Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič sarà a Pechino l’8 e 9 ottobre per ottenere rassicurazioni dalla Cina sul contenimento delle esportazioni verso l’UE e sul prolungamento della tregua sulle terre rare
Giovedì la Commissione europea ha intensificato la pressione sulla Cina, chiedendo risultati concreti nei rapporti con Pechino dopo una videochiamata di un'ora tra il commissario al Commercio Maroš Šefčovič e il suo omologo cinese Wang Wentao.
L'esecutivo Ue spera di ottenere impegni da Pechino per riequilibrare il rapporto commerciale, mentre il disavanzo dell'Unione negli scambi con la Cina cresce di un miliardo di euro al giorno.
Ma Pechino punta a consolidare l'accesso al mercato europeo da 450 milioni di consumatori e respinge le pressioni europee per ridurre le proprie esportazioni.
Šefčovič e Wentao discutono dell'esportazione di terre rare e dell'accesso ai rispettivi mercati
La Commissione, in un comunicato diffuso dopo la telefonata, ha affermato: "Pur restando una priorità un dialogo autentico, è altrettanto importante che alla seconda sessione del Consiglio per il commercio e gli investimenti, a ottobre a Pechino, si registrino primi risultati concreti, che il commissario co-presiederà: un segnale che stiamo passando dalla retorica ai risultati".
Nel medesimo comunicato ha aggiunto: "Questo risultato deve essere credibile".
Il Consiglio Ue-Cina per il commercio e gli investimenti è stato istituito a giugno come foro di dialogo tra le due parti, con la Commissione che ha fissato a ottobre la scadenza per ottenere risultati tangibili.
Nel corso della telefonata di giovedì, Šefčovič e Wentao hanno discusso l'accesso ai rispettivi mercati e i controlli all'export cinesi sulle terre rare.
La Cina detiene quasi il monopolio della produzione e della lavorazione di questi materiali strategici, essenziali per le tecnologie verdi, l'industria della difesa e il settore automobilistico europei. Ciò conferisce a Pechino un notevole potere negoziale.
L'Ue chiede garanzie che la Cina non sospenderà di nuovo le esportazioni di terre rare, a un anno dal blocco imposto nel pieno della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Ottenere le necessarie licenze di esportazione è cruciale per le imprese europee.
Von der Leyen: Ue pronta a usare tutti i suoi strumenti per riequilibrare rapporti commerciali con Cina
Le prossime settimane saranno decisive per i negoziati. Funzionari Ue dovrebbero recarsi nuovamente in Cina per discussioni tecniche, prima del viaggio dello stesso Šefčovič a Pechino l'8 e 9 ottobre.
Nel suo discorso sullo stato dell'Unione di mercoledì agli eurodeputati, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha a sua volta sollecitato risultati concreti nei colloqui tra Ue e Cina.
La presidente della Commissione europea ha dichiarato che "le parole vanno bene. Ma i fatti sono meglio", chiarendo che l'Ue è pronta a usare tutti i suoi strumenti di difesa commerciale per riequilibrare il rapporto commerciale.
Il dossier Cina dovrebbe occupare un posto di rilievo anche nell'agenda del vertice dei leader Ue di ottobre. I capi di Stato e di governo hanno incaricato la Commissione di ottenere risultati tangibili dal dialogo con Pechino.
Intervistato da Euronews, Šefčovič ha inoltre precisato: "In assenza di un 'risultato concreto' da presentare ai leader europei, l'interesse politico sarebbe quello di cercare la soluzione attraverso altri strumenti".
L'Ue dispone di diversi strumenti di difesa commerciale, tra cui dazi antidumping e tariffe contro le sovvenzioni sleali. È inoltre in preparazione uno strumento per la diversificazione, destinato a ridurre la dipendenza delle imprese europee dai minerali critici cinesi per le tecnologie strategiche, aiutandole a diversificare le fonti di approvvigionamento.
Una mossa che arriverebbe mentre i rapporti tra Pechino e Bruxelles restano tesi, dopo che la Commissione ha presentato diverse proposte legislative volte a proteggere il mercato unico. Una di queste introdurrebbe una preferenza europea per i prodotti fabbricati in Europa, spingendo la Cina a minacciare contromisure.
L'estate scorsa la Cina ha inoltre invitato le proprie aziende a smettere di collaborare con la Commissione nelle indagini antitrust, dopo che a maggio l'esecutivo Ue aveva aperto un'inchiesta sul colosso dell'e-commerce JD.com per sospette sovvenzioni.