, rivendicando la priorità dei Paesi candidati dei Balcani occidentali nel processo di allargamento.