Tornare presunta innocente ed evitare per ora il braccialetto elettronico: il ricorso in Cassazione offre vari vantaggi a Marine Le Pen dopo la seconda condanna nel caso degli assistenti parlamentari. Ma è una scommessa giudiziaria tutt’altro che priva di rischi
"Pour la France, la Renaissance": è lo slogan annunciato per la quarta campagna presidenziale di Marine Le Pen, partita martedì sera al termine di una giornata maratona fra la corte d’appello di Parigi, la sede del Rassemblement national e gli studi di TF1. Una rinascita, anche, per la leader dell’estrema destra, la cui prospettiva di puntare all’Eliseo sembrava essersi offuscata negli ultimi mesi.
Con una decisione storica, i giudici della corte d’appello hanno confermato la colpevolezza di Marine Le Pen, insieme a quella di altri imputati, per aver organizzato su scala industriale pratiche di appropriazione indebita di fondi pubblici. Per oltre undici anni, infatti, collaboratori pagati con fondi del Parlamento europeo lavoravano in realtà per il partito.
I magistrati hanno però ridotto la pena di ineleggibilità di Marine Le Pen a 15 mesi, già scontati, e abbassato a un anno la condanna detentiva, da eseguire in regime domiciliare con braccialetto elettronico.
Nonostante questa nuova condanna e la "gravità" dei fatti sottolineata dalla corte d’appello in un comunicato (fonte in francese), la capogruppo dei deputati RN ha per ora accantonato la questione del braccialetto elettronico. Ha dichiarato di voler andare "f_ino in fondo ai ricorsi"_, al terzo grado, la cassazione.
Nel programma di Gilles Bouleau, Le Pen, che ha continuato a rivendicare la propria "innocenza", ha ufficializzato la candidatura alle presidenziali del 2027, dicendosi convinta di poter fare campagna senza ostacoli.
Secondo Rachel Garrat-Valcarcel, giornalista politica e autrice della newsletter "Blocs & Partis", la corte d’appello, _"_che in questo caso poteva solo ricevere critiche (o da un aparte o dall'altra)", ha lasciato a Marine Le Pen la possibilità di candidarsi. "È comunque una piccola sorpresa, non era l’opzione privilegiata", spiega a Euronews.
A suo avviso, il ricorso in cassazione rappresenta però un rischio per Marine Le Pen: se la decisione definitiva dovesse esserle sfavorevole, "potenzialmente significherebbe un braccialetto a gennaio".
"Quello che (Le Pen) fa è giocare sulla logica del fatto compiuto: i giudici non oseranno metterle un braccialetto in piena campagna presidenziale", ritiene Rachel Garrat-Velcarcel.
Lontano dall’organizzare un comizio per contestare la sentenza della corte d’appello – come dopo la condanna in primo grado – il partito della fiamma, questa volta, ha evitato con cura di attaccare apertamente la giustizia.
"Ora, partono direttamente in campagna", osserva Rachel Garrat-Velcarcel. "È una mossa astuta", aggiunge, anche se la nuova scommessa di Marine Le Pen resta _"_rischiosa".
Mercoledì mattina, la ormai candidata del suo campo si recherà al mercato di La Flèche, sottoprefettura della Sarthe, una delle poche città del Grande Ovest guidate da un sindaco RN. Marine Le Pen sarà accompagnata da Jordan Bardella, numero uno del partito, che dovrà ancora armarsi di pazienza prima di recitare i primi ruoli.
Impatto «marginale» sulla base del RN
In una pre-campagna già satura di proposte di candidatura, anche gli avversari del Rassemblement national trarranno le loro conclusioni dalla giornata di martedì: la scheda elettorale rischia di riportare il nome Le Pen, e non quello di Bardella.
"Certo che Marine Le Pen ha più esperienza [di Jordan Bardella], e non è poco", riconosce Rachel Garrat-Velcarcel. _"_Ha un legame indiscutibile con il suo elettorato, ma non si può neppure descriverla come una macchina da guerra elettorale: non è quello che abbiamo visto finora", prosegue l’analista.
Mentre l’argomento di una candidata pluricondannata sarà naturalmente brandito dagli avversari di Marine Le Pen, soprattutto a sinistra, Rachel Garrat-Velcarcel ritiene che l’elettorato del RN non gliene farà davvero una colpa. _"_Ma non è questo il punto", precisa.
"L’elettorato del RN è ampio e solido, ma non è affatto sufficiente per vincere. La questione non è sapere se il 30 o 35% che le viene attribuito al primo turno le si rivolterà contro: penso di no, o solo in modo molto marginale".
"La vera domanda è se i 15 o 20 punti in più che le servono per vincere gliene faranno una colpa. E questa è tutta un’altra questione, molto più complicata, a mio avviso, per Marine Le Pen".
Cosa cambierà con il ricorso in cassazione?
Cem Alp, avvocato penalista del foro di Lione, ricorda che la Corte di cassazione, se sarà effettivamente adita, "non riesamina mai i fatti" e quindi non dirà se la pena inflitta a Marine Le Pen sia troppo severa o troppo indulgente. "Verifica solo che il diritto sia stato correttamente applicato dalla corte d’appello", spiega l’esperto in un commento a Euronews.
A questo stadio, non emerge alcuna violazione manifesta del diritto. "Ciò che cambia rispetto alla prima sentenza è essenzialmente l’entità della pena. La colpevolezza, invece, resta accertata_"_, osserva.
Nel telegiornale delle 20 di TF1, Marine Le Pen ha però fornito un’anticipazione della sua strategia in cassazione, dicendosi "i_n disaccordo"_ con l’applicazione dell’articolo 432-15 (fonte in francese) del codice penale, relativo al peculato di fondi pubblici. Sostiene in particolare che il testo non menzioni gli eletti tra le persone che possono rientrare in questa fattispecie di reato.
La corte d’appello, dal canto suo, ha affermato che questa fattispecie "si applica pienamente al deputato europeo, trattandosi di una persona incaricata di una missione di servizio pubblico".
Al di là del ricorso in sé, un importante dibattito giuridico riguarda le sue conseguenze. Come Me Alp ha già spiegato su Euronews, secondo una giurisprudenza della camera penale della Corte di cassazione del 1993, la presentazione di un ricorso contro una decisione d’appello potrebbe avere l’effetto di ripristinare l’esecuzione provvisoria decisa in primo grado. Nel caso di Marine Le Pen, si tratta di un giudizio molto più severo, perché prevedeva quattro anni di carcere, di cui due con la condizionale, e cinque anni di ineleggibilità.
Secondo l’avvocato, il Consiglio di Stato ha ripreso questa giurisprudenza nel 2019, prima di rivedere la propria posizione nel 2022. In questa sentenza più recente, ha ritenuto che, quando una corte d’appello non prevede l’esecuzione immediata di una pena accessoria, come l’ineleggibilità di Marine Le Pen, tale pena "non è ancora definitiva". La sua applicazione è dunque sospesa fino alla decisione della Corte di cassazione.
Un margine di incertezza giuridica che Marine Le Pen e il suo entourage dovranno affrontare, puntando sull’interpretazione a loro più favorevole.