La Commissione europea considera la perdita di capacità di raffinazione una vulnerabilità che l'Europa non può più permettersi di ignorare
Bruxelles vuole invertire il calo della capacità di raffinazione del petrolio nell'Ue registrato negli ultimi due decenni, mentre il commissario all'Energia Dan Jørgensen avverte che l'instabilità geopolitica e la prolungata scarsità di diesel devono essere un "campanello d'allarme".
La lunga guerra in Medio Oriente, compresi gli attacchi alle raffinerie del Golfo, e i colpi ucraini contro le raffinerie russe hanno ulteriormente messo sotto pressione un mercato mondiale del diesel già teso, facendo salire i prezzi dell'energia.
"Dobbiamo contrastare questa tendenza e assicurarci di avere in Europa una capacità di raffinazione adeguata e flessibile. Oggi e in futuro. Non è solo una questione di competitività economica. È anche una questione di sicurezza", ha dichiarato mercoledì ai giornalisti il commissario danese.
L'Ue valuta come aumentare la produzione di carburante
Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Francia e Belgio detengono la quota principale della capacità di raffinazione del petrolio dell'Ue. Ma circa un quarto delle raffinerie del blocco ha chiuso negli ultimi venti anni, riducendo la capacità complessiva di circa il 10%, secondo la Commissione europea.
Bruxelles ha avviato mercoledì colloqui con i raffinatori europei per valutare come aumentare la produzione di carburante negli impianti esistenti. Sono previsti ulteriori confronti tecnici, con un altro incontro programmato per l'inizio del 2027 per fare il punto sui progressi.
La Commissione ha riferito che il settore ha presentato alcune proposte che ora saranno esaminate, senza però chiarire se i piani prevedano la riapertura di impianti chiusi, l'ampliamento di quelli esistenti o nuovi investimenti in capacità.
"Lavoreremo per aumentare la produzione degli impianti di raffinazione in Europa. L'industria ha avanzato alcuni suggerimenti che dobbiamo valutare", ha aggiunto Jørgensen.
Ciononostante, l**'iniziativa riflette la crescente consapevolezza a Bruxelles che garantire le forniture di greggio non basta.** L'Ue deve avere anche la capacità industriale per trasformarlo in diesel, carburante per aerei e altri prodotti petroliferi necessari alla sua economia.
La carenza di diesel minaccia pressioni durature sui prezzi
La Commissione prevede che il mercato globale del diesel resterà sotto tensione ben oltre il 2027, sulla base delle ultime analisi dell'Agenzia internazionale per l'energia, prolungando le pressioni sui prezzi dei carburanti anche in caso di stabilizzazione dei mercati del greggio.
Finora le raffinerie hanno contribuito a mantenere le forniture, incluso il carburante per aerei, ma i funzionari dell'Ue temono che il blocco non disponga di una capacità sufficientemente flessibile per reagire a nuovi shock geopolitici.
La capacità di raffinazione è ormai una questione di sicurezza economica oltre che di competitività per l'Ue, secondo il massimo responsabile europeo per l'energia.
Il diesel è fondamentale per il trasporto su gomma, l'agricoltura e molte attività industriali, mentre il carburante per aerei è vitale per l'aviazione. La disponibilità di carburante ha inoltre effetti sulla mobilità militare del blocco e sulla sua prontezza difensiva.
La Commissione spera che un aumento della raffinazione interna attenui le tensioni di breve periodo sulle forniture e riduca l'esposizione dell'Europa agli shock esterni.
Un incremento della produzione delle raffinerie, però, non si tradurrebbe necessariamente in prezzi più bassi se i costi del greggio restassero elevati o le interruzioni dell'offerta mondiale dovessero continuare.
Conciliare sicurezza energetica e obiettivi climatici nell'Ue
La spinta a preservare una maggiore capacità di raffinazione solleva anche un conflitto di interessi con gli obiettivi climatici dell'Ue.
Bruxelles vuole ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati, ma deve comunque garantire i carburanti di cui l'economia ha bisogno durante la fase di transizione.
Le raffinerie europee subiscono la pressione di elevati costi operativi, della concorrenza di grandi impianti all'estero e della prospettiva, nel lungo periodo, di una domanda in calo per i combustibili convenzionali per il trasporto, man mano che l'elettrificazione avanza.
Invertire il trend di declino potrebbe richiedere ingenti investimenti, ma la Commissione non ha ancora definito incentivi finanziari, modifiche regolatorie o obiettivi concreti di capacità.
L'attenzione immediata sembra concentrarsi sull'individuazione di misure in grado di aumentare la produzione dagli impianti già operativi in Europa.
Aumentare la capacità delle raffinerie esistenti potrebbe offrire una risposta più rapida alle carenze di carburante rispetto alla costruzione di nuovi impianti, che richiede anni di investimenti e di iter autorizzativi.
La riapertura di raffinerie dismesse o la costruzione di nuovi impianti sarebbe molto più complessa, perché gli investitori devono essere certi che la domanda giustifichi i costi lungo tutto il ciclo di vita degli asset.
La sfida per Bruxelles è capire se il dialogo con il settore riuscirà a garantire nuovi volumi di carburante in tempi sufficientemente rapidi da attenuare le pressioni sui prezzi, senza però favorire investimenti destinati a trasformarsi in asset bloccati man mano che l'Europa abbandona i combustibili fossili.
La Polonia guida la pressione per proteggere le raffinerie di petrolio dell'Ue
In vista della riunione dei ministri dell'Energia dell'Ue del 29 ottobre, Polonia, Cechia e Slovacchia hanno chiesto a Bruxelles di elaborare una strategia di lungo periodo per proteggere le raffinerie di petrolio dell'Unione, avvertendo che la chiusura degli impianti potrebbe accentuare la dipendenza del blocco dai carburanti importati, secondo un documento visionato da Euronews.
In un documento ottenuto da Euronews, i tre Paesi sostengono che la Commissione debba bilanciare i propri obiettivi climatici con la necessità di preservare la capacità di raffinazione interna, citando la crisi in Medio Oriente come prova del fatto che le forniture di diesel, carburante per l'aviazione e altri prodotti raffinati non possono essere date per scontate.
"La sicurezza dell'approvvigionamento di greggio e quella dei prodotti raffinati sono sfide diverse. Il greggio non può sostituire il diesel o il carburante per l'aviazione senza una adeguata capacità di lavorazione", si legge nel documento.
I tre governi sottolineano che aviazione, trasporti marittimi, agricoltura, difesa e servizi di emergenza continueranno ad avere bisogno di carburanti liquidi, motivo per cui la capacità di raffinazione interna rappresenta una questione strategica.
Pur accogliendo con favore i piani della Commissione per valutare la capacità di raffinazione, chiedono misure concrete per mantenere competitivo il settore e proteggerlo da future interruzioni delle forniture.