Dirigenti della Nazionale azzurra sono stati a Barcellona a presentare un progetto a Pep Guardiola. L'Italia sogna il tecnico catalano per tornare ai Mondiali e rifondare il movimento italiano con le idee che hanno rivoluzionato il calcio moderno
Da semplice ipotesi a possibilità concreta. L'Italia prova a convincere Pep Guardiola a diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale, con Paolo Maldini e Leonardo che hanno illustrato all'allenatore catalano il progetto tecnico della Federazione italiana Giuoco Calcio (FIGC).
Una candidatura che certifica la volontà - da parte del nuovo corso del presidente Giovanni Malagò con Maldini direttore tenico e Leonardo consulente - di aprire un nuovo ciclo affidandosi a uno dei tecnici più influenti dell'era moderna.
Al di là della risposta di Guardiola, il messaggio è chiaro: il calcio italiano guarda ancora una volta alla scuola spagnola, oggi più che mai punto di riferimento a livello internazionale. Non è un caso.
Dopo il dominio del Manchester City degli ultimi anni e il successo della Spagna ai Mondiali, il modello iberico - anche quello in continua evoluzione di Guardiola - continua a essere considerato quello da seguire per costruire un calcio moderno, propositivo e capace di valorizzare i talenti.
Il viaggio di Maldini e Leonardo a Barcellona
Secondo l'esclusiva di Sky Sport Italia, i due dirigenti della Nazionale hanno trascorso il fine settimana nella città catalana per presentare a Pep un progetto di 4 anni in vista della prossima Nations League, per rifondare un gruppo capace di competere per gli Europei del 2028 e qualificarsi, dopo tre edizioni mancate, ai Mondiali del 2030.
A quanto risulta all'emittente italiana il problema principale non sarebbe tanto l'ingaggio dell'allenatore catalano - altissimo per gli standard della nazionale - quanto una questione di progetto, legata in particolare al futuro del calcio italiano e delle riforme di tutto il movimento per far nascere una nuova Nazionale.
Guardiola, innamorato dell'Italia dai tempi in cui giocava con Roberto Baggio a Brescia, ha detto di essere aperto a un'esperienza nuova, come potrebbe essere proprio una nazionale dopo avere vinto a livello di club in giro per l'Europa (con Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City), ma anche di essersi già predisposto a un lungo periodo in famiglia.
Come giocava Guardiola al Barcellona
Negli ultimi quindici anni la Spagna fatto divertire, rivoluzionando il modo di interpretare il calcio. Dalla generazione del tiki-taka fino agli sviluppi più recenti, il filo conduttore è sempre stato lo stesso: controllo del pallone, occupazione razionale degli spazi e ricerca costante della superiorità numerica.
Guardiola è stato il principale interprete di questa filosofia, ma anche il suo innovatore. Partito dalle basi del calcio di posizione sviluppato alla Masia, l'accademia giovanile del Barcellona, ha saputo adattare le proprie idee ai diversi contesti, dimostrando che non esiste un unico modo di vincere, bensì principi capaci di evolversi.
Per l'Italia, storicamente legata a una cultura tattica differente, l'eventuale arrivo del tecnico catalano rappresenterebbe molto più della scelta di un commissario tecnico: significherebbe sposare una precisa identità calcistica.
Quando nel 2008 Guardiola si sedette sulla panchina del Barcellona, il suo calcio sembrava rivoluzionario. Il 4-3-3 diventò il sistema ideale per valorizzare il possesso palla, con una costruzione dal basso estremamente pulita, pressing immediato dopo la perdita del pallone e continui movimenti senza palla.
Con Xavi, Iniesta e Sergio Busquets a orchestrare il gioco, il Barcellona dominava attraverso il controllo della partita più che con la ricerca della verticalità immediata. Lionel Messi, trasformato nel celebre "falso nove", diventò il terminale perfetto di un sistema che privilegiava tecnica, rapidità di pensiero e occupazione intelligente degli spazi.
Tutte idee che sono ritrovate nella trionfale marcia della Spagna di Luis De La Fuente verso la vittoria nei Mondiali appena conclusisi di Stati Uniti, Canada e Messico.
L'evoluzione al Manchester City
Negli anni successivi Guardiola ha però dimostrato di non essere un allenatore dogmatico.
Al Manchester City il suo calcio si è evoluto. Pur mantenendo il possesso come principio fondamentale, la squadra inglese è diventata più diretta, più fisica e decisamente più versatile. I terzini sono stati spesso trasformati in centrocampisti aggiunti durante la costruzione dell'azione, i difensori hanno imparato a partecipare attivamente alla manovra e gli esterni hanno alternato ampiezza e movimenti interni per creare continue linee di passaggio.
Con l'arrivo di un centravanti come Erling Haaland, Guardiola ha inoltre modificato alcuni meccanismi offensivi, inserendo una maggiore ricerca della profondità senza rinunciare al controllo del gioco.
Il risultato è stato un calcio meno "estetico" rispetto a quello del Barcellona, ma probabilmente ancora più completo.
L'Italia sogna un salto culturale
È proprio questa capacità di adattarsi che rende Guardiola un profilo tanto affascinante per una Nazionale.
Allenare una selezione è molto diverso rispetto a guidare un club: il tempo per lavorare sul campo è limitato e diventa fondamentale trasmettere principi semplici ma riconoscibili. Guardiola dovrebbe inevitabilmente sintetizzare molte delle sue idee, privilegiando concetti chiave come il pressing organizzato, la qualità del possesso e la gestione degli spazi.
Per la FIGC significherebbe anche investire su un percorso culturale oltre che tecnico, con possibili ricadute positive sull'intero movimento, dai settori giovanili fino ai club.
La risposta è attesa, ma il segnale è già forte
Le recenti dichiarazioni di Guardiola, che ha ribadito di voler vivere un periodo lontano dalla panchina per dedicarsi alla famiglia, dopo quasi vent'anni vissuti senza interruzioni ad altissimo livello, invitano alla prudenza.
Circolano dunque altri nomi per la panchina azzurra, dal ritorno con più garanzie di allenatori con un passato da Commissario tecnico, come Antonio Conte e Roberto Mancini (a cui si deve l'ultimo titolo dell'Italia agli Europei del 2021) all'ipotesi di ripartire da un ex calciatore ma con minore esperienza da allenatore, come Andrea Pirlo.