La Federal Reserve mercoledì ha lasciato invariati i tassi, a sei giorni dalle midterm. Due membri, tra cui la governatrice Lisa Cook che Trump vuole licenziare, hanno votato per un rialzo, con inflazione al 3,7% e mercati in attesa di un aumento a dicembre.
La Federal Reserve ha mantenuto mercoledì il suo tasso di riferimento tra il 3,75% e il 4%, interrompendo la stretta dopo aver aumentato il costo del denaro a settembre per la prima volta in tre anni.
I responsabili della politica monetaria si sono però divisi 10 a 2. La governatrice Lisa Cook, che il presidente statunitense Donald Trump sta cercando di rimuovere, e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack hanno entrambe votato per un nuovo rialzo di un quarto di punto.
La decisione arriva a meno di una settimana dal voto di metà mandato negli Stati Uniti. Con l’inflazione al 3,7% e i prezzi dell’energia ancora elevati, i mercati continuano ad aspettarsi un nuovo aumento dei tassi a dicembre.
La spaccatura segna un cambio rispetto a settembre, quando il comitato sui tassi della Fed aveva votato all’unanimità per il rialzo.
La presidente della Fed di Dallas Lorie Logan, che era stata indicata tra i possibili sostenitori di tassi più alti, ha appoggiato la decisione. Alcuni economisti avevano sostenuto che eventuali voti contrari potessero persino aiutare il presidente della Fed Kevin Warsh, mostrando che nel comitato esiste ancora sostegno per una politica monetaria più restrittiva.
Nella sua nota, la Fed ha affermato che "l’inflazione resta elevata" e ha aggiunto che raccogliere più informazioni aiuterà a decidere l’orientamento necessario "per garantire un ritorno tempestivo dell’inflazione" verso l’obiettivo del 2%. Ha ribadito inoltre che "assicurerà la stabilità dei prezzi".
Il linguaggio mantiene aperte le opzioni della banca centrale. A settembre, l’istituto aveva spiegato che il rialzo avrebbe favorito un ritorno "più tempestivo" al suo obiettivo.
La Fed ha anche migliorato la sua valutazione dell’economia, dichiarando che l’attività sta "crescendo a un ritmo sostenuto", rispetto al "ritmo solido" indicato a settembre, pur sottolineando che l’incertezza resta elevata "anche a causa, in parte, degli sviluppi geopolitici".
A giugno e luglio, nelle prime due riunioni presiedute da Warsh, la banca centrale aveva invece fatto riferimento "al conflitto in Medio Oriente" e attribuito in parte l’inflazione sopra l’obiettivo a shock dell’offerta in settori "compresa l’energia".
Da settembre le due menzioni sono scomparse, e nei comunicati la Fed è diventata meno esplicita sulla guerra con l’Iran.
Dall’ultimo rialzo in poi, diversi alti funzionari hanno smorzato l’urgenza di nuovi interventi. Il vicepresidente Philip Jefferson ha richiamato il forte aumento dei costi di finanziamento a lungo termine, mentre il presidente della Fed di New York John Williams ha affermato che non c’è "alcun bisogno di agire con urgenza".
Il voto contrario di Cook arriva mentre il presidente Donald Trump porta avanti il suo tentativo di rimuoverla, sulla base di accuse di frode ipotecaria che lei respinge. Il presidente ha istituito un comitato di tre persone incaricato di raccomandare se esistano motivi per licenziarla. Cook, nominata dall’ex presidente Joe Biden, dovrebbe comparire davanti al comitato la prossima settimana.
A giugno, la Corte Suprema aveva bloccato un precedente tentativo di estrometterla.
L’inflazione mantiene la pressione
Le ragioni per una politica più restrittiva non sono venute meno.
I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati del 3,7% a settembre su base annua, mentre l’inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è salita al 2,6%.
La benzina, che da tre mesi costa più di 4 dollari al gallone, ha spiegato oltre metà dell’incremento dei prezzi di settembre. Il diesel ha toccato un massimo storico di 6,53 dollari al gallone a fine mese.
Il Brent, il riferimento mondiale per il petrolio, è sceso di oltre il 6% lunedì, mentre la diplomazia sulla guerra con l’Iran sembrava intensificarsi. Mercoledì sera ha scambiato intorno a 111,75 dollari al barile, ancora molto sopra i circa 72 dollari registrati prima dell’inizio del conflitto, a fine febbraio.
I tassi di interesse più alti iniziano già a farsi sentire. Il tasso medio del mutuo trentennale negli Stati Uniti ha raggiunto il 7,4% a inizio ottobre, il livello più alto degli ultimi tre anni.
Anche le assunzioni hanno rallentato bruscamente. A settembre i datori di lavoro hanno creato solo 29.000 posti e la disoccupazione è salita al 4,2%, anche se la Fed ha rilevato che la crescita dell’occupazione ha "tenuto il passo con la forza lavoro".
Eppure l’economia ha retto.
Nel secondo trimestre è cresciuta del 2,2% su base annualizzata, e il modello GDPNow della Fed di Atlanta indica un +3,5% per il terzo trimestre.
Cosa ha detto Warsh
Parlando con i giornalisti dopo la decisione, Warsh ha ripreso in larga parte il comunicato ufficiale, affermando che "la spesa interna è rimasta resiliente, la crescita della produttività è solida e gli investimenti in capitale sono robusti", ma che "l’inflazione resta elevata".
Warsh ha spiegato che ulteriori informazioni aiuteranno il comitato a decidere l’orientamento necessario "per garantire un ritorno tempestivo dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%" e ha aggiunto che "il comitato garantirà la stabilità dei prezzi".
Da tempo Warsh è contrario al cosiddetto forward guidance, la prassi di segnalare in anticipo ai mercati le mosse future. Parlando a Bangkok all’inizio del mese, aveva detto: "Non prendo decisioni in anticipo sulle riunioni".
Warsh ha inoltre annunciato un riassetto del calendario del Federal Open Market Committee (FOMC), l’organo che decide i tassi statunitensi. Il comitato continuerà a riunirsi otto volte l’anno, ma dall’autunno prossimo alcune riunioni saranno dedicate alla strategia, invece che alla decisione sui tassi.
"Riteniamo che otto riunioni l’anno siano il numero giusto per il FOMC, ma nel 2027 una riunione sarà dedicata esclusivamente alla strategia di politica monetaria in senso ampio, senza voto sul tasso dei federal funds né comunicato di politica monetaria previsto", ha dichiarato Warsh.
Ha aggiunto di aspettarsi che "nel 2028 avremo due riunioni dedicate alle discussioni sulla strategia e sei alle decisioni operative". In pratica la Fed deciderà sui tassi sette volte nel 2027 e solo sei nel 2028, rispetto alle otto attuali.
Dopo la decisione, i mercati hanno attribuito una probabilità dell’87,5% a un rialzo di un quarto di punto nella riunione dell’8-9 dicembre, in aumento rispetto al 73% di martedì, secondo lo strumento FedWatch del CME Group, che monitora i futures sui tassi di interesse.
Gli investitori non dovranno comunque aspettare molto per nuovi segnali.
Giovedì alle 13:30 CET gli Stati Uniti pubblicano la prima stima della crescita del terzo trimestre e i dati di settembre sull’indice dei prezzi PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Fed.
Poi l’attenzione si sposterà sull’Europa.
La Banca centrale europea annuncerà la propria decisione giovedì ed è ampiamente previsto che mantenga il tasso sui depositi al 2,5%, mentre al centro dell’attenzione resterà la turbolenza sul mercato obbligazionario francese.