A due funzionari del Dipartimento di Stato Usa sono stati negati i visti per un possibile "rischio di sfruttamento politico" a pochi mesi dal voto. Alle elezioni di ottobre si presenterà anche Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente condannato e alleato di Trump
Il ministero degli Esteri brasiliano ha annunciato sabato di aver negato il visto a due funzionari del Dipartimento di Stato Usa in viaggio verso il Paese la prossima settimana.
La notizia è diventata pubblica dopo un articolo del Washington Post pubblicato sabato, in cui il ministero affermava che il segretario di Stato aggiunto Riley M. Barnes e il sottosegretario aggiunto Samuel Samson intendevano gettare ombre sulle prossime elezioni di ottobre in Brasile.
Un portavoce del ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato ad AP, senza rivelare il motivo della decisione, che Barnes e Samson hanno chiesto i visti il 20 luglio. La richiesta è stata respinta venerdì, prima dell'articolo del Washington Post. Tuttavia, una fonte che ha chiesto di rimanere anonima, ha rivelato ad AFP che dietro la decisione ci sarebbe un "rischio di sfruttamento politico".
La stessa fonte ha spiegato che la richiesta degli Stati Uniti è stata presentata il 20 luglio. I due funzionari intendevano recarsi in Brasile per discutere con le autorità del Paese questioni di "libertà di espressione legate alle elezioni".
La richiesta di visto è stata presentata lo stesso giorno in cui il nuovo candidato alla presidenza Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair, ha tenuto una riunione privata con diplomatici stranieri. Durante l'incontro avrebbe messo in dubbio l'affidabilità del sistema di voto elettronico del Brasile. "Ha attirato l'attenzione dei presenti", ha aggiunto la fonte.
L'amministrazione Trump voleva inviare i due diplomatici permettere in discussione l'integrità del sistema elettorale brasiliano.
Sempre secondo l'articolo del WP, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato che Barnes e Samson prevedevano di recarsi a Brasilia tra il 27 e il 30 luglio per incontrare funzionari governativi, leader religiosi e altre personalità. L'obiettivo era discutere di "integrità elettorale", libertà religiosa e libertà di espressione, e il Dipartimento ha definito la visita "di routine".
"Qualsiasi insinuazione che si tratti di una 'manovra' per minare le elezioni di un Paese democratico è una menzogna infondata", ha dichiarato il portavoce. "Si tratta di una visita di routine", ha sottolineato ad AP.
Flávio Bolsonaro e il fratello, Eduardo, hanno incontrato funzionari statunitensi a Washington, compreso il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla fine di maggio. Poco dopo, l'amministrazione Trump ha imposto un aumento fino al 37,5 per cento sui dazi su migliaia di esportazioni brasiliane, entrato in vigore venerdì 25 luglio.
Il governo degli Stati Uniti sostiene che il Paese sudamericano pratichi concorrenza sleale e che non riesca a impedire pratiche di lavoro forzato. Il governo di Lula respinge entrambe le accuse, che definisce un tentativo di influenzare le elezioni a favore di Bolsonaro.
L'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro alimenta da anni le preoccupazioni sul sistema di voto elettronico del Paese, senza presentare alcuna prova a sostegno delle sue accuse.
Attualmente Jair Bolsonaro sta scontando una condanna a 27 anni di carcere, in regime domiciliare, per tentativo di colpo di Stato. Da tempo insiste sul fatto che le macchine usate per il voto, utilizzate da 25 anni, siano soggette a frodi.