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Delegazioni di Usa e Iran in Svizzera per colloqui su accordo di pace finale: in corso i negoziati

Il vicepresidente JD Vance scende dal Marine Two al suo arrivo alla Joint Base Andrews, nel Maryland, sabato 20 giugno 2026, diretto in Svizzera.
Il vicepresidente JD Vance scende da Marine Two al suo arrivo alla Joint Base Andrews, nel Maryland, sabato 20 giugno 2026, diretto in Svizzera. Diritti d'autore  AP photo
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Di Nathan Rennolds
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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In corso i colloqui tecnici sull'intesa firmata nei giorni scorsi. Dalla Svizzera, Vance parla di "grandi progressi" e auspica un futuro in cui tutti "possano collaborare per promuovere la pace e la prosperità". Toni diversi da Washington da parte di Trump, che torna a minacciare Teheran

Si sono aperti in Svizzera i colloqui previsti sull’attuazione dell’accordo di pace provvisorio tra Washington e Teheran, con la mediazione del Qatar e del Pakistan.

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Le delegazioni iraniana e statunitense e quelle dei mediatori si sono ritrovate in un hotel a Bürgenstock, nel cantone svizzero di Nidvaldo.

Il vicepresidente statunitense JD Vance, presente ai colloqui, ha fornito un aggiornamento sugli ultimi sviluppi, affermando che sono stati compiuti "grandi progressi".

Vance ha dichiarato ai giornalisti di auspicare che, sebbene "l'Iran sia stato un fattore di instabilità regionale", possa immaginare un futuro in cui tutti "possano collaborare per promuovere la pace e la prosperità".

Ha affermato che il presidente Donald Trump è impegnato a raggiungere un cessate il fuoco regionale completo, pur ammettendo che i cessate il fuoco sono "un po' complicati", aggiungendo che i negoziati tecnici potrebbero non risolvere tutti i disaccordi, ma "ci permetteranno di sederci insieme come squadre per la prima volta nella storia".

Lo stesso Trump ha voluto farsi sentire nel corso dei negoziati, seppure dal social media Truth. "Iran deve immediatamente fermare i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi. In caso contrario, colpiremo di nuovo l'Iran molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, ma con ancora maggiore forza", ha scritto il presidente Usa.

In un'intervista all'emittente Fox ha invece assicurato che, se l'Iran chiuderà lo stretto di Hormuz, "non avrete più un Paese", con un'evidente allusione alla sua distruzione, e avvertito il presidente Masoud Pezeshkian che "farebbe meglio a tirare dritto, altrimenti ci prenderemo il Paese", aggiungendo che dopo i 60 giorni dell'intesa quadro, in caso di mancanza di accordo finale, "posso fare quello che voglio in Iran".

Il presidente iraniano aveva dichiarato nelle ore precedenti che l'Iran "non farà mai un passo indietro" dal suo diritto ad arricchire l'uranio e che gli Stati Uniti "alla fine dovranno accettarlo".

Muhammad Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan, ha intanto dichiarato a Al Arabiya che l'Iran ha accettato di ridurre le scorte di uranio arricchito. L'inviato del Pakistan, mediatore dei colloqui, ha chiesto pazienza per raggiungere "risultati soddisfacenti sia per gli Stati Uniti che per l'Iran".

Il Qatar aveva reso noto l'avvio dei colloqui in Svizzera nel primo pomeriggio, con la creazione di "gruppi di lavoro tecnici e di esperti specializzati per negoziare le disposizioni di un accordo definitivo che copra tutti gli aspetti del memorandum d'intesa".

Il vicepresidente JD Vance, arrivato stamane in Svizzera, guida la delegazione degli Stati Uniti, che include anche l'inviato presidenziale Steve Witkoff.

Parlando prima di imbarcarsi dalla Joint Base Andrews, la base militare statunitense nel Maryland, Vance ha detto ai giornalisti di essere «impaziente» di partecipare ai colloqui.

"Speriamo di fare progressi sulla questione nucleare e sul cessate il fuoco in Libano: sono i due grandi temi su cui, a mio avviso, ci concentreremo", ha dichiarato il vicepresidente Usa.

L’incontro era inizialmente previsto per venerdì, ma Vance ha rinviato il viaggio quando le tensioni in Medio Oriente sono aumentate a causa degli scontri tra Israele e il Libano.

Sabato le forze armate iraniane hanno dichiarato di aver chiuso lo Stretto di Hormuz a causa dei raid israeliani nel sud del Libano.

Teheran ha affermato di aver preso questa decisione «alla luce della mala fede degli Stati Uniti e della palese violazione della prima clausola del memorandum d’intesa che pone fine alla guerra, e in risposta alla costante e continua violazione del cessate il fuoco da parte del regime sionista nel sud del Libano».

Tuttavia, il Comando centrale degli Stati Uniti ha fatto sapere che il passaggio marittimo è rimasto aperto sabato.

"Il passaggio sicuro attraverso la via d’acqua internazionale è rimasto garantito oggi, con il transito di 55 navi mercantili che hanno trasportato grandi quantità di merci e oltre 17 milioni di barili di petrolio verso i mercati globali", si legge in un comunicato.

Il primo impegno al Buergenstock del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato l'incontro con l'omologo svizzero Ignazio Cassis. Secondo il portavoce del ministero iraniano Esmail Baghaei la situazione in Libano sarà l'argomento "principale" dei colloqui così come la questione dello sblocco dei beni iraniani e delle vendite di petrolio.

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