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Un cavallo di Troia: il piano Ue indebolito che rallenta il taglio delle emissioni

Energia rinnovabile e da combustibili fossili: aerogeneratori davanti a una centrale a carbone vicino a Jackerath, Germania, venerdì 7 dicembre 2018.
Pale eoliche davanti a una centrale a carbone vicino a Jackerath, in Germania, venerdì 7 dicembre 2018: energia rinnovabile e fossile fianco a fianco. Diritti d'autore  AP
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Di Liam Gilliver
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le riforme proposte al sistema di scambio delle emissioni (ETS) sono state definite un "regalo agli inquinatori".

L'Unione europea ha presentato una controversa revisione della sua principale politica climatica, che potrebbe rallentare la riduzione delle emissioni di gas serra.

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Dal suo lancio nel 2005, il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell'UE ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate. Queste risorse sono state investite in innovazione, nella decarbonizzazione dell'industria e nella modernizzazione del sistema energetico europeo. Ha inoltre aiutato l'Europa a tagliare del 50 per cento le emissioni nei settori che copre.

Tuttavia, la scorsa settimana (17 luglio) la Commissione ha sostenuto che il "contesto geopolitico ed economico" è cambiato, mettendo l'industria europea sotto "maggiore pressione". Di conseguenza ha proposto di allentare le regole, concedendo alle imprese più tempo per ridurre le proprie emissioni di carbonio.

Come funziona l'ETS?

L'ETS obbliga le industrie e le centrali elettriche europee ad acquistare un permesso, o quota, per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa, in modo da incentivare il passaggio a tecnologie più pulite.

Le aziende possono acquistare permessi aggiuntivi o scambiarli. Alcune imprese ricevono quote gratuite per aiutarle a competere con le società estere che non devono sostenere i cosiddetti "costi del carbonio".

L'ETS limita il numero di permessi che possono essere acquistati o assegnati ogni anno, per garantire che le emissioni continuino a diminuire.

Tuttavia, nell'ambito delle nuove proposte, l'UE ha raccomandato di mantenere le quote gratuite fino al 2038. In base alle vecchie regole, avrebbero dovuto essere eliminate nel 2034 e sostituite da un dazio sul carbonio alle frontiere sulle importazioni.

L'UE ha inoltre annunciato che offrirà l'80 per cento delle quote gratuite in anticipo alle aziende che prevedono investimenti nella decarbonizzazione. Il restante 20 per cento sarà assegnato solo dopo che tali investimenti saranno stati effettivamente realizzati.

«L'ETS dell'UE ha dimostrato che il prezzo del carbonio funziona», afferma Wopke Hoekstra, commissario per Clima, Zero emissioni nette e Crescita pulita.

«Ha ridotto le emissioni, rafforzato la sicurezza energetica dell'Europa e mobilitato investimenti in tutta la nostra economia. La proposta di revisione dell'ETS riunisce tre obiettivi chiave: azione per il clima, competitività e indipendenza.»

«Un cavallo di Troia»

Tuttavia, la revisione dell'ETS ha già suscitato forti critiche da parte degli esperti di clima, che avvertono che la proposta premia il «rinvio invece della decarbonizzazione».

Linda Kalcker, direttrice esecutiva di Strategic Perspectives, think tank climatico paneuropeo, definisce la riforma un «cavallo di Troia».

«Sembra un regalo alle aziende che vogliono rimandare la riduzione delle emissioni, ma in realtà le mette in svantaggio competitivo rispetto alle imprese cinesi che accelerano», afferma. «Ancora una volta, le pressioni politiche prevalgono sulle realtà economiche e di mercato.»

Kalcher sostiene che, di conseguenza, il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni dell'UE per il 2040 – che chiede agli Stati membri di tagliare le emissioni nette di gas serra del 90 per cento rispetto ai livelli preindustriali – potrebbe diventare «più costoso del necessario», mettendo al contempo a rischio gli investimenti in innovazione.

L'Europa ha indebolito l'ETS?

Chiara Martinelli, direttrice di Climate Action Network (CAN) Europe, afferma che ogni tonnellata aggiuntiva di CO2 consentita dall'ETS rende la sfida climatica dell'Europa «più difficile e più costosa».

«Indebolire ora l'ETS è un regalo ai grandi inquinatori che hanno privilegiato i dividendi per gli azionisti invece di investire in una produzione più pulita, a scapito dei cittadini, delle future generazioni e delle aziende che hanno già investito in soluzioni a favore del clima», aggiunge Marinelli.

L'UE è finita nel mirino anche per il fatto che premia le aziende semplicemente perché dispongono di un piano di decarbonizzazione approvato. Secondo l'organizzazione Mission Possible Partnership (MPP), la «condizionalità è impostata nel modo sbagliato» e dovrebbe essere legata più strettamente agli «investimenti reali».

Un «passo timido» verso la tassazione dei voli internazionali

Una delle modifiche più significative all'ETS è che, per la prima volta, la Commissione ha fissato un prezzo del carbonio sui voli in partenza dall'UE.

Tuttavia la misura entrerà in vigore solo nel 2029 e si applicherà esclusivamente ai voli entro un raggio di 5.000 km. Ciò significa che un volo da Parigi a Dubai sarà coperto dal mercato del carbonio, mentre un volo da Parigi a New York ne resterà escluso.

Secondo Transport & Environment (T&E), il provvedimento lascia comunque esente dal prezzo del carbonio il 47 per cento dell'aviazione europea e può essere considerato solo un «primo passo». Se tutti i voli in partenza fossero inclusi nel mercato del carbonio, l'UE incasserebbe circa 4,2 miliardi di euro di entrate aggiuntive.

«A causa delle pressioni dell'industria, solo una parte dei viaggi sarà coperta e i voli più lunghi e più inquinanti resteranno esenti», afferma Diane Vitry di T&E.

«Questo deve essere solo un punto di partenza. Ora la palla passa agli Stati membri. Devono quantomeno sostenere questo impegno e, allo stesso tempo, spingere per ampliare gradualmente la copertura prima della prossima revisione. L'aviazione deve pagare per tutte le sue emissioni, come qualunque altro settore dell'economia.»

T&E aggiunge di accogliere con favore le proposte di destinare 110 milioni di quote ETS al sostegno di carburanti puliti per il trasporto marittimo e di nuove tecnologie di propulsione. Ciò metterà a disposizione risorse per l'industria marittima europea affinché investa in e-fuel verdi, scalabili, e in navi alimentate a batteria.

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