Roma ha aperto il suo primo rifugio fitobioclimatico, che grazie alla sua struttura ombreggiante, alle piante e ai nebulizzatori, offre riparo dal caldo. In Italia e in Europa stanno nascendo soluzioni simili per fronteggiare le ondate di calore: che cosa fanno i diversi Paesi
A Centocelle, uno dei quartieri più caldi della periferia romana, un giardino è stato trasformato nel primo rifugio fitobioclimatico di Roma.
La struttura si trova vicino a un'area giochi e alla fermata del tram ed è composta in acciaio, larga 9,5 per 9,5 metri e altra 4,4 m. Al centro vi si trovano un ulivo e piante rampicanti che rinfrescano l'ambiente, così come i nebulizzatori.
L'obiettivo principale del progetto, previsto dal Piano Caldo del Comune di Roma, è quello di creare un'oasi di ombreggiamento, ma anche di abbattere polveri sottili e inquinanti. Sono state aggiunte inoltre delle prese per telefoni e computer, in modo che lo spazio possa essere un luogo di ritrovo per tutti.
"Roma si conferma all’avanguardia nella lotta alle conseguenze del cambiamento climatico e nella trasformazione urbana in chiave sostenibile", ha affermato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, presente all'inaugurazione dello spazio.
Il rifugio ha usufruito dei finanziamenti - pari a 138.000 euro - del "Programma sperimentale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano" proposto nel 2021 dal ministero dell'Ambiente. Il piano è stato poi voluto e portato avanti dall'assessorato capitolino all'Ambiente e dall'ufficio Clima della capitale.
"Alberi e piante possono dare un contributo importante a ridurre gli impatti del caldo estremo che colpisce in particolare le città. Noi investiamo sul depaving, sull’incremento delle alberature e del verde pubblico attrezzato e su centinaia di rifugi climatici" ha aggiunto l'assessora all'Ambiente Sabrina Alfonsi.
Che cosa sono i rifugi climatici e dove trovarli in Italia
I rifugi climatici sono una delle soluzioni che le città stanno adottando per adattarsi al cambiamento climatico e alle temperature estreme a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.
Consistono in dei luoghi pubblici o semipubblici, all'aperto o al chiuso, che possono essere ombreggiati, ventilati o climatizzati. Si tratta di spazi già esistenti che mantengono la loro funzione originaria, ma vengono selezionati come punto di riferimento per offrire sollievo dal caldo.
In Italia ne esistono diversi nati su iniziativa locale, dal momento che mancano sia una definizione condivisa sia una mappa nazionale dei rifugi climatici.
I criteri per la selezione dei rifugi climatici sono minimi: che la temperatura sia più bassa rispetto all'esterno, che sia presente acqua potabile, sedute, servizi igienici e che l'accesso sia libero e gratuito. All'aperto l'ombreggiatura deve essere superiore al 70%, mentre al chiuso deve essere presente l'aria condizionata.
Alcune città si sono mosse in anticipo rispetto alle altre. Firenze ha 53 spazi a disposizione degli utenti, quattro in più rispetto a quelli dell'anno scorso, tra biblioteche, parchi e giardini pubblici. Anche Bologna offre una rete strutturata di servizi, una lista e una mappa interattiva aggiornata con tutti gli spazi, interni ed esterni, per ripararsi dal caldo.
Il Comune di Milano ha invece censito 116 "spazi freschi", che comprendono aree verdi, biblioteche e le "case di quartiere", dei presidi territoriali attivi nella città durante l'estate. Torino ha avviato un'iniziativa simile aprendo 19 "Centri d'incontro climatizzati".
La capitale ha presentato invece una strategia più strutturata per fronteggiare le ondate di calore, il "Piano Caldo", che prevede una serie di interventi integrati. Tra questi un incremento dei "centri di accoglienza multifunzionali, situati in immobili comunali e gestiti da Enti del Terzo settore". Sono inoltre stati stanziati interventi su piazze, spazi pubblici e infrastrutture per depavimentare e riqualificare la città aumentando le zone verdi.
Il comune di Roma ha annunciato anche la creazione di una mappa online della rete di rifugi di calore, che al momento consta di 178 spazi al chiuso e 482 luoghi all'aperto, tra cui sarà presto disponibile anche il rifugio fitobioclimatico di Centocelle.
Le iniziative contro il caldo in Europa: Barcellona all'avanguardia
L'idea di riconvertire gli spazi urbani per rendere le città resilienti al cambiamento climatico non è italiana. L'OMS è stata la prima a lanciare l'allarme e a chiedere alle città Europee di prepararsi, dal momento che le ondate di calore di quest'estate sono destinate a ripetersi.
Uno dei Paesi che ha accolto più rapidamente questo avvertimento è la Spagna, che possiede una delle reti di rifugi climatici più articolate al mondo. La sua rete nazionale si basa su iniziative regionali; in particolare viene presa ad esempio Barcellona, che presenta già oltre 400 rifugi disponibili in città.
Anche Parigi ha seguito le linee guida dell'OMS e il modello di Barcellona attraverso varie iniziative, tra cui il rendere la Senna balneabile e il progetto OASIS, che mira a convertire le scuole della capitale in "isole di raffreddamento urbano". L'obiettivo è arrivare a coinvolgere 760 scuole entro il 2050.
L'attenzione è rivolta agli spazi scolastici anche a Londra e ad Amsterdam, con diverse iniziative tra cui la piantumazione di alberi per redere le aree più verdi e fresche, e la sostituzione di pavimentazione impermeabile con terreni in grado di assorbire l'acqua.
Partendo proprio dall'esempio di Barcellona e di altre città europee anche in Italia si cerca di trovare delle linee guida comuni.
La proposta di creare una rete nazionale di Rifugi climatici viene dalla UNITEL, l'Unione nazionale italiana dei tecnici degli enti locali, che ha elaborato una serie di requisiti minimi affinché un rifugio climatico sia accessibile, efficace ed inclusivo.
Gli enti locali possono scegliere se adattarsi o meno, dal momento che non esiste una direttiva nazionale a riguardo e che i criteri non sono vincolanti.