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Leonardo apre filiale in Ucraina: Italia guarda all'esperienza di guerra di Kiev e testa il Michelangelo Dome

Drone d'attacco a lungo raggio ucraino FP-1 in azione in Ucraina lo scorso 16 agosto
Drone d'attacco a lungo raggio ucraino FP-1 in azione in Ucraina lo scorso 16 agosto Diritti d'autore  AP Photo/Efrem Lukatsky ARCHIVIO
Diritti d'autore AP Photo/Efrem Lukatsky ARCHIVIO
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il
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Il produttore italiano di armi ha avviato Leonardo Ukraine per entrare nella difesa del futuro: sviluppo di droni, dati dal campo per l'IA e possibili test operativi del sistema di difesa aerea Michelangelo. Una cooperazione strategica per l'innovazione tecnologica e militare dell'Europa

Leonardo ha aperto una nuova società a Kiev con l'obiettivo di entrare nella frontiera della guerra dei droni, che è ormai l'Ucraina, e di trarne i vantaggi auspicati per la produzione e la difesa europea.

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Il produttore italiano di armi ha costituito nei mesi scorsi la Leonardo Ukraine, pienamente controllata dal gruppo, secondo il quotidiano Milano Finanza.

A luglio al salone aerospaziale di Farnborough, nel Regno Unito, lo stesso amministratore delegato della società, Lorenzo Mariani, aveva spiegato come l'Ucraina abbia "acquisito durante il conflitto un'esperienza operativa senza eguali" e che dunque si dovrebbero "prevedere anche forme di cooperazione con l'industria ucraina dei droni".

“In Ucraina si è sviluppata una grandissima expertise in quei sistemi che in Europa sarebbero considerati in principio semplici ma che ovviamente semplici non sono da progettare né da produrre su larga scala", spiega a Euronews Elio Calcagno, Senior fellow Difesa e Spazio per l'Istituto Affari Internazionali (IAI).

È un "valore enorme per l'industria europea, anche per i Ministeri della Difesa, quelli che magari cercano di fare panificazione nel procurement e nella programmazione anche a medio-lungo termine”.

Quali sono gli obiettivi di Leonardo in Ucraina: anche test del Michelangelo Dome

La nuova società è iscritta nel registro delle imprese ucraine dallo corso maggio con l'obiettivo dichiarato di fare ricerca e sviluppo in campo scientifico e ingegneristico per sistemi ottici e di navigazione, e figura nella relazione semestrale di fine giugno del gruppo Leonardo con un capitale sociale di poco meno di 100mila euro, ha indicato il Fatto Quotidiano.

Oltre al know-how acquisito da Kiev, è noto da tempo che il produttore italiano, controllato dal Ministero dell'Economia, voglia provare concretamente il suo nuovo sistema di difesa aerea integrata, il Michelangelo Dome, accessorio rispetto alle batterie di Patriot americani o dei SampT europei, per cui si prospetta un giro di affari di una ventina di miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

Il "laboratorio Ucraina" per la guerra del futuro

La guerra seguita all'invasione della Russia ha trasformato l’Ucraina in quattro anni in un enorme esprimento militare, dove la guerra di trincea quasi novecentesca dell'inizio è diventata una sequenza di difesa e attacco basata in buona parte su sistemi senza pilota.

Al punto che l'industria locale è arrivata non solo a produrre droni a costi contenuti ma a farne prodotti di avanguardia, testati progressivamente sul campo e migliorati sulla base dei risultati ottenuti.

"Negli ultimi anni appare evidente e straordinaria dalla prospettiva di Paesi in pace come il nostro - o Francia, Germania, Regno Unito - la capacità degli ucraini di creare un flusso di informazioni continuo fra la prima linea, cioè chi combatte, chi nel caso dei droni utilizza i droni tutti i giorni, e gli ingegneri delle varie aziende", dice Calcagno.

Tra le innovazioni apportate, alcune riguardano la navigazione senza Gps, la resistenza ai disturbi elettronici e il riconoscimento automatico dei bersagli.

A sostenere gli sforzi di difesa è il governo di Kiev, che ha creato un polo statale per l'innovazione, chiamato Brave1, che riunisce circa 2500 aziende specializzate in droni, guerra elettronica e intelligenza artificiale.

Il polo produttivo si avvale inoltre del Brave1 Dataroom, elaborato in collaborazione con l'azienda statunitense Palantir, che mette a disposizione dati visivi e termici raccolti in condizioni reali, utili ad addestrare algoritmi capaci di riconoscere e intercettare le minacce aeree.

Che sia un vantaggio strategico lo hanno già capito la Germania, con alcune sue aziende, e l'Unione europea che, nella chiave del riarmo continentale e degli aiuti militari a Kiev, ha stretto la cooperazione con l'industria ucraina sia a livello di singoli stati membri che di fondi europei.

Secondo il Fatto quotidiano Bruxelles avrebbe messo a disposizione fino a 60 miliardi di euro per le collaborazioni con la difesa di Kiev, che nel frattempo ha pubblicato bandi per la produzione di droni di attacco al lungo raggio, di velivoli di sorveglianza che utilizzino la fibra ottica e un veicolo senza pilota per trasporto merci.

La chiave dei dati dal campo di guerra

Se la sperimentazione di nuovi armi è passata spesso dai simulatori ai campi di guerra, non è un mistero che risulti ancora più importante nell'era dell'intelligenza artificiale. L'acquisizione di dati in tempo reale, come in altri settori, costituisce la vera risorsa per affinare la progettazione di sistemi di difesa e di produrne di più efficaci.

L'incontro in primavera tra il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, e il suo omologo Mykhailo Fedorov, il guru della nuova guerra ibrida di Kiev poi fatto fuori dal presidente ucraino Zelensky, sembrava andare in tal senso.

In questo contesto si inserisce anche la licenza britannica resa nota in occasione del recente viaggio del premier Andy Burnham a Kiev per la produzione in Ucraina del missile da crociera (gittata di 250-500 chilometri) Storm Shadow-Scalp, di cui Regno Unito, Francia e Italia (che assicura di non avere dato il via libera) condividono il controllo.

A produrli è infatti MBDA, società controllata al 37,5% rispettivamente da Bae Systems e Airbus e al 25% da Leonardo. Come i droni anche l'utilizzo di missili in un contesto reale costituisce un vantaggio per i produttori.

"Assolutamente", prosegue il ricercatore di IAI, "per capire, per esempio, la reazione dei sistemi di difesa aerea russi, quanti di questi missili riescono a passare, in che condizioni, in che zone. Quindi queste sono sicuramente tutte informazioni utili per chi progetta questi sistemi" oggi e nel futuro, conclude Calcagno.

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