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La nebbia come ecosistema vivente: scoperti batteri attivi che degradano l’inquinamento atmosferico

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Diritti d'autore Unsplash
Di Cagla Uren
Pubblicato il
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Uno studio condotto da ricercatori dell'Arizona State University e della Susquehanna University, negli Stati Uniti, mostra che alcune goccioline di nebbia ospitano dense comunità batteriche

La nebbia viene comunemente considerata un fenomeno atmosferico temporaneo, composto da minuscole goccioline d’acqua in sospensione. Tuttavia, una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica mBio ribalta questa visione: la nebbia può diventare un vero e proprio ecosistema, seppur effimero, in cui i microrganismi non solo sopravvivono, ma si attivano, si riproducono e influenzano la chimica dell’atmosfera.

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Batteri vivi e attivi dentro le goccioline di nebbia

Lo studio, condotto dai ricercatori della Arizona State University e della Susquehanna University, ha analizzato episodi di “nebbia da irraggiamento”, che si forma durante la notte vicino al suolo e può persistere per diverse ore nella stessa area.

Nel corso di due anni sono stati monitorati 32 eventi di nebbia in Pennsylvania, raccogliendo campioni prima, durante e dopo la formazione del fenomeno. I risultati hanno mostrato la presenza di comunità batteriche molto dense all’interno delle goccioline d’acqua.

Le analisi hanno rilevato circa un milione di marcatori genetici batterici per millilitro di acqua di nebbia, una concentrazione sorprendentemente elevata per un ambiente atmosferico.

Una densità paragonabile agli ecosistemi acquatici

Sebbene meno dell’1% delle singole goccioline contenga batteri, nel loro insieme la nebbia rappresenta un habitat estremamente ricco. La densità microbica osservata è paragonabile a quella di ambienti acquatici come laghi e oceani.

In altre parole, un fenomeno atmosferico apparentemente “vuoto” può contenere una vita microbica organizzata e quantitativamente significativa.

I batteri non si limitano a viaggiare: si moltiplicano

Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio è che i batteri non vengono semplicemente trasportati dall’aria, ma sembrano attivamente riprodursi all’interno della nebbia.

Dopo diversi episodi di nebbia, la concentrazione batterica nell’aria risultava aumentata fino al 45%, con picchi che raggiungevano il 90%. Anche al microscopio si osservava un numero maggiore di cellule in divisione rispetto ai batteri presenti negli aerosol secchi.

Questo suggerisce che la nebbia non sia solo un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio ambiente temporaneo favorevole alla crescita microbica.

Batteri che “ripuliscono” l’atmosfera

Tra i microrganismi più abbondanti è stato identificato il genere Methylobacterium, comune nelle piante e nel suolo.

Questi batteri sono in grado di utilizzare composti organici semplici come fonte di energia. Nella nebbia, uno dei principali “nutrienti” disponibili è la formaldeide, un inquinante atmosferico diffuso e potenzialmente irritante per le vie respiratorie.

I ricercatori hanno osservato che la concentrazione di formaldeide diminuisce rapidamente nelle goccioline di nebbia. Quando i batteri venivano rimossi o inattivati, questa riduzione si arrestava quasi completamente, indicando un ruolo diretto dei microrganismi nella degradazione dell’inquinante.

Questo processo risulta inoltre molto più rapido rispetto a quello osservato nelle acque delle nubi, suggerendo un impatto chimico significativo della microbiologia atmosferica.

Implicazioni per la raccolta dell’acqua dalla nebbia

Lo studio apre nuove domande anche sulle tecnologie di raccolta dell’acqua dalla nebbia, utilizzate in diverse regioni aride del mondo. Questi sistemi catturano le goccioline tramite reti o superfici speciali, convogliandole in serbatoi per uso umano.

I risultati non stabiliscono se quest’acqua sia sicura da bere, ma dimostrano chiaramente che non è sterile e contiene comunità microbiche attive.

Alcuni batteri possono contribuire alla degradazione degli inquinanti atmosferici, mentre altri, come alcune specie di Methylobacterium, possono comportarsi da patogeni opportunisti in soggetti vulnerabili.

Un nuovo modo di vedere l’atmosfera

La scoperta cambia profondamente la nostra comprensione dell’atmosfera: non solo un sistema fisico e chimico, ma anche biologico, in cui la vita microbica può avere un ruolo attivo nei processi ambientali.

La nebbia, quindi, non è soltanto acqua sospesa nell’aria, ma un laboratorio naturale temporaneo in cui microbi e chimica atmosferica interagiscono in modo dinamico e ancora in parte sconosciuto.

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