Fincantieri, Leonardo, M-346 e droni: l’Indonesia diventa un mercato strategico per l’industria italiana della difesa e per la presenza nell’Indo-Pacifico
Debutta oggi in Indonesia la ex portaerei italiana Giuseppe Garibaldi. La cessione a titolo gratuito della nave, giunta lo scorso 24 settembre nel porto di Giacarta, apre all'Italia nuove opportunità industriali nelle acque dell'Indo-Pacifico.
L'inaugurazione della Garibaldi, vecchia di oltre 40 anni e ormai inutilizzata dalla Marina italiana, sarebbe dovuto essere uno dei momenti più spettacolari dell'81° anniversario delle Forze armate indonesiane, il 5 ottobre a Giacarta. La ribattezzata KRI Sriwijaya-100 era destinata a partecipare alla grande naval parade insieme alle altre unità della Marina, prima che il programma venisse cancellato da una cerimonia interna più semplice presso il quartier generale della Marina a Cilangkap (Giacarta Est).
Il passaggio di consegne di settembre aveva comunque già segnato una svolta, quando nel porto di Tanjung Priok il Tricolore è stato definitivamente ammainato e sulla nave è stata issata la bandiera indonesiana.
La Garibaldi, costruita da Fincantieri a Monfalcone e consegnata alla Marina Militare nel 1985, è così entrata nella flotta indonesiana come prima portaerei del Paese. Jakarta intende utilizzarla soprattutto come piattaforma mobile per elicotteri, droni, operazioni marittime, assistenza umanitaria e gestione delle emergenze in un arcipelago di oltre 17 mila isole.
Ma dietro il passaggio della nave c'è molto più di una vecchia portaerei che cambia bandiera. La Garibaldi è diventata il simbolo di un rapporto che, negli ultimi anni, si è spostato dalla cooperazione militare alla cooperazione industriale nel settore della difesa. E per l'Italia significa cercare uno spazio in uno dei mercati strategicamente più importanti dell'Indo-Pacifico.
Una nave ceduta gratis che apre un mercato
La parola “regalo” va maneggiata con cautela. La cessione è stata effettivamente a titolo gratuito, con un valore residuo della nave stimato in poco più di 54 milioni di euro. Ma per Roma la scelta aveva anche una precisa logica economica: mantenere la Garibaldi costava circa 5 milioni di euro l'anno, mentre una sua eventuale demolizione avrebbe comportato costi stimati in circa 18,7 milioni di euro e procedure di almeno 24 mesi.
La cifra di 450 milioni di dollari circolata durante la fiera Indodefence non corrisponde al prezzo della Garibaldi. Si trattava del tetto del finanziamento estero autorizzato dall'Indonesia per l'intero programma. La nave è stata infatti ceduta dall'Italia gratuitamente, mentre le risorse indonesiane servono a finanziare refitting, manutenzione e riconversione della portaerei, affidati a Fincantieri e ad altre aziende della difesa.
Per l'Italia, quindi, non c'è un incasso diretto dalla cessione dello scafo, ma un ritorno industriale attraverso i contratti per l'ammodernamento della nave, oltre al risparmio sui costi che sarebbero stati necessari per la sua demolizione e gestione.
Rafforzare il dialogo e il business
La documentazione parlamentare italiana indica inoltre esplicitamente la cessione come uno strumento per rafforzare il dialogo militare, l'interoperabilità e, soprattutto, la penetrazione industriale italiana nel settore della difesa indonesiano. L'Indonesia aveva già espresso interesse per l'acquisizione di unità navali italiane dismesse e il rapporto industriale tra i due Paesi era già in fase di sviluppo.
Il primo risultato concreto è arrivato con Fincantieri. Nel marzo 2024 il gruppo italiano ha firmato con il ministero della Difesa indonesiano un contratto da 1,18 miliardi di euro per due PPA, i pattugliatori polivalenti d'altura originariamente destinati alla Marina italiana. Le due navi sono diventate le KRI Brawijaya-320 e Prabu Siliwangi-321.
La collaborazione non si è fermata alle navi già costruite.
