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Netanyahu può restare al potere per mesi dopo il voto in Israele in attesa di un accordo per nuovo governo

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Yossi Mekelberg, Chatham House
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Di Sasha Vakulina
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Con Israele al voto per le prime elezioni nazionali dopo gli attacchi del 7 ottobre, lunghi negoziati di coalizione potrebbero lasciare al governo attuale la responsabilità di prendere le decisioni cruciali sulla sicurezza e su un possibile cambio di rotta del Paese

Le elezioni parlamentari in Israele potrebbero non portare a un cambio immediato di governo, anche se gli avversari di Benjamin Netanyahu ottenessero più seggi. Il primo ministro potrebbe restare infatti in carica per mesi e avere persino la possibilità di riprendere le operazioni militari contro l'Iran.

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Parlando con Euronews, nel giorno del voto martedì, Yossi Mekelberg, senior consulting fellow a Chatham House, ha avvertito che Netanyahu potrebbe rimanere alla guida di un governo ad interim mentre i partiti vincitori si organizzano per formare un esecutivo.

"In Israele non c'è un nuovo governo il giorno dopo il voto", ha avvertito Mekelberg, sottolineando che un esecutivo ad interim manterrebbe poteri sostanziali, compresa la facoltà di autorizzare azioni militari. "Questo rende la situazione più volatile e più pericolosa".

Il voto, il primo in Israele dopo gli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, arriva dopo tre anni di guerra, crescenti divisioni interne e richieste di responsabilità per le falle nella sicurezza che hanno preceduto gli attacchi.

Questo è ampiamente considerato un referendum sul primo ministro più longevo nella storia di Israele, dopo un totale di 19 anni al potere. Ma gli ultimi sondaggi indicano che né la coalizione di governo né il blocco di opposizione guidato dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot sono certi di ottenere i 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset, composta da 120 membri.

Iran e le incertezze dopo il voto

Le elezioni si tengono a una sola settimana di distanza dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, previste il 3 novembre, sullo sfondo di speculazioni secondo cui Washington e Israele potrebbero valutare ulteriori azioni militari contro l'Iran dopo la loro recente campagna militare.

Alla domanda se le ostilità potrebbero riprendere dopo il voto americano, Mekelberg ha suggerito che gli sviluppi politici in entrambi i Paesi potrebbero influenzare i tempi di un eventuale nuovo confronto.

"È anche una settimana dopo le elezioni in Israele, le midterm negli Stati Uniti, e tra questi due appuntamenti si potrà determinare se la guerra con l'Iran riprenderà o meno", ha spiegato il ricercatore.

Mekelberg ha sostenuto che un governo guidato dall'opposizione potrebbe rimettere in discussione il ricorso di Israele alla forza militare nel rapporto con Teheran, e al tempo stesso interrogarsi su quanto gli interessi politici di Netanyahu possano influenzare le decisioni militari future.

"Credo che abbiamo tutto il diritto di nutrire dubbi sulle vere motivazioni di Netanyahu, perché le sue politiche sono strettamente intrecciate con il processo per corruzione e con il mantenimento del potere", ha affermato, "quindi provocare una crisi non è affatto da escludere, anche con l'Iran".

7 ottobre e la richiesta di responsabilità

Le elezioni hanno riacceso anche l'attenzione sulle falle legate agli attacchi del 7 ottobre, che hanno ucciso circa 1.200 persone e portato al sequestro di 251 ostaggi.

A tre anni di distanza, Israele non ha istituito una commissione d'inchiesta indipendente su come i miliziani guidati da Hamas siano riusciti a superare le difese del Paese e a compiere l'assalto.

Il governo Netanyahu si è opposto alla creazione di una commissione tradizionale, i cui membri sarebbero nominati dal presidente della Corte suprema, preferendo un meccanismo alternativo che, secondo i critici, non garantirebbe sufficiente indipendenza.

Per Mekelberg, la questione solleva interrogativi fondamentali sulla responsabilità democratica del Paese.

"L'unica richiesta che accomuna tutta l'opposizione, e sospetto in gran parte anche la coalizione e chi la sostiene, è l'istituzione di una commissione statale d'inchiesta", ha dichiarato a Euronews, "più il governo respinge questa idea, più le persone sospettano che ci sia qualcosa da nascondere".

Un nuovo governo potrebbe cambiare la politica regionale di Israele?

Un cambio di governo potrebbe influire anche sull'approccio di Israele verso Gaza, la Cisgiordania occupata e il vicino Libano.

Mekelberg ha suggerito che un esecutivo guidato dall'opposizione potrebbe collaborare più strettamente con gli sforzi internazionali su Gaza e cercare negoziati con il Libano su accordi di sicurezza.

Molto dipenderà dalla composizione della prossima coalizione, compresa l'eventuale partecipazione dei partiti che rappresentano i cittadini palestinesi di Israele.

Sebbene i partiti di opposizione condividano l'obiettivo di sostituire Netanyahu, restano divisi sulla creazione di uno Stato palestinese e sul futuro dell'occupazione dei territori palestinesi.

"Una soluzione a due Stati non si realizzerà dall'oggi al domani", ha avvertito Mekelberg.

Secondo lui, cambiamenti significativi richiederebbero passi concreti per alleggerire le condizioni dell'occupazione e aprire un percorso verso un accordo negoziato.

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