Secondo un rapporto dell'Agenzia europea per la difesa, gli investimenti Ue nelle tecnologie anti-drone sono aumentati di sei volte tra il 2024 e il 2025. Solo un terzo dei programmi sarà però operativo entro il 2030, frenato da frammentazione e rapida obsolescenza
Gli investimenti nelle tecnologie anti-drone in tutta l’UE sono aumentati di sei volte tra il 2024 e il 2025, ma solo un terzo dei programmi dovrebbe essere operativo entro il 2030, secondo un rapporto riservato dell’UE ottenuto da Euronews.
La relazione annuale sulla prontezza della difesa del 2026, una valutazione delle capacità militari nazionali condotta dall'Agenzia europea per la difesa (EDA), mette in luce persistenti lacune nelle difese europee contro i droni e invita gli Stati membri ad aumentare gli investimenti in tecnologia per droni e anti-drone.
"Gli investimenti nelle capacità anti-drone e di difesa aerea a cortissimo raggio sono cresciuti di sei volte tra il 2024 e il 2025 in risposta alla crescente minaccia dei sistemi senza pilota, anche se solo circa un terzo dei programmi dovrebbe essere operativo entro il 2030", si legge nel rapporto, che è stato condiviso la scorsa settimana con i governi europei.
Il fianco orientale dell’UE, dalla regione baltica al Mar Nero, affronta una minaccia crescente da parte dei droni, alcuni dei quali si sono allontanati dal fronte in Ucraina. Martedì dei droni hanno colpito due navi commerciali nelle acque territoriali della Bulgaria, affondandone una.
L’EDA ha rilevato che la maggior parte degli Stati membri sta investendo in droni per sorveglianza, ricognizione e acquisizione di obiettivi, mentre altri tipi di droni continuano ad attirare fondi limitati nonostante la loro crescente importanza sul campo di battaglia.
Secondo il rapporto, i Paesi dell’UE stanno investendo 18,9 miliardi di euro nelle tecnologie dei droni per il periodo 2024-2029.
"Nonostante l’attenzione elevata rivolta all’acquisizione di capacità per droni e anti-drone, importanti lacune e dipendenze esterne continuano a incidere sulla prontezza complessiva europea", prosegue il documento.
Spagna, Danimarca, Croazia, Lettonia e Paesi Bassi guidano un progetto congiunto dell’UE per acquistare insieme droni e sistemi anti-drone e creare un hub tecnologico che centralizzi innovazione e collaudi.
Tuttavia, l’EDA segnala gravi criticità: acquisizioni frammentate a livello nazionale, limitata interoperabilità, carenza di capacità di sperimentazione e insufficiente capacità industriale di espansione rapida, in particolare per i droni armati.
Secondo il rapporto, colmare queste lacune costerebbe relativamente poco rispetto ad altre capacità di difesa, ma richiederebbe finanziamenti stabili e un approccio integrato e flessibile.
"La capacità industriale non ha ancora raggiunto la scala e la reattività necessarie per operazioni prolungate ad alta intensità, poiché il ritmo dell’innovazione tecnologica supera i tradizionali cicli di acquisizione, creando un rischio costante che le capacità diventino obsolete prima di essere schierate", aggiunge il rapporto.
In sintesi, la tecnologia dei droni si evolve così rapidamente che il rischio è che gli equipaggiamenti risultino già obsoleti prima ancora di arrivare sul campo di battaglia.
Il rapporto afferma che i piani e i programmi attuali affrontano queste sfide, ma devono essere accompagnati da una dottrina e un addestramento adeguati.
L’EDA ha inoltre individuato oltre 200 aziende che producono tecnologie per droni e anti-drone nell’UE, un ecosistema dinamico ma frammentato che, con il giusto quadro di investimento, potrebbe crescere fino al 140% entro il prossimo anno.
"La prontezza industriale in questo settore richiede ecosistemi produttivi agili, mantenuti all’avanguardia tecnologica e organizzati per una rapida e ampia espansione, piuttosto che per accumulare grandi scorte", si legge nel rapporto.