Il 28 settembre, appena pochi giorni dopo la cerimonia di acquisizione della Garibaldi, Fincantieri e la società cantieristica statale PT PAL Indonesia hanno firmato un memorandum per l'ammodernamento della KRI Sriwijaya. L'accordo prevede di mettere insieme il know-how del costruttore originale italiano e le capacità indonesiane di manutenzione, integrazione dei sistemi e supporto. E soprattutto apre alla partecipazione di altre aziende e partner tecnologici dei due Paesi.
È una situazione win-win. come spiega Alessandro Marrone, responsabile del programma "Difesa, sicurezza e spazio" dell'Istituto Affari Internazionali (IAI): "L'Indonesia guadagna capacità militari che per il contesto del Sud-Est asiatico sono all'avanguardia, le industrie italiane del settore lavorano di più con i partner indonesiani su una prospettiva pluriannale. Questo - aggiunge Marrone - può poi portare a un ulteriore apprezzamento delle capacità italiane, sia militari, sia tecnologiche e industriali da parte di altri Paesi dell'area con cui già ci sono cooperazioni: penso alla Malesia, all'Australia, al Giappone. O con cui potrebbero esserci".
E ora entra in scena Leonardo
La partita non riguarda soltanto la cantieristica navale.
Nel febbraio 2026 Leonardo aveva firmato con il ministero della Difesa indonesiano e PT ESystem Solutions una lettera d'intenti per la fornitura e il supporto dell'M-346F Block 20, destinato sia alle esigenze operative sia all'addestramento dell'Aeronautica indonesiana. Il progetto comprende anche servizi locali di manutenzione, revisione, supporto e formazione.
A luglio l'intesa è diventata un contratto per 12 M-346F Block 20, con un valore indicato da Leonardo vicino al miliardo di euro e consegne previste dal 2030. Nello stesso contesto è stata firmata una lettera d'intenti per una possibile fornitura di elicotteri AW149 alla Marina indonesiana, ancora una volta con l'obiettivo di sviluppare capacità locali di manutenzione, assistenza e addestramento.
La Garibaldi e la corsa ai droni
Sul ponte della ex portaerei italiana si incrocia anche un'altra trasformazione della guerra contemporanea: la corsa ai droni imbarcati. E qui la storia della Garibaldi si lega direttamente alla strategia industriale italiana.
L'Indonesia ha stretto con la turca Baykar un accordo per i sistemi senza pilota, con una fornitura prevista di 60 Bayraktar TB3 e 9 Akinci, mentre la cooperazione con la società indonesiana Republikorp punta anche alla produzione e all'assemblaggio locale. Il TB3 è particolarmente adatto a una piattaforma come la Garibaldi: ha ali ripiegabili, può decollare e atterrare autonomamente da portaerei dotate di piste corte e può svolgere missioni di sorveglianza, ricognizione e attacco.
Ma il TB3 non è soltanto una storia turca. Leonardo e Baykar hanno creato nel 2025 LBA Systems, una joint venture paritetica con sede in Italia, pensata per progettare, sviluppare, produrre e mantenere sistemi aerei senza pilota. Leonardo porta nella partnership le proprie competenze nei sistemi di missione, nei sensori, nei payload e nella certificazione aeronautica europea.
E c'è un ulteriore elemento che rende il collegamento con la Garibaldi particolarmente significativo. La Marina Militare italiana ha annunciato l'acquisizione dei TB3 per la portaerei Cavour, attraverso Leonardo, facendo dell'Italia il primo operatore europeo del sistema. I droni saranno destinati a operare dal ponte della Cavour per missioni di sorveglianza e, potenzialmente, di combattimento.
L'Indonesia non sceglie un solo campo
Qui entra in gioco la geopolitica.
L'Indonesia di Prabowo Subianto sta rafforzando le proprie capacità militari senza abbandonare la tradizionale politica di autonomia strategica. Il presidente ha ribadito pubblicamente la neutralità di Giacarta e la volontà di non entrare in blocchi o alleanze militari.
È una posizione particolarmente rilevante in una regione nella quale la competizione tra Stati Uniti e Cina sta modificando gli equilibri di sicurezza.
Giacarta mantiene rapporti economici molto stretti con Pechino, ma contemporaneamente diversifica i propri fornitori militari. Acquista o valuta sistemi da Paesi occidentali, dalla Turchia, dall'India e da altri partner asiatici. Nel luglio 2026, per esempio, India e Indonesia hanno annunciato accordi nel settore della difesa, compresa la fornitura di missili BrahMos e Astra.
