Teheran minaccia una risposta energica alle navi fuori rotta nello Stretto di Hormuz, mentre i colloqui indiretti con gli Usa a Doha segnano qualche progresso. Il prossimo round si terrà dopo i funerali dell'ayatollah Ali Khamenei, al via sabato
Il comando militare congiunto dell'Iran ha avvertito giovedì che le navi in transito nello Stretto di Hormuz devono seguire le rotte approvate, altrimenti rischiano una "risposta energica", alimentando ulteriormente le tensioni su una via marittima cruciale per il commercio internazionale.
Lo sbocco del passaggio tra Iran e Oman, è emerso come uno dei principali nodi nelle trattative per porre fine in modo permanente alla guerra. Il comunicato del comando militare Khatam al-Anbiya, rilanciato dalla televisione di Stato iraniana, arriva dopo che mercoledì diplomatici statunitensi e iraniani hanno incontrato i mediatori in Qatar.
Teheran rivendica la sovranità sullo Stretto di Hormuz
Non è stato possibile, finora, capire cosa abbia provocato la minaccia di Teheran. Tuttavia il Comando Centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) aveva diffuso una nota su un incontro in Bahrein con responsabili della regione, nella quale si affermava che "i leader hanno sottolineato il loro impegno comune a garantire il libero flusso del commercio attraverso lo Stretto di Hormuz".
Una dichiarazione che sembra abbia irritato l'Iran, che si sta preparando al funerale, in programma da questo fine settimana, del defunto ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei raid statunitensi-israeliani su Teheran nel primo attacco della guerra, a febbraio. "Ogni mancato rispetto, deviazione dalla rotta stabilita o inosservanza dei protocolli di navigazione della Repubblica islamica dell'Iran nello Stretto di Hormuz sarà affrontato con una risposta immediata e vigorosa da parte delle forze armate, mettendo a rischio la sicurezza delle navi in violazione", ha dichiarato il comando militare congiunto iraniano.
L'organismo ha aggiunto che la presenza continuativa di caccia statunitensi sopra lo stretto "genera insicurezza in questa via d'acqua e minaccia la sicurezza regionale. Ogni tentativo degli Stati Uniti di intervenire nelle questioni di sicurezza o qualsiasi azione di disturbo nello Stretto di Hormuz sarà considerato una minaccia alla sovranità nazionale dell'Iran e sarà affrontato con una reazione rapida e decisa", prosegue l'avvertimento iraniano.
L'accordo provvisorio non prevede il pagamento di pedaggi per le navi che attraversano lo Stretto
Iran e Stati Uniti hanno concordato, nell'ambito di un accordo quadro, di consentire il passaggio delle navi senza pagamento di pedaggi per 60 giorni. Teheran ha però insistito nel rivendicare il controllo delle imbarcazioni e riscuotere in seguito diritti di passaggio, ribaltando una prassi consolidata da decenni sulla via marittima.
Gli Stati Uniti e molti Paesi del Golfo affermano di non voler accettare tali condizioni. Il tentativo dell'Oman e di un'agenzia dell'Onu di aprire una nuova rotta vicino alle coste omanite ha innescato attacchi in tutto il Medio Oriente lo scorso fine settimana, in un tentativo di alzare la posta per trovare un terreno comune e porre fine definitivamente alla guerra.
L'ultima fiammata di tensione è arrivata quando il Comando Centrale statunitense ha annunciato, nel fine settimana, di aver colpito dieci obiettivi militari iraniani per "la continua aggressione iraniana contro il traffico commerciale". Teheran ha riferito di aver risposto con attacchi contro basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, che hanno entrambi condannato l'azione iraniana.
Colloqui di Doha conclusi, si spera in passi avanti a breve
I raid reciproci sembrano essersi attenuati nei giorni che hanno preceduto i colloqui di questa settimana in Qatar. Iran e Stati Uniti hanno concluso un nuovo round di negoziati indiretti a Doha, hanno riferito giovedì i mediatori, mentre proseguono gli sforzi per far avanzare il dialogo e ridurre le tensioni.
Il presidente statunitense Donald Trump, così come i mediatori Qatar e Pakistan, hanno lasciato intendere che la diplomazia stia reggendo: "I facilitatori hanno concluso incontri separati con i negoziatori statunitensi e iraniani a Doha (mercoledì), con progressi positivi", hanno dichiarato in un comunicato giovedì i due Paesi mediatori.
Al termine dei colloqui, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, che guidava la delegazione di Teheran, ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per istituire entro giovedì un canale di comunicazione incaricato di segnalare e registrare le presunte violazioni del memorandum. Lo stesso dirigente ha spiegato che le discussioni hanno riguardato anche i beni iraniani congelati, il cui sblocco è per Teheran fondamentale per trovare un'intesa.
