Il Pakistan ha effettuato raid aerei nella notte nell’Afghanistan orientale, ha riferito lunedì Islamabad, sostenendo di aver colpito basi jihadiste, mentre il governo afghano ha denunciato decine di vittime civili
Il Pakistan ha effettuato attacchi oltre confine e operazioni di terra nell'Afghanistan orientale, uccidendo una ventina di jihadisti, ha dichiarato lunedì il ministro dell'Informazione Attaullah Tarar.
L'operazione mirava a un gruppo cui Islamabad attribuisce la responsabilità di un attentato compiuto nel fine settimana contro il quartier generale regionale dei Rangers (un corpo para-militare pakistano) nella città portuale meridionale di Karachi. Le autorità afghane, però, hanno ripetutamente respinto le accuse, negando che il loro territorio sia un rifugio per i jihadisti.
Alle operazioni di terra sono seguiti, durante la notte, «attacchi di precisione» nell'Afghanistan orientale, ha reso noto Islamabad.
L'offensiva ha preso di mira Jamaat-ul-Ahrar, una fazione scissionista dei talebani pakistani (TTP), mentre il governo afghano denunciava decine di vittime civili.
«Tre obiettivi nelle province di Paktia, Paktika e Kunar sono stati distrutti da attacchi mirati», ha dichiarato Tarar, aggiungendo che l'operazione militare si è concentrata esclusivamente sui covi e sui rifugi del gruppo.
Il governo talebano a Kabul ha contestato con forza la versione pakistana, affermando che i raid aerei nelle tre province orientali hanno colpito soprattutto aree abitate da civili. Il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha condannato l'azione militare, definendola un «atto codardo di aggressione», e le autorità afghane hanno più volte ribadito che il loro territorio non ospita militanti.
Questo raid non è che l'ultimo di una serie di scontri tra i due Paesi, i cui rapporti sono tesi dal 2021, quando il governo talebano ha preso il potere.
Già nello scorso febbraio ci furono degli scontri militari tra i Talebani e le forze armate pakistane.
Il conflitto in corso
Il Pakistan ha giustificato i recenti attacchi militari oltre confine in Afghanistan come una necessità per la propria sicurezza interna nella lotta contro il jihadismo.
Gli scontri sono avvenuti proprio mentre il governo di Islamabad è impegnato a mediare attivamente per raggiungere la pace tra Stati Uniti e Iran.
L'escalation fa seguito a una grave falla nella sicurezza pakistana registrata sabato, quando esplosivi sono stati fatti detonare e uomini armati hanno aperto il fuoco all'interno di un campo dei Rangers a Karachi. Si è trattato di uno dei peggiori attacchi perpetrati degli ultimi anni nella città più popolosa del Pakistan e ha causato la morte di tre membri delle forze paramilitari. Le autorità hanno poi arrestato un cittadino afghano, sospettato di essere uno degli autori dell'assalto.
Dalla ripresa della guerra alla fine di febbraio, le parti faticano a mantenere una pace stabile. Per settimane i combattimenti sono proseguiti lungo la frontiera, accompagnati da raid aerei pakistani su città afghane, tra cui Kabul e la roccaforte meridionale di Kandahar, dove ha sede il leader supremo dei talebani. Le violenze hanno ucciso centinaia di persone e ne hanno sfollate decine di migliaia, secondo le Nazioni Unite.
Tregua fragile e pesante bilancio tra i civili
Sebbene i due Paesi abbiano concordato un cessate il fuoco a marzo, la tregua è stata ripetutamente interrotta da attacchi sporadici. Secondo funzionari afghani, i raid pakistani nel solo mese di giugno hanno ucciso 13 persone.
Kabul ha ripetutamente negato che il proprio territorio sia utilizzato da militanti internazionali, sostenendo invece che le operazioni pakistane abbiano provocato un pesante tributo tra i civili. Tra queste figura un attacco, a marzo, contro un centro afghano di trattamento delle tossicodipendenze, che secondo l'ONU ha ucciso centinaia di persone.
Finora gli sforzi di mediazione internazionale di diversi Paesi, tra cui la Cina, non sono riusciti a garantire una soluzione diplomatica duratura tra i due vicini. A causa delle tensioni persistenti, la frontiera comune è rimasta in gran parte chiusa dopo una precedente ondata di violenze transfrontaliere in ottobre.