Intervenendo all'Assemblea generale dell'ONU, il presidente Erdoğan ha sostenuto che la Turchia è parte indispensabile della sicurezza europea. Il Paese è membro della NATO dal 1952, ma il processo di adesione all'UE è bloccato da quasi dieci anni
"Un’Europa che esclude la Turchia dalla propria architettura di sicurezza non potrà mai essere più forte né più sicura", ha dichiarato martedì il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan all’Assemblea generale dell’ONU a New York, chiedendo per il suo Paese un ruolo più centrale nella sicurezza europea messa alla prova dal deterioramento delle relazioni transatlantiche.
"In quanto parte integrante dell’Europa, il nostro Paese svolge un ruolo significativo nel garantire il benessere e la sicurezza del continente europeo", ha aggiunto Erdoğan ricordando il vertice NATO ospitato da Ankara a luglio come "una manifestazione concreta" dell’impegno della Turchia.
"Stiamo costruendo il nostro futuro con l’Unione europea proprio attraverso questa visione strategica, e ci aspettiamo la stessa visione anche dall’Unione europea".
Erdoğan ribadisce questa posizione almeno dall’aprile 2025, quando al Forum di diplomazia di Antalya aveva affermato che "è emerso ancora una volta con chiarezza che la sicurezza europea è impensabile senza la Turchia".
"La Turchia è pronta ad assumersi la responsabilità della sicurezza europea anche in futuro", aveva detto in quell’occasione.
Il partner indispensabile dell’Europa
Membro della NATO, la Turchia si sta proponendo come partner indispensabile mentre dalla Casa Bianca arriva il messaggio che l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza, anche nel caso dell'Ucraina, dove la guerra totale scatenata dalla Russia prosegue ormai da oltre cinque anni.
Alla guida di un vasto Paese mediterraneo di circa 88 milioni di abitanti, con il secondo esercito della NATO e una consistente industria della difesa nazionale, Erdoğan ha mantenuto rapporti sia con Kiev sia con Mosca per tutta la durata del conflitto, svolgendo il ruolo di mediatore nel Mar Nero.
"Prima di tutto, siamo chiamati a cambiare l’attuale mentalità per cui il diritto internazionale viene applicato in modo diverso ai forti e ai deboli", ha dichiarato nel suo intervento il presidente turco.
"In secondo luogo, ogni volta che gli sforzi internazionali non riescono a risolvere le crisi, dobbiamo valorizzare l’assunzione di responsabilità a livello regionale come strumento efficace per affrontare quei problemi", ha aggiunto dal podio delle Nazioni Unite.
"Come Turchia, ogni volta che abbiamo agito in base a questo principio, come nel caso del Corridoio del grano del Mar Nero, abbiamo ottenuto risultati e contribuito alla sicurezza sia regionale sia globale".
Secondo Erdoğan, cooperazione e diplomazia aperta sono al centro del futuro del mondo.
"La storia ci ha dimostrato più e più volte, attraverso esperienze dolorose, che non ci sono vincitori in un approccio politico fondato sulla sfiducia", ha sottolineato.
Nel suo discorso al Palazzo di Vetro, il presidente turco ha parlato anche del suo rapporto con l’omologo statunitense Donald Trump.
"Credo che le nostre relazioni con gli Stati Uniti fioriranno in ogni campo durante il secondo mandato del presidente Trump, anche grazie al contributo della nostra stretta amicizia personale", ha affermato Erdoğan.
La Turchia ha presentato domanda di adesione all’Unione europea nel 1987, ma il processo è bloccato dal 2018.
Un rapporto del Parlamento europeo pubblicato lo scorso anno ha concluso che il negoziato non può essere rilanciato nelle attuali circostanze, nonostante l’importanza geopolitica della Turchia, citando l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, la repressione delle proteste e il più ampio arretramento democratico.
Erdoğan: riformare il Consiglio di sicurezza
All’ONU Erdoğan ha invocato anche una riforma di fondo dell'organismo, sostenendo che l’attuale struttura non è più adeguata allo scopo.
"Le Nazioni Unite, create 81 anni fa per mantenere la pace e la sicurezza, non riescono più a svolgere questa missione, o meglio, sono state messe nelle condizioni di non riuscirci", ha detto.
"Riconosciamo che un sistema in cui la volontà di oltre 190 Paesi è soggetta ai capricci di cinque Paesi non è né giusto né in grado di instaurare pienamente la fiducia".
Erdoğan ha proposto di abolire il diritto di veto dei cinque membri permanenti – Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia – e di sostituire l’attuale assetto con un consiglio i cui membri siano eletti dall’Assemblea generale per mandati a tempo determinato, senza seggi permanenti.
"Il Consiglio di sicurezza deve assolutamente essere riformato secondo il principio che il mondo è più grande di cinque", ha affermato Erdoğan.
Verso la fine del suo intervento, il presidente turco ha affermato che il suo Paese "non resterà in silenzio di fronte all’ingiustizia e non accetterà mai l’oppressione".
"Guardando all’andamento del mondo di oggi, possiamo vedere che davanti a noi ci sono due strade", ha detto, "o approfondiremo l’incertezza attraverso la paura, il conflitto e l’isolamento, oppure costruiremo insieme il futuro attraverso la giustizia, la solidarietà e una volontà comune".
"Naturalmente, è facile colpire l’oscurità, ciò che è difficile è accendere una candela che possa dissipare quell’oscurità", ha concluso Erdoğan, "a Turchia ha scelto la seconda strada e, si spera, la percorreremo con pazienza", ha concluso.