Con la scadenza dei tagli fiscali e il ritardo del decreto sulle accise mobili, il costo del gasolio torna a salire. Il settore dell'autotrasporto lancia l'allarme ventilando uno sciopero, mentre il governo convoca i gruppi petroliferi che hanno attivato i primi prezzi calmierati
Il gasolio ritorna a costare €0,61 al litro in più da martedi dopo la scadenza a mezzanotte dell'ultimo sconto fiscale sui carburanti. Senza la pubblicazione del decreto ministeriale atteso in Gazzetta Ufficiale, il preannunciato meccanismo delle "accise mobili" resta al palo.
Il pieno alla pompa costa ufficialmente di più, segnando la scomparsa totale dei tagli fiscali sui carburanti per la prima volta dallo scorso marzo, quando fu approvato il primo decreto a seguito dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante le rassicurazioni dei giorni scorsi sull'attivazione delle accise mobili, il provvedimento a doppia firma del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero dell'Economia e delle Finanze non è arrivato in tempo.
Le accise mobili sono uno strumento pensato per riutilizzare l'extragettito IVA derivante dai rincari del greggio del mese precedente. Rispetto agli sconti finanziati con fondi pubblici, questo sitema non va ad aumentare il deficit, ma permette una riduzione inferiore dei prezzi.
L'aliquota di accisa sul gasolio torna, così, ai livelli ordinari. Si tratta dell'atto finale di un ridimensionamento iniziato lo scorso 26 settembre quando, lo sconto originario di €0,122 centesimi era stato già dimezzato.
Sul tavolo dell'esecutivo resta irrisolto anche il nodo delle misure mirate per i ceti meno abbienti e gli autotrasportatori, sulle quali non è stato finora trovato un accordo politico.
Palazzo Chigi aveva annunciato di voler abbandonare i tagli generalizzati sui carburanti, che agevolano le persone più ricche che consumano di più, in favore di misure mirate per le categorie più esposte ai rincari.
L'allarme dell'autotrasporto
La fine delle agevolazioni ha fatto scattare la reazione del settore della logistica. Assotir ha lanciato un "grido d'aiuto", evidenziando la drammaticità della situazione per le imprese.
"L'autotrasporto sta vivendo un momento drammatico e se non si fermerà per protesta, si fermerà per il costo del gasolio", ha dichiarato la presidente di Assotir, Anna Vita Manigrasso.
Il segretario generale dell'associazione, Claudio Donati, non ha escluso la proclamazione dello sciopero di categoria.
"È un'arma definitiva perché significa fermare il Paese. Vorremmo evitarlo, ma in assenza di risposte il governo dovrà fare i conti con noi", ha affermato.
La risposta del governo e dei privati
Per tentare di contenere gli effetti dello scenario internazionale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro del Mase, Gilberto Pichetto, hanno convocato per giovedì a Palazzo Piacentini i principali operatori della raffinazione, tra cui Eni, IP, Q8, Saras e Isab, per valutare un aumento della produzione interna.
Parallelamente, il settore privato ha mosso le prime pedine. Eni ha introdotto dal 28 settembre un tetto massimo ai prezzi, di €2,19 al litro per il gasolio e €1,99 per la benzina, per 30 giorni sulla rete Enilive.
Iniziative analoghe di calmiere o sconti modulari sono state avviate anche da IP e Q8, coprendo complessivamente oltre 11mila stazioni di servizio, più della metà della rete nazionale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per la risposta dei gruppi petroliferi e ha ringraziato "tutti quelli che fanno uno sforzo in un momento di difficoltà".
Il quadro generale rimane incerto, appesantito dai timori espressi da Bruxelles per un "inverno difficile" legato al costo dell'energia, che spingono l'Unione europea a valutare il rinvio al 2028 delle norme anti-fuga di metano sulle importazioni energetiche.