"È importante sottolineare che non stavano svolgendo un lavoro illegale", ha assicurato Reporter Senza Frontiere. L'ONG chiede la loro immediata liberazione
Sono ormai tre giorni che i giornalisti francesi Gaël Mocaër e Sébastien Perez Pezzani e il loro fixer togolese Fred Vedomey si trovano in detenzione preventiva in Togo, accusati di "false dichiarazioni".
La vicenda ha sollevato l'allarme di Reporter senza frontiere (RSF), che ha reso pubblici i loro nomi e chiede alle autorità di Lomé la loro immediata liberazione.
A preoccupare particolarmente è la situazione di salute di Sébastien Perez Pezzani. Secondo RSF, il giornalista soffrirebbe di una patologia che richiede cure urgenti. "Rischia una setticemia", ha dichiarato Patrice Lucchini, direttore generale di Tony Comiti Production, la società per cui lavorano i due reporter, citando il rapporto di un medico togolese secondo il quale il giornalista non potrebbe essere operato a Lomé.
Anche la famiglia di Perez Pezzani ha lanciato un appello attraverso RSF: "Sebastian è malato e la sua situazione potrebbe peggiorare se non verrà preso in carico". Per l'organizzazione, la detenzione è "ingiustificata e sproporzionata" e la questione sanitaria rende ancora più urgente un intervento delle autorità.
Arrestati mentre filmavano un mercato
La vicenda è iniziata il 27 luglio, quando Mocaër, Perez Pezzani e Vedomey sono stati fermati mentre stavano realizzando delle riprese in un mercato a circa venti chilometri dal confine con il Benin, nella regione di Kara.
In un primo momento erano stati arrestati con l'accusa di spionaggio. Un giudice ne aveva però ordinato il rilascio, non avendo individuato elementi compromettenti nelle immagini realizzate dai tre.
Lo stesso giorno, tuttavia, sono stati nuovamente fermati. Il 4 agosto sono stati trasferiti nella capitale Lomé e il 17 agosto sono stati posti in detenzione e incriminati, secondo quanto riferito dal media togolese L'Alternative.
RSF sostiene che i tre fossero entrati regolarmente nel Paese e che i due giornalisti avessero richiesto un visto di lavoro. Inoltre, sarebbero stati in possesso di un'autorizzazione alle riprese rilasciata dal ministero del Turismo, della Cultura e delle Arti del Togo per il programma documentario Les routes de l’impossible (Le strade dell'impossibile).
"Non stavano svolgendo un lavoro illegale, stavano semplicemente facendo il loro mestiere e raccontando un po' il quotidiano delle popolazioni togolesi", ha sottolineato Sadibou Marong, direttore dell'ufficio per l'Africa subsahariana di RSF. Secondo l'organizzazione, il lavoro dei reporter non aveva "nulla di politico" né di illegale.
L'appello della famiglia: "L'angoscia pesa ogni giorno"
Tony Comiti Production ha difeso a sua volta i due giornalisti, descrivendoli come professionisti esperti e di lunga esperienza.
"Documentano il quotidiano delle popolazioni per una serie magazine che non ha alcuna vocazione politica. Ci limitiamo a raccontare la vita delle persone", ha fatto sapere la società, unendosi alla richiesta di liberazione.
La famiglia dei due reporter ha invece parlato di giorni di crescente preoccupazione: "Gaël e Sebastian sono documentaristi appassionati, profondamente legati al racconto della vita delle popolazioni che incontrano e alla testimonianza delle loro realtà. L'incertezza e l'angoscia pesano ogni giorno".
Il caso riaccende i riflettori sulla libertà di stampa in Togo
La detenzione dei tre francesi arriva in un contesto già difficile per la libertà di stampa in Togo. Dal giugno 2025, le emittenti francesi RFI e France 24 non trasmettono nel Paese, dopo la loro sospensione da parte delle autorità togolesi, che le avevano accusate di diffondere informazioni "inesatte e tendenziose" durante un periodo segnato da contestazioni popolari.
Anche in passato altri giornalisti stranieri hanno avuto problemi con le autorità. Nel 2024 il reporter francese Thomas Dietrich, inviato di Afrique XXI, era stato arrestato mentre seguiva alcune manifestazioni. Condannato a sei mesi di carcere con la condizionale, era stato successivamente accompagnato alla frontiera.
Il caso di Mocaër, Perez Pezzani e Vedomey riporta dunque al centro del dibattito la situazione della stampa nel Paese dell'Africa occidentale, dove il potere resta nelle mani di Faure Gnassingbé, presidente dal 2005 dopo la successione al padre Gnassingbé Eyadéma, che aveva governato il Togo per quasi quattro decenni.
Sul fronte della sicurezza, inoltre, il Paese deve fare i conti con la crescente minaccia jihadista nel nord, dove si registrano incursioni e attacchi provenienti dal vicino Burkina Faso.
Per RSF, però, la priorità adesso è una sola: garantire la liberazione dei tre uomini e assicurare cure mediche immediate a Sébastien Perez Pezzani.