Secondo il WSJ il Paese è nuovamente sull'orlo di una guerra civile. Proseguono i raid israeliani che fanno almeno 22 morti mentre Hezbollah rivendica di aver centrato obiettivi militari tra le forze israeliane che operano nel Libano meridionale
Almeno 22 persone sono decedute lunedì nel sud del Libano a seguito di attacchi israeliani, ha riferito il ministero della Sanità del Paese. I raid sono proseguiti nonostante le minacce dell'Iran di colpire di nuovo Israele se i bombardamenti fossero continuati.
Nella mattinata di martedì, almeno dodici persone sono state uccise in seguito a un attacco aereo israeliano su una zona residenziale nella città di Tiro, nel sud-ovest del Libano. L'attacco sarebbe avvenuto poco dopo che le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno emesso ordini di evacuazione per la città di Tiro, incluso il quartiere cristiano. "Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di evacuare immediatamente le vostre abitazioni e di spostarvi a nord del fiume Zahrani", si legge in un messaggio pubblicato su X da Avichay Adraee, portavoce arabofono dell'esercito israeliano.
L'appello dei tre arcivescovi di Tiro: "La città vecchia ospita un patrimonio culturale e religioso vecchio di secoli"
I tre arcivescovi di Tiro - il cattolico melchita greco Georges Iskandar, l'ortodosso greco Elias Kfoury e il maronita Charbel Abdallah - hanno lanciato intanto un appello di fronte a quella che hanno definito una "pericolosa escalation". Domandando di proteggere in particolare la città vecchia dalla distruzione.
I tre prelati si sono rivolti al presidente del Libano Joseph Aoun, al primo ministro Nawaf Salam, al ministro della Difesa Michel Menassa e all'esercito dopo i primi raid israeliani, che non hanno risparmiato i quartieri cristiani. Nella lettera i tre religiosi spiegano che la città vecchia di Tiro "non è solo una zona residenziale, ma un cuore storico e umano", nel quale vivono "migliaia di persone" e che ospita "un patrimonio culturale e religioso vecchio di secoli".
Raid sono stati segnalati a Marwanieh e a Tiro dopo che Israele e Iran avevano dichiarato conclusa una serie di attacchi reciproci, avviata da Teheran in risposta alla campagna israeliana in Libano.
"Un raid del nemico israeliano sulla città di Tiro, vicino al centro della Croce Rossa, ha provocato 5 morti e 8 feriti, quattro dei quali soccorritori della Croce Rossa", ha dichiarato in un comunicato il ministero della Sanità libanese.
Un funzionario del ministero della Cultura libanese ha affermato che i bombardamenti israeliani del giorno precedente hanno danneggiato anche un sito del patrimonio mondiale dell'UNESCO a Tiro.
Un successivo raid su Marwanieh ha ucciso due persone, tra cui un bambino, e ne ha ferite 10, mentre un attacco all'alba contro Zifta, nel distretto di Nabatieh, ha causato la morte di sette persone, "tra cui un bambino siriano e una donna", secondo il ministero della Sanità.
Qual è stata la risposta di Hezbollah
Nel frattempo Hezbollah, sostenuto dall'Iran, ha ha rivendicato 16 attacchi contro le truppe israeliane nel Libano meridionale, ma non ha rivendicato attacchi sul territorio israeliano. In una serie di comunicati citati da Al Jazeera, il movimento sciita libanese ha dichiarato di aver preso di mira più volte soldati e veicoli israeliani nelle zone di Beit Yahoun, Rachaf, Naqoura, At-Tiri e Aainata.
Tra le operazioni rivendicate figurano anche attacchi con droni contro un veicolo per le comunicazioni nei pressi del castello di Beaufort e contro una postazione di artiglieria nell'area di Odaisseh. Hezbollah ha inoltre sostenuto di aver colpito con missili guidati e artiglieria la periferia sudorientale di Yohmor al-Shaqif, affermando di aver distrutto diversi veicoli per il trasporto di munizioni e bulldozer militari.
Israele continuerà le operazioni in Libano
L'Iran ha avvertito che riprenderà gli attacchi se Israele continuerà a colpire il Libano, ma lunedì i leader israeliani hanno assicurato che non si lasceranno scoraggiare.
Annunciando la fine dei suoi attacchi contro Israele, il comando centrale delle forze armate iraniane ha dichiarato che "qualora gli atti di aggressione e ostilità continuassero, anche nel sud del Libano, seguiranno misure molto più dure e schiaccianti di prima".
Ma il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha promesso dopo l'avvertimento che l'esercito "continuerà a operare in Libano contro l'organizzazione terroristica Hezbollah".
Ha aggiunto che Israele colpirà la periferia sud di Beirut in risposta a ogni attacco contro il nord di Israele.
"Respingiamo categoricamente le minacce dell'Iran. Qualsiasi tentativo iraniano di legare Libano e Iran e di attaccare Israele sarà affrontato con grande forza, come è accaduto ieri", ha dichiarato Katz.
Nella notte l'esercito israeliano ha annunciato di aver intercettato un nuovo "obiettivo aereo sospetto" proveniente dallo Yemen, meno di un giorno dopo che i ribelli houthi, alleati dell'Iran, avevano rivendicato un attacco contro Israele e dichiarato il divieto di navigazione israeliana nel Mar Rosso.
Un primo segnale di normalizzazione e' arrivato da Teheran, dove il principale aeroporto internazionale ha annunciato il ritorno alla piena operativita' dopo la riapertura dello spazio aereo nazionale.
Qual è la cornice degli attacchi in Libano
L'Iran insiste che qualsiasi stop al più ampio conflitto in Medio Oriente debba includere un cessate il fuoco in Libano e domenica ha lanciato missili contro Israele in risposta ai raid sulla periferia sud di Beirut avvenuti in precedenza lo stesso giorno.
Secondo il Libano, gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 3.600 persone da quando Hezbollah ha trascinato il Paese nella guerra in Medio Oriente il 2 marzo, con lanci di razzi contro Israele per vendicare l'uccisione, da parte di Stati Uniti e Israele, della guida suprema dell'Iran.
Dopo un cessate il fuoco ad aprile tra Israele e Hezbollah, Israele ha istituito all'interno del territorio libanese la cosiddetta Linea Gialla, a circa una dozzina di chilometri dal suo confine nord, dove ora operano le truppe di terra.
Il Libano si trova in una situazione sempre più instabile e rischia di piombare in una nuova guerra civile. E' quanto si legge in un lungo articolo pubblicato dal quotidiano statunitense Wall Street Journal, secondo cui già prima delle ostilità tra Israele e le milizie del partito militante Hezbollah lo Stato faticava a garantire servizi essenziali, dispone di risorse limitate e non controlla pienamente il proprio territorio.
Ora le istituzioni libanesi sono sottoposte a forti pressioni da parte di Stati Uniti, Israele e di una parte crescente della popolazione affinche' disarmi Hezbollah, una scelta che molti temono possa innescare una nuova guerra civile.
Al centro della crisi vi e' il fragile cessate il fuoco che dovrebbe porre fine al conflitto tra Israele e Hezbollah iniziato lo scorso marzo. L'accordo prevede che il governo libanese riprenda gradualmente il controllo del territorio e smantelli l'apparato militare del movimento sciita. Un tentativo simile era gia' stato avviato dopo la guerra del 2024, ma era fallito quando Hezbollah si era rifiutato di consegnare le armi.