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Europa domina classifica clima: 15 Paesi in testa, ecco l'elenco completo

Un parco eolico situato in Estonia.
Un parco eolico situato in Estonia. Diritti d'autore  Aleksandr Klepikov via Unsplash.
Diritti d'autore Aleksandr Klepikov via Unsplash.
Di Liam Gilliver
Pubblicato il
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L’Europa è al primo posto nell’ultimo Indice di performance ambientale, favorita dal boom delle rinnovabili. Gli esperti avvertono: servono ancora progressi.

L'Europa domina le nuove classifiche globali sulla sostenibilità, ma gli esperti avvertono che tutti i Paesi sono «ancora lontani dagli obiettivi cruciali» per affrontare i cambiamenti climatici.

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L'Environmental Performance Index (EPI), elaborato da ricercatori dell'Università Yale e della Columbia University, viene pubblicato ogni due anni e classifica i Paesi di tutto il mondo in base al loro impegno per la sostenibilità.

Si concentra su 47 indicatori, suddivisi in 12 categorie, tra cui la mitigazione dei cambiamenti climatici, la qualità dell'aria, le foreste, le risorse idriche, la gestione dei rifiuti e la biodiversità.

Sulla base di dati provenienti da importanti istituti di ricerca, organizzazioni internazionali e centri di raccolta informazioni come il World Resources Institute e il programma Copernicus dell'UE, a ogni Paese viene attribuito un punteggio da zero a 100.

L'Estonia guida la classifica sul clima

L'Estonia è in testa alla classifica, soprattutto grazie alla forte riduzione delle emissioni di gas serra nella produzione di energia elettrica nell'ultimo decennio.

Negli ultimi anni il Paese ha ridotto la dipendenza dalla produzione di elettricità con lo scisto bituminoso nazionale, una roccia sedimentaria ricca di energia.

Lo scisto bituminoso resta la principale fonte energetica del Paese, ma il boom delle rinnovabili sta aiutando l'Estonia a sganciarsi dai combustibili fossili, soprattutto grazie al solare.

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), l'Estonia punta ad accelerare la transizione verso l'energia pulita con l'obiettivo di coprire il 100 per cento del fabbisogno annuo di elettricità con fonti rinnovabili entro il 2030. È parte dell'obiettivo più ampio del Paese di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

L'Estonia ottiene buoni risultati anche grazie agli sforzi per rafforzare la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Oltre il 50 per cento del territorio è coperto da foreste e zone umide protette, che ospitano più di 300 specie di uccelli.

Intervenendo a una conferenza organizzata ieri (9 luglio) a New York dall'Università delle Nazioni Unite - Centre for Policy Research (UNU CPR), il ministro estone dell'Energia e dell'Ambiente Andres Sutt ha detto di essere «molto orgoglioso» del riconoscimento degli sforzi del Paese in materia di sostenibilità.

Tuttavia l'Estonia ha ottenuto solo 75 punti su 100, a conferma che anche il Paese in testa alla classifica è ancora lontano dagli obiettivi necessari.

«Se i Paesi vogliono mantenere una traiettoria verso emissioni nette pari a zero entro il 2050, dovranno continuare a realizzare forti riduzioni delle emissioni, che richiederanno ulteriori politiche in futuro», spiega Zach Wendling, autore principale del rapporto (fonte in inglese).

La classifica ambientale globale di Yale: ecco l'elenco completo

Il Lussemburgo è arrivato secondo con 74 punti, seguito dal Regno Unito (72), dalla Finlandia (71) e dai Paesi Bassi (71).

In realtà i Paesi europei occupano tutte le prime 20 posizioni, tranne una, nella classifica di quest'anno, nonostante molti Stati membri dell'UE abbiano punteggi bassi nella categoria della sostenibilità agricola.

In fondo alla graduatoria si trova il Laos, seguito da India, Bangladesh, Mali e Vietnam. Gli esperti avvertono che tutti questi Paesi stanno affrontando un «grave degrado ambientale che rappresenta una minaccia diretta per la salute umana e per ecosistemi fondamentali».

Alla conferenza di ieri gli esperti hanno sottolineato che l'India potrebbe ottenere risultati molto migliori, ma è penultima in classifica a causa delle difficoltà nel gestire il particolato atmosferico. Queste minuscole particelle, che derivano dalla combustione di combustibili, dai cantieri, dalla polvere e da fonti naturali come incendi boschivi e sale marino, possono provocare gravi problemi respiratori e cardiovascolari.

L'Environmental Performance Index 2026

  1. Estonia, 75
  2. Lussemburgo, 74
  3. Regno Unito, 72
  4. Finlandia, 71
  5. Paesi Bassi, 71
  6. Germania, 70
  7. Francia, 70
  8. Norvegia, 69
  9. Svezia, 69
  10. Austria, 67
  11. Danimarca, 67
  12. Spagna, 66
  13. Grecia, 66
  14. Slovenia, 65
  15. Svizzera, 64
  16. Giappone, 63
  17. Cechia, 63
  18. Portogallo, 63
  19. Slovacchia, 62
  20. Polonia, 62

Gli Stati Uniti scendono al 27º posto

Il rapporto avverte che Cina e Stati Uniti, i maggiori emettitori di gas serra al mondo, probabilmente «restaranno ben al di sotto» dell'obiettivo globale di azzerare le emissioni nette di GHG entro il 2050.

Gli Stati Uniti si collocano al 27º posto, subito dietro l'Australia (25º) ma davanti al Canada (29º). La classifica però utilizza dati fino al 2024, che riflettono la parte finale della presidenza di Joe Biden e non quella di Donald Trump.

Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha cercato sistematicamente di rilanciare il carbone inquinante, di bloccare l'espansione dei parchi eolici offshore e ha ritirato gli Stati Uniti da diversi obiettivi chiave sul clima delle Nazioni Unite.

«Il punteggio degli Stati Uniti riflette buoni risultati sulla salute ambientale, ma performance insufficienti nella tutela della biodiversità e negli indicatori sui cambiamenti climatici.»
The Environmental Performance Index 2026

La Cina è al 129º posto, a causa dei risultati deludenti nelle misure contro i cambiamenti climatici, nonostante i progressi nella riduzione dell'inquinamento degli ambienti interni, nei servizi idrici e nella gestione dei rifiuti solidi.

Una classifica di Paesi ricchi?

Sebbene gli europei possano festeggiare il primato in classifica, i Paesi più ricchi tendono ad avere maggior accesso a capitali per migliorare le proprie credenziali ambientali, ad esempio investendo in grandi progetti di energia verde.

I Paesi a basso reddito contribuiscono meno ai cambiamenti climatici, pur subendo conseguenze maggiori del riscaldamento globale, e potrebbero avere difficoltà a reperire le risorse necessarie per accelerare la transizione verde.

Molti Paesi ricchi delocalizzano inoltre la produzione e lo smaltimento dei rifiuti in altri Stati, alterando la percezione dei progressi reali. Nel 2022, ad esempio, l'UE ha esportato 12,4 milioni di tonnellate di rifiuti in Türkiye e 3,5 milioni di tonnellate in India.

All'inizio di quest'anno l'Unione europea ha inoltre annunciato che consentirà ai Paesi di ridurre fino al 5 per cento delle proprie emissioni sulla base di «crediti internazionali di alta qualità». Per saperne di più su come funzionerà il meccanismo e sul motivo per cui gli esperti sono scettici, puoi leggere qui.

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