A 80 anni il leader di sinistra sfida il liberale Flávio Bolsonaro in un voto polarizzato tra lulismo e bolsonarismo: un déjà-vu dopo il voto del 2022. Intanto i sondaggi danno Lula in vantaggio
A 80 anni, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si candida ancora una volta alla guida del Brasile, presentandosi come il difensore della "sovranità" del Paese in un momento in cui le pressioni dell'amministrazione Trump gettano un'ombra sulla campagna elettorale.
Lula resta uno dei più influenti leader della sinistra latinoamericana ancora al potere, in una regione dove l'estrema destra ha guadagnato terreno a ogni tornata elettorale.
Per l'ex sindacalista si tratta della corsa a un quarto mandato, in un'elezione che richiama il clima delle precedenti consultazioni in un Paese profondamente polarizzato, dove nel 2022 il candidato della sinistra aveva affrontato il leader dell'estrema destra Jair Bolsonaro.
Questa volta, però, il principale sfidante di Lula è Flávio Bolsonaro, figlio maggiore dell'ex presidente. Il senatore 45enne ha assunto il ruolo di candidato dopo che il padre è stato condannato a 27 anni di carcere per il tentato colpo di Stato volto a impedire l'insediamento di Lula nel 2023.
Sebbene la campagna ruoti attorno alla figura di Lula, il suo Partito dei Lavoratori (PT) si presenta in coalizione con altre sei forze politiche, replicando l'alleanza vincente del 2022 con il socialista Geraldo Alckmin, candidato vicepresidente.
Il Partito Liberale di Flávio Bolsonaro, invece, non ha ancora annunciato alleanze ufficiali, fatta eccezione per il sostegno esterno del presidente argentino Javier Milei e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Michelle Bolsonaro candidata al Senato
Nel frattempo, nonostante i recenti contrasti con il figliastro Flávio Bolsonaro, il Partito Liberale ha designato l'ex first lady Michelle Bolsonaro come candidata al Senato.
Con Jair Bolsonaro agli arresti domiciliari, Michelle e Flávio sono impegnati in una competizione interna per la leadership del vasto fronte conservatore brasiliano.
L'ombra di Trump sulla campagna
La famiglia Bolsonaro continua a ricevere il sostegno del presidente statunitense Donald Trump, che porta avanti la sua strategia di influenza internazionale, definita "dottrina Donroe". Lula ha reagito criticando le ingerenze straniere: "In Brasile non accettiamo che qualcuno interferisca dove non è stato invitato".
A luglio gli Stati Uniti hanno imposto dazi sui prodotti brasiliani, accusando Brasilia di pratiche commerciali scorrette, accuse respinte dal governo brasiliano. Già nel 2025, su impulso di un altro figlio di Jair Bolsonaro, la Casa Bianca aveva aumentato i dazi come ritorsione dopo la condanna dell'ex presidente. Quelle misure furono poi revocate grazie agli sforzi diplomatici di Brasilia.
Di fronte alla minaccia di una nuova guerra commerciale, Lula ha fatto della difesa della sovranità nazionale uno dei pilastri della sua presidenza e punta a ricordare agli elettori i suoi oltre quarant'anni di carriera politica.
Lula è in vantaggio nei sondaggi per le presidenziali 2026
La corsa alla presidenza si preannuncia molto equilibrata.
L'ultimo sondaggio dell'istituto Datafolha assegna a Lula il 48 per cento delle intenzioni di voto contro il 43 per cento di Flávio Bolsonaro.
Nel 2022 Lula aveva sconfitto Jair Bolsonaro con uno scarto minimo, tornando al potere dopo due precedenti mandati (2003-2010), un periodo trascorso in carcere per accuse di corruzione successivamente archiviate e una spettacolare rimonta politica.
Sebbene il governo registri una crescita economica solida e livelli record di occupazione, molte famiglie lamentano l'aumento del costo della vita mentre il deficit di bilancio continua a crescere. Inoltre, il presidente appare in difficoltà sul tema della sicurezza, considerata la principale preoccupazione dei brasiliani: decine di milioni di persone vivono infatti in quartieri poveri controllati dalla criminalità organizzata.
A complicare ulteriormente la campagna pesano anche accuse di corruzione che coinvolgono entrambi gli schieramenti.
Flávio Bolsonaro è indagato per aver chiesto fondi a un banchiere, a sua volta accusato di una grave frode finanziaria, per finanziare un film dedicato al padre.
Questa settimana, inoltre, è stata aperta un'inchiesta su uno dei figli di Lula, Luiz Cláudio, soprannominato "Lulinha", sospettato di corruzione e traffico di influenze.
Fondato nel 1980 da Luiz Inácio Lula da Silva, il Partito dei Lavoratori tiene questa domenica a San Paolo la sua convention nazionale, che culminerà con il lancio ufficiale della candidatura di Lula alla rielezione.
L'estrema destra avanza in Colombia e Perù
Gli ultimi esempi della crescita delle forze conservatrici in America Latina arrivano da Colombia e Perù.
La scorsa settimana il Perù è tornato a destra con l'elezione di Keiko Fujimori, segnando il ritorno del fujimorismo al potere 26 anni dopo la fine della presidenza del padre Alberto Fujimori.
Un mese prima, a giugno, Abelardo de La Espriella ha conquistato la presidenza della Colombia per l'ultradestra. Prima ancora del suo insediamento, previsto per il 7 agosto, il presidente eletto ha promesso di interrompere le relazioni diplomatiche con Cuba e Nicaragua, chiudere 15 consolati e 14 ambasciate e aprire un nuovo consolato colombiano a Gerusalemme.
Attualmente il subcontinente conta sette governi di destra (Argentina, Paraguay, Ecuador, Bolivia, Cile, Colombia e Perù) e cinque governi di sinistra (Brasile, Venezuela, Guyana, Suriname e Uruguay).