L'Italia chiede la clausola di salvaguardia Ue per aumentare le spese in difesa ed energia. Ecco cos'è, come funziona e cosa succede nei prossimi mesi
L'Italia si prepara a chiedere all'Unione europea l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, uno strumento previsto dalle nuove regole di governance economica che consentirebbe di aumentare alcune spese strategiche senza compromettere il rispetto del percorso di riduzione della spesa concordato con Bruxelles.
La richiesta riguarda in particolare gli investimenti per difesa e sicurezza energetica, ma non rappresenta un "liberi tutti" sui conti pubblici: il deficit continuerà infatti a essere monitorato con particolare attenzione.
Lo ha spiegato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante le comunicazioni alla Camera, chiarendo tempi, limiti e conseguenze della procedura.
Cos'è la clausola di salvaguardia nazionale
La clausola di salvaguardia nazionale è uno dei nuovi strumenti introdotti dalla riforma del Patto di stabilità europeo. Consente agli Stati membri, in presenza di determinate condizioni, di ottenere una maggiore flessibilità nel percorso di crescita della spesa pubblica.
L'obiettivo è permettere investimenti considerati prioritari dall'Unione europea, in particolare quelli destinati al rafforzamento della difesa comune e alla sicurezza energetica, senza che questi incidano immediatamente sul rispetto della traiettoria di spesa prevista dai Piani strutturali di bilancio.
La richiesta italiana dovrà essere presentata entro la metà di agosto e sarà esaminata dalla Commissione europea nel mese di settembre. Se Bruxelles darà il via libera, sarà poi il Consiglio Ecofin, nella riunione di ottobre, a formalizzare la raccomandazione.
Quanto potrà spendere l'Italia
Il Governo ha già indicato i margini che intende utilizzare.
Per la sicurezza energetica, Giorgetti ha annunciato che l'Italia chiederà l'intero spazio disponibile, pari allo 0,6 per cento del Pil, ottenuto sommando due quote dello 0,3 per cento.
Per la difesa, invece, Roma non utilizzerà tutto il margine teoricamente consentito. L'Italia si fermerà allo 0,9 per cento del Pil, pur essendo prevista una possibilità di arrivare fino all'1,5 per cento.
La maggioranza, nella risoluzione presentata in Parlamento, invita inoltre il Governo a valutare il ricorso al programma europeo SAFE, il nuovo strumento finanziario dell'Unione destinato a sostenere gli investimenti comuni nel settore della difesa.
Perché il deficit resta un problema
Il messaggio principale del ministro è che la clausola offre maggiore flessibilità sul controllo della spesa, ma non elimina gli effetti sul deficit.
Le spese aggiuntive continueranno infatti a incidere sul saldo di finanza pubblica e questo aspetto sarà determinante per l'uscita dell'Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Se il deficit dovesse restare sopra il limite del 3 per cento del Pil, il Paese rischierebbe di rimanere più a lungo sotto la sorveglianza rafforzata di Bruxelles, anche qualora l'aumento del disavanzo fosse interamente legato agli investimenti ammessi dalla clausola.
Per questo motivo Giorgetti ha spiegato che il Governo attenderà i dati aggiornati sui conti pubblici, disponibili alla fine di settembre, prima di definire in modo definitivo il ricorso allo strumento.
Come funzioneranno i controlli della Commissione europea
L'attivazione della clausola comporterà anche un monitoraggio costante da parte della Commissione europea.
L'Italia dovrà trasmettere due aggiornamenti ogni anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, illustrando lo stato di avanzamento delle misure finanziate e l'utilizzo delle risorse.
Bruxelles verificherà innanzitutto se gli eventuali scostamenti rispetto al percorso di spesa siano effettivamente riconducibili agli investimenti per la difesa. Se questi non dovessero giustificare interamente gli scostamenti, verranno valutate anche le spese sostenute per la sicurezza energetica.
I prossimi passaggi
Dopo il dibattito parlamentare alla Camera e al Senato, il Governo presenterà formalmente la richiesta alla Commissione europea entro metà agosto.
La valutazione di Bruxelles è attesa a settembre, mentre la decisione politica definitiva dovrebbe arrivare con il Consiglio Ecofin di ottobre.
Solo dopo l'autorizzazione europea e l'aggiornamento del quadro di finanza pubblica il Governo potrà chiedere al Parlamento il via libera al cosiddetto scostamento di bilancio, indicando con precisione l'ammontare delle risorse da utilizzare e gli interventi che verranno finanziati.