Gharibabadi ha quindi aggiunto che i funzionari hanno esaminato l'utilizzo di una quota di un primo stanziamento di 6 miliardi di dollari e hanno concordato che i beni di cui l'Iran ha bisogno verranno acquistati e messi a disposizione. "Per come stanno andando le cose, la denuclearizzazione dell'Iran procede bene", ha dichiarato Trump ai giornalisti mercoledì prima di salire a bordo dell'Air Force One.
A giugno Washington e Teheran hanno raggiunto un memorandum d'intesa, mediato da Qatar e Pakistan, che prevedeva un cessate il fuoco di 60 giorni, sospendendo la guerra esplosa con i raid congiunti Stati Uniti-Israele a fine febbraio, e la riapertura dello Stretto di Hormuz, fino ad allora bloccato.
Ma l'accordo in 14 punti ha anche fissato una tempistica per i negoziati volti a porre fine in modo definitivo al conflitto e a risolvere questioni come la gestione dello Stretto di Hormuz, i finanziamenti per la ricostruzione dell'Iran e il futuro del programma nucleare della Repubblica islamica.
Una fonte informata sul dossier ha riferito all'agenzia Afp, a condizione di mantenere l'anonimato, che le trattative indirette di Doha si sono concentrate più nello specifico sugli assetti nello Stretto di Hormuz, mentre il dossier nucleare sarà oggetto di un esame più approfondito nei prossimi round di colloqui.
In vista il funerale dell'ayatollah Khamenei
I prossimi colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran si terranno dopo il funerale del defunto ayatollah iraniano. L'ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso all'età di 86 anni nel suo complesso nel centro della capitale iraniana il 28 febbraio, primo giorno di guerra. Il potere è passato rapidamente al figlio Mojtaba Khamenei.
Il funerale pubblico dell'ex Guida suprema inizierà sabato, con la salma esposta nel colossale complesso nel centro di Teheran che ospita le principali preghiere del venerdì, le cerimonie ufficiali e le grandi riunioni religiose. Qatar e Pakistan hanno dichiarato in comunicati che le parti hanno concordato di proseguire le discussioni, "con il prossimo incontro da fissare nel più breve tempo possibile dopo le processioni funebri".
La sepoltura è prevista per il 9 luglio nel santuario dell'imam Reza, nella località nordorientale di Mashhad, sua città natale e principale centro santo dell'Iran.
Non è chiaro se Mojtaba Khamenei, che non è più apparso in pubblico dalla morte del padre, parteciperà al funerale in qualche momento della cerimonia. Dalla sua investitura, il giovane Khamenei ha diffuso messaggi scritti alla nazione, letti dalla televisione di Stato.
In precedenza alcuni media statunitensi avevano riferito che fosse stato gravemente ferito. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth lo ha definito "sfigurato»" Teheran non ha finora commentato ufficialmente queste affermazioni.
Il Libano ancora in attesa del ritiro israeliano
Sul fronte libanese, gli scontri tra Israele e Hezbollah sono stati relativamente contenuti, anche se l'Agenzia nazionale di informazione ha segnalato un attacco mercoledì sera nella città meridionale di Nabatieh, senza menzionare vittime.
Il Libano è ancora in attesa che Israele inizi a ritirarsi dalle "zone pilota" nelle quali dovrebbe dispiegarsi l'esercito libanese, secondo un accordo quadro tra i due Paesi. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato mercoledì che l'esercito di Tel Aviv rimarrà "fino a nuovo ordine" in quelle che definisce "zone di sicurezza" in Libano, Siria e nella Striscia di Gaza.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha difeso giovedì i negoziati con Israele, affermando che non rappresentano un tradimento e che non cederà "neppure un centimetro del territorio del Libano", secondo quanto riferito dalla presidenza. La nuova guerra è scoppiata il 2 marzo, quando Hezbollah - gruppo armato sostenuto dall'Iran, e che fa parte di una rete che comprende anche gli Houthi nello Yemen, Hamas a Gaza e altre milizie in Iraq - ha lanciato missili contro Israele in risposta ai raid che hanno ucciso l'anziano Khamenei.
Israele ha risposto con attacchi aerei e un'invasione di terra che, secondo le autorità, hanno provocato la morte di oltre 4.200 persone in Libano. Teheran ha insistito affinché qualsiasi accordo di pace definitivo con gli Stati Uniti includa la fine della guerra parallela e il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano, di cui una parte è occupata.