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Il petrolio rimbalza, borse mondiali contrastate dopo il rally di Wall Street

ARCHIVIO - Specialist John Mcnierney lavora al parterre della Borsa di New York, giovedì 30 luglio 2026, a New York
ARCHIVIO - Lo specialista John Mcnierney lavora sul parquet della Borsa di New York, giovedì 30 luglio 2026, a New York Diritti d'autore  AP Photo
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Di Angela Barnes
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le borse europee hanno aperto in lieve rialzo martedì mattina, mentre i listini dell’area Asia-Pacifico sono stati contrastati dopo il rally di Wall Street, sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio.

Oltre alle trimestrali attese questa settimana, gli investitori stanno ancora valutando l’impatto dell’intervento congiunto USA-Giappone sul mercato valutario della scorsa settimana, hanno affermato gli analisti.

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L’indice di riferimento giapponese Nikkei 225 ha ceduto lo 0,3% a 63.585,58 punti, mentre il dollaro USA è salito leggermente a 157,51 yen dai 157,18 yen. L’euro valeva 1,1511 dollari, poco sotto 1,1514. Il dollaro era scambiato intorno ai 160 yen prima che le autorità intervenissero per sostenere la valuta giapponese, scesa ai minimi degli ultimi quasi 40 anni.

Alcuni analisti sottolineano che l’efficacia di questo tipo di intervento resta incerta, perché non affronta le cause economiche di fondo alla base delle oscillazioni dei cambi, tra cui inflazione, tassi di interesse e diversa forza delle economie.

"Un’operazione sostenuta dagli Stati Uniti ha un valore di segnale molto più forte rispetto a un intervento di Tokyo da sola e l’impegno a intervenire ancora indurrà gli speculatori a più cautela. Ma qualsiasi contributo USA sarà probabilmente limitato nell’entità", si legge in un rapporto di BMI, una divisione di Fitch Solutions.

Matthew Ryan, responsabile della strategia di mercato presso il gruppo globale di servizi finanziari Ebury, ha osservato che il nuovo intervento potrebbe avere un certo impatto perché sembra indicare un reale cambiamento di politica monetaria, e non soltanto una mossa difensiva una tantum.

"Si tratta di uno sviluppo storico e significativo per lo yen, che rafforza in modo concreto la fiducia nella nostra previsione moderatamente rialzista sulla valuta", ha dichiarato.

Borse contrastate

Le borse europee hanno aperto in lieve rialzo martedì mattina, con il CAC 40 francese, il Dax tedesco e il FTSE 100 britannico tutti in territorio positivo.

Nelle contrattazioni dell’area Asia-Pacifico, il Kospi sudcoreano è sceso dell’1,3% a 6.174,72 punti. L’S&P/ASX 200 australiano è salito dell’1,2% a 9.129,00. L’Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,5% a 25.881,99, mentre il Composite di Shanghai è avanzato dello 0,2% a 3.802,61.

I mercati restano nervosi per l’andamento altalenante dei titoli delle società che producono semiconduttori. Da settimane oscillano bruscamente, complici i timori sulla sostenibilità dei forti aumenti di ricavi legati al boom dell’intelligenza artificiale.

Il Dow tocca un nuovo massimo storico

A Wall Street, i listini sono risaliti lunedì dopo che il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori per l’inflazione. L’S&P 500 è balzato dell’1,5% ed è ora solo lo 0,1% sotto il record toccato all’inizio dell’estate.

Il Dow Jones Industrial Average, che misura una porzione più ristretta del mercato azionario statunitense, è salito di 693 punti, pari all’1,3%, mettendo a segno un nuovo massimo storico, mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato il 2,1%.

I prezzi del petrolio rimbalzano

Nelle contrattazioni energetiche in Asia, nelle prime ore di martedì, il greggio WTI statunitense di riferimento è salito di 84 centesimi a 81,18 dollari al barile. Il Brent, benchmark internazionale, è avanzato di 1,15 dollari a 84,92 dollari al barile.

Il giorno prima i prezzi del petrolio erano scesi di oltre il 5% dopo che, nel fine settimana, il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato di aver deciso di rinviare nuovi attacchi contro l’Iran su pressione degli alleati della regione.

Lo scorso mese il prezzo del Brent ha oscillato bruscamente tra 72 e 102 dollari, seguendo l’altalena dei timori per la guerra in Iran e per il momento in cui le petroliere potranno tornare a uscire liberamente dal Golfo Persico per consegnare greggio ai clienti di tutto il mondo.

Il rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni è sceso al 4,68% dal 4,75% di fine seduta di venerdì. Resta comunque ben al di sopra del 3,97% registrato prima dello scoppio della guerra con l’Iran.

Risorse addizionali per questo articolo • AP

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