L’Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha annunciato che le navi che presenteranno “richieste di transito conformi” saranno autorizzate a passare nello stretto
La tensione torna a crescere nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico globale. Nelle ultime ore sono emerse segnalazioni secondo cui l’Iran avrebbe nuovamente limitato il transito navale nell’area, alimentando timori per una possibile escalation regionale e mettendo in discussione il memorandum d’intesa recentemente firmato tra Washington e Teheran.
A rilanciare l’allarme è stato l’attivista iraniano Ilia Hashemi, che in un messaggio pubblicato su Telegram venerdì ha riferito di colpi di avvertimento esplosi nella zona dello stretto. Secondo quanto riportato, ad alcune navi sarebbe stato intimato di non avvicinarsi all’area.
Poco dopo, lo stesso Hashemi ha però precisato che gli spari sarebbero cessati e che diverse imbarcazioni non avrebbero ricevuto risposte via radio alle richieste di chiarimento sull’effettiva chiusura del passaggio.
Nel frattempo, l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha diffuso una nota ufficiale spiegando che le navi in possesso di “richieste di transito conformi” potranno attraversare il corridoio marittimo nel periodo indicato dalle autorità competenti.
L’ente ha inoltre specificato che gli equipaggi dovranno presentare la documentazione almeno 48 ore prima dell’arrivo nello stretto. Per incentivare il traffico marittimo e ridurre le tensioni commerciali, è stato anche annunciato che per i prossimi 60 giorni non saranno applicate tasse alle navi in transito.
La situazione in Libano
La situazione nello Stretto di Hormuz si inserisce però in un contesto regionale già estremamente instabile. Nella notte tra giovedì e venerdì, infatti, Israele e Libano sono tornati a colpirsi reciprocamente con una nuova ondata di attacchi lungo il confine meridionale libanese.
L’esercito israeliano ha dichiarato che quattro soldati sono morti giovedì nel sud del Paese, mentre altri cinque militari sarebbero rimasti feriti venerdì in quello che le autorità hanno definito un “attacco con drone esplosivo”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato che Israele “non tollererà attacchi contro i nostri soldati” e ha promesso una risposta durissima contro Hezbollah, annunciando che il gruppo sciita “pagherà un prezzo molto alto”.
Ancora più dure le parole del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che aveva invocato una reazione totale contro il Libano dopo gli ultimi attacchi.
Durante la notte, le Forze di difesa israeliane hanno effettuato raid in diverse aree del sud del Libano, colpendo quelle che Tel Aviv ha definito infrastrutture e postazioni di Hezbollah. Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità locali, negli attacchi sarebbero morte almeno 18 persone.
A complicare ulteriormente il quadro diplomatico è arrivato anche il rinvio dei colloqui previsti in Svizzera tra Stati Uniti e Iran sull’attuazione dell’accordo preliminare di pace raggiunto nelle scorse settimane.
Il rinvio dei negoziati, unito alle nuove tensioni nello Stretto di Hormuz e all’escalation militare tra Israele e Libano, alimenta il timore di una nuova fase di instabilità in Medio Oriente, con possibili ripercussioni sui mercati energetici internazionali e sulla sicurezza della navigazione commerciale.