Il Centro ellenico di ricerche marine ha diffuso un comunicato che chiarisce cosa vale per i pesci palla e cosa no e informa di un piano inviato alla UE per ridurne le popolazioni
Il Centro ellenico di ricerche marine (ΕΛΚΕΘΕ) ha diffuso un comunicato straordinario sulla presenza dei lagochefali nei mari greci, un fenomeno che negli ultimi giorni ha assunto grandi proporzioni. Obiettivo dell’ΕΛΚΕΘΕ è ristabilire la verità e informare i cittadini, così da evitare il panico.
Il Centro sottolinea che "in quanto il più grande ente pubblico greco che si occupa della ricerca sull’idrosfera e sulle specie acquatiche, dopo la raffica di articoli e servizi degli ultimi giorni sul pesce lagochefalo che ha invaso i mari greci e sulla sua “pericolosità”, riteniamo nostro dovere informare in breve i nostri concittadini su questa specie, per evitare esagerazioni e panico ingiustificato".
Il lagochefalo (Lagocephalus sceleratus (Gmelin, 1789)) è un migrante lessepsiano che è passato dal Mar Rosso al Mediterraneo orientale attraverso il canale di Suez. In Grecia è stato registrato per la prima volta nel 2005. Oggi lo si incontra quasi in tutti i mari greci e le segnalazioni sono sempre più frequenti. In quanto specie aliena invasiva ha effetti negativi sulla biodiversità, sui servizi ecosistemici, sulle attività dell’economia blu (soprattutto sulla pesca) e sulla salute.
Sebbene gli studi mirati sugli effetti del lagochefalo sulla biodiversità siano pochi, testimonianze di pescatori, osservazioni scientifiche e modelli indicano che il lagochefalo ha impatti negativi sugli ecosistemi. È una specie con grande capacità di adattamento e pochi predatori conosciuti. Entra in competizione con le specie autoctone per il cibo e si nutre di specie ittiche di valore commerciale.
Si tratta di un pesce con importanti e negativi effetti economici per i pescatori costieri, soprattutto nelle zone dove è più abbondante. Distrugge infatti gli attrezzi da pesca, li costringe a cambiare aree di pesca, a lavorare più ore per riparare le reti danneggiate e li priva di preziose catture che il lagochefalo consuma.
I tessuti del lagochefalo contengono una potente neurotossina, la tetrodotossina (Tetrodotoxin – TTX), per la quale non esiste un antidoto conosciuto. La sua ingestione può risultare anche fatale. Per questo motivo, e in base alla normativa europea, questa specie e le specie affini non possono essere destinate al consumo umano.
In Grecia un caso di avvelenamento da lagochefalo è stato registrato una sola volta. Riguardava il consumo del pesce da parte di cinque marinai stranieri che non conoscevano la specie. Fino a oggi non è stato registrato alcun decesso nel nostro Paese dovuto al consumo di lagochefalo.
Finora non esiste un sistema centrale, ufficiale e prestabilito di registrazione degli episodi legati ad attacchi o avvelenamenti da consumo di lagochefalo in Grecia, né – per quanto sappiamo – in altri Paesi del Mediterraneo. Di conseguenza non possono esistere dati sufficienti e affidabili su questi episodi. Come ΕΛΚΕΘΕ siamo stati informati solo di un episodio di attacco a una bagnante a Creta nel 2022.
Negli ultimi giorni, sui social media vengono presentati presunti episodi di attacchi di lagochefali a bagnanti, che da un lato non sono confermati e dall’altro alimentano discussioni su tutti i media. Ciò ha creato un sentimento di insicurezza e paura nell’opinione pubblica, con possibili ricadute negative sulle attività economiche legate al mare, proprio all’inizio dell’estate, e sul nostro benessere.
Gli scienziati del nostro Centro specializzati nelle specie aliene monitorano da molti anni la diffusione del lagochefalo e i suoi impatti sull’ambiente marino e sulla pesca, attraverso progetti di ricerca finanziati principalmente dal Ministero dello Sviluppo agricolo e dell’Alimentazione (ΥΠΑΑΤ). Collaborano con tutti gli enti competenti per individuare soluzioni per il suo contenimento.
In questo quadro, e con il finanziamento dell’Organizzazione dell’Ambiente Naturale e del Cambiamento Climatico (ΟΦΥΠΕΚΑ), nel 2024 abbiamo elaborato un Piano d’azione per la gestione della specie, che contiene proposte per il monitoraggio, la gestione e lo sfruttamento commerciale del lagochefalo. Il monitoraggio sistematico delle popolazioni di lagochefalo è una condizione fondamentale per raccogliere serie storiche di dati affidabili sulla sua abbondanza nei nostri mari. Ciò consentirà in seguito un’azione più mirata, attraverso una combinazione di misure di gestione.
Parallelamente, in accordo con il ministero dell’Ambiente e dell’Energia (ΥΠΑΝ), i funzionari competenti del ΥΠΑΑΤ (con i quali siamo in costante e ottima collaborazione) hanno elaborato una proposta per un programma pilota, basato sull’esperienza di Cipro che ha attuato un programma analogo, per una pesca mirata e sovvenzionata dei lagochefali da parte dei pescatori costieri nelle aree in cui questi pesci sono particolarmente abbondanti. Il programma sarà finanziato dal Programma Pesca – Acquacoltura e Mare (ΠΑΛΥΘ) dello stesso Ministero. Il piano è stato inviato alla Commissione europea per la negoziazione e l’approvazione.
In generale, ai nostri concittadini e a quanti andranno al mare o praticheranno la pesca sportiva quest’estate raccomandiamo calma e attenzione. In ogni caso non dobbiamo avvicinarci, accarezzare, nutrire o provocare la fauna selvatica, acquatica o terrestre. I lagochefali vanno maneggiati solo se è strettamente necessario e sempre con guanti speciali e spessi. Non bisogna in nessun caso mangiare lagochefalo, né qualsiasi altro pesce pescato da noi se non siamo assolutamente certi al 100% che sia sicuro per il consumo».