Il mandato ad interim di Delcy Rodríguez sarebbe già scaduto, e la presidente difende il suo operato negando i ritardi nei soccorsi e la fragilità dell'edilizia pubblica popolare. Le speranze di trovare altri sopravvissuti sono pressoché esaurite e ci sono ancora decine di migliaia di dispersi
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha difeso la risposta del suo governo ai due devastanti terremoti del 24 giugno di fronte a dure critiche per un intervento di soccorso giudicato lento e disorganizzato.
Rodríguez ha respinto le accuse secondo cui il bilancio ufficiale delle vittime sarebbe sottostimato e ha negato che la scarsa qualità dell’edilizia residenziale pubblica abbia aggravato il disastro.
Le due scosse, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno raso al suolo quasi 200 edifici a Caracas e nello stato costiero settentrionale di La Guaira, la zona più colpita, anche se i dati satellitari indicano che l’entità reale delle distruzioni potrebbe essere molto più elevata.
Mercoledì il bilancio ufficiale delle vittime era di 2.295 morti; secondo alcune squadre di soccorso, venerdì avrebbe sfiorato quota 2.600. Migliaia di persone risultano ancora disperse: un sito dell’opposizione ha registrato oltre 38.000 denunce di scomparsa e, secondo quanto riferito, le Nazioni Unite stanno acquistando 10.000 sacchi per cadaveri.
In una conferenza stampa a Caracas, giovedì, Rodríguez indossava un nastro nero in segno di lutto, ma ha respinto con fermezza le denunce secondo cui i sopravvissuti sarebbero stati costretti a scavare tra le macerie a mani nude nelle prime, decisive 48 ore.
"Non abbiamo aspettato un giorno, due giorni o tre giorni. Ci siamo attivati subito", ha dichiarato Rodríguez, accusando i media di usare la tragedia come arma.
Parlando del crollo di diversi complessi simbolo di edilizia popolare costruiti sotto la presidenza di Hugo Chávez, Rodríguez ha affermato che l’80% degli edifici distrutti era di sviluppo privato, senza però fornire prove.
Il disastro rappresenta un banco di prova decisivo per Rodríguez, il cui mandato ad interim di 180 giorni, concesso dopo che gli Stati Uniti hanno destituito l’ex presidente Nicolás Maduro a gennaio, sarebbe dovuto scadere venerdì, lasciando incerto il suo futuro politico.
Rodríguez ha accolto con favore gli aiuti internazionali. Ha ringraziato in particolare il presidente statunitense Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio per il loro sostegno, oltre a Paesi come Ecuador e Israele.
Qunado le ricerche si trasformano in operazioni di recupero dei corpi
Venerdì, nono giorno di interventi, le ricerche di superstiti sono praticamente terminate. Le squadre provenienti da 27 Paesi hanno dovuto fare i conti con un’ondata di calore soffocante e con le possibilità sempre più ridotte oltre la finestra critica di 72 ore.
Giovedì c’è stato un ultimo momento di speranza, quando i soccorritori sono riusciti a estrarre vivo Hernán Alberto Gil Flores, una guardia giurata di 43 anni, sopravvissuto per otto giorni in una sacca d’aria sotto un centro commerciale di sette piani crollato a Catia La Mar.
Le successive perlustrazioni con cani da ricerca e sensori acustici sensibili non hanno rilevato altri segni di vita, costringendo le squadre internazionali a sospendere le operazioni di salvataggio. L’attenzione si è ormai spostata soprattutto sul recupero dei corpi.
Per le numerose vittime dei terremoti in Venezuela si dovrà ricorrere a fosse comuni
L’enorme numero di vittime ha messo in ginocchio le infrastrutture locali. I tecnici forensi affermano che alcuni corpi sono irriconoscibili, costringendo le famiglie a fare affidamento su tatuaggi o indumenti per identificarli.
Anche le strutture di deposito hanno esaurito la capacità. Nella città di La Guaira oltre 200 corpi sono rimasti per ore nel parcheggio rovente di un ospedale, prima di essere trasferiti in un obitorio improvvisato al porto, dove alcune aziende private hanno donato container frigoriferi. Il personale forense stima che potrebbero volerci fino a tre mesi per recuperare tutte le vittime e avverte che sarà necessario ricorrere a fosse comuni.
Le famiglie in lutto devono affrontare anche seri ostacoli economici: le agenzie funebri private chiedono fino a 450 dollari per il servizio. Alcune famiglie hanno ottenuto gratuitamente i lotti nei cimiteri dalle amministrazioni comunali, altre usano la calce per rallentare la decomposizione in attesa di un aiuto statale o optano per la cremazione.