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"Sì o no a Bibi": le elezioni israeliane trasformate in un referendum su Netanyahu

Manifesto elettorale con Benjamin Netanyahu e il suo principale rivale Gadi Eisenkot, in vista delle elezioni generali in Israele, a Ramat Gan, il 18 ottobre 2026
Manifesto elettorale con Benjamin Netanyahu e il suo principale rivale Gadi Eisenkot, in vista delle elezioni generali in Israele, a Ramat Gan, il 18 ottobre 2026 -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Sasha Vakulina
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Le prossime elezioni legislative in Israele potrebbero ridefinire il futuro politico del Paese, tra forti divisioni sulla leadership di Netanyahu. L’ex portavoce del governo Eylon Levy spiega a Euronews cosa è in gioco e perché una nuova guerra con l’Iran potrebbe essere imminente

Mentre i cittadini di Israele si preparano a votare alle elezioni parlamentari di martedì, le incognite sul futuro politico del primo ministro Benjamin Netanyahu restano al centro della campagna, insieme ai temi della sicurezza nazionale, delle responsabilità per gli attacchi del 7 ottobre 2023 e delle conseguenze di tre anni di guerra.

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L’ex portavoce del governo israeliano Eylon Levy ha dichiarato a Euronews che il dibattito sul mantenimento o meno di Netanyahu al governo è diventato la linea di frattura dominante nella politica israeliana, il che rende la cooperazione tra i partiti sempre più difficile.

"La questione se debba o non debba rimanere primo ministro ha contaminato, congelato, avvelenato la politica israeliana ormai da un decennio", ha dichiarato Levy. "Lo si ami o lo si detesti, è davvero un leader che nasce forse una volta ogni secolo".

Netanyahu, il premier più longevo nella storia di Israele, è al centro di interrogativi sulle responsabilità per le falle nella sicurezza che hanno permesso gli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, mentre il processo penale a suo carico resta un’ulteriore fonte di divisione politica.

Secondo Levy, l’uscita di scena di Netanyahu potrebbe ridisegnare in profondità il panorama politico del Paese: "Il giorno successivo, quando accadrà, credo che potremo assistere a un riallineamento della politica israeliana. Fino ad allora, le linee di battaglia sono tracciate attorno allo slogan 'Bibi sì o Bibi no'".

Un’elezione all’ombra del 7 ottobre

Il voto, il primo in Israele dopo gli attacchi del 2023, arriva mentre crescono le richieste di una commissione d’inchiesta statale sulle falle che hanno consentito a Hamas di portare a termine l’assalto. "Queste elezioni si svolgono all’ombra del massacro del 7 ottobre e questa questione è assolutamente onnipresente", ha aggiunto Levy.

L'ex portavoce ha indicato tre temi centrali: le responsabilità per gli attacchi, il mantenimento del potere di Hamas a Gaza e i costi sociali ed economici della guerra. A suo avviso, l'incognita irrisolta sul futuro del gruppo di combattenti ha alimentato la rabbia dell’opinione pubblica, con i partiti che cercano di mostrarsi più in grado degli altri di garantire una sicurezza duratura per Israele.

Prospettive di una nuova guerra con l’Iran

Oltre alle questioni interne, Levy ha previsto che le ostilità militari con l’Iran potrebbero riprendere dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il 3 novembre: "Penso che una ripresa della guerra sia estremamente probabile dopo il voto di midterm".

Levy ha quindi definito insostenibile l’attuale stallo con Teheran, citando le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’attività militare iraniana nella regione. Ha anche lasciando intendere che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esiterebbe a riprendere le ostilità prima delle elezioni di metà mandato per timore dell’andamento dei prezzi del petrolio.

"Il presidente ha affermato che non vuole tornare alla guerra prima delle elezioni di midterm, chiaramente preoccupato per ciò che potrebbe accadere ai prezzi del petrolio", ha ricordato l'ex portavoce. Secondo il quale, Netanyahu cercherebbe probabilmente un esito più chiaro da un eventuale nuovo confronto armato, che comprenda la rimozione della leadership iraniana.

Per Levy, tuttavia, la prospettiva di cambiamento va oltre la politica di sicurezza regionale di Israele. Dal suo punto di vista, l’uscita di scena di Netanyahu potrebbe permettere ai partiti di collaborare oltre le divisioni che hanno segnato la politica israeliana per anni.

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