Analisi del Chatham House e dell'Australian Strategic Policy Institute sottolineano proprio la persistenza della dottrina indonesiana di non allineamento e autonomia strategica, anche mentre aumenta la competizione tra Washington e Pechino.
Perché l'Indonesia conta nell'Indo-Pacifico
Il peso di Giacarta è innanzitutto geografico e demografico. L'Indonesia è il più grande Stato-arcipelago del mondo, con oltre 286 milioni di abitanti, ed è una delle principali potenze del Sud-Est asiatico. Le sue Forze armate contano circa 395 mila effettivi, secondo la documentazione parlamentare italiana.
Ma il punto decisivo è la posizione.
L'Indonesia si trova al centro delle rotte che collegano l'Oceano Indiano al Pacifico e controlla alcuni dei principali passaggi marittimi della regione. Per un'Europa fortemente dipendente dalle catene globali di approvvigionamento, la sicurezza dell'Indo-Pacifico non è quindi una questione lontana.
"Su dieci tra i più grandi porti per container nel mondo, dieci si trovano nell'Indo-Pacifico e zero nell'Atlantico: l'Indo-Pacifico batte l'Atlantico 10 a 0", osserva Francesco Maria Talò, diplomatico di lunga esperienza, inviato speciale dell'Italia per il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) e consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto.
Se parliamo ad esempio di Bab el-Mandeb (lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l'Oceano Indiano, ndr), questo è sostanzialmente la porta tra l'Indo-Pacifico e il Mediterraneo. Per noi è cruciale continuare ad avere rapporti, e anzi averne sempre di più, con quella regione che comprende Paesi enormi e in crescita come l'Indonesia e tutto il Sud-Est asiatico, oltre all'India, che tra i grandi Paesi è quello che cresce a ritmi più sostenuti".
Il ragionamento di Talò tocca direttamente la posizione italiana: «Altrimenti il Mediterraneo diventa un lago e l'Italia si ritrova veramente nei guai".
Da qui, secondo Talò, anche la necessità di una presenza che non sia soltanto economica: "La regione va presidiata anche militarmente, attraverso accordi e coltivando relazioni con Paesi che possono essere a noi vicini e che stanno crescendo. L'Indonesia è un esempio, ma ce ne sono altri: l'area del Golfo, ovviamente, è anch'essa molto importante, non solo per l'energia che produce ma anche per il dinamismo dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo".
Lo stesso governo italiano considera la regione strategica per rotte marittime, approvvigionamenti energetici, commercio e tecnologie essenziali. Nel 2026 il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato che l'Italia intende mantenere una presenza nella regione orientata alla cooperazione, alla sicurezza marittima e al dialogo con i partner, in equilibrio con le priorità euro-atlantiche.
È la logica del cosiddetto Mediterraneo allargato, che per Roma tende ormai a trasformarsi in un collegamento continuo fra Mediterraneo, Oceano Indiano e Pacifico.
E proprio questa continuità geografica e strategica è sottolineata anche da Giulio Terzi di Sant'Agata, diplomatico, senatore di Fratelli d'Italia e presidente del Partito Radicale Transnazionale: "Noi vediamo l'Indo-Pacifico come una grande area geopolitica in assoluta continuità con il Mediterraneo. Ormai non si parla più soltanto di Indo-Pacifico e Mediterraneo, ma di un'entità unica".
L'Italia prova a ritagliarsi un ruolo
La Garibaldi non è quindi un episodio isolato.
La Marina Militare italiana ha già utilizzato la portaerei Cavour come strumento di proiezione nell'Indo-Pacifico. La campagna ha coinvolto quasi mille persone, oltre 30 mila miglia nautiche percorse e più di mille ore di volo degli aeromobili imbarcati.
La presenza navale serve a rafforzare interoperabilità e rapporti militari, ma anche a creare occasioni per il cosiddetto Sistema Paese. Le campagne delle navi italiane nella regione sono state infatti utilizzate per accompagnare relazioni diplomatiche e industriali.
L'Indonesia rappresenta in questo senso un interlocutore particolarmente interessante. Il ministero degli Esteri italiano la considera uno dei partner economici asiatici con maggiore potenziale di crescita e nel 2026 ha indicato Giacarta come una delle priorità della propria “diplomazia della crescita”.