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Nicaragua: Ortega annuncia lo stop alle elezioni, condanna degli Stati Uniti

ARCHIVIO - In questa foto del 5 settembre 2011, il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, durante una celebrazione a Managua, Nicaragua.
ARCHIVIO - In questa foto del 5 settembre 2011, il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, durante una celebrazione a Managua, Nicaragua. Diritti d'autore  AP2011
Diritti d'autore AP2011
Di Rafael Salido
Pubblicato il
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Dopo che il presidente nicaraguense Daniel Ortega ha annunciato domenica di non voler più convocare elezioni generali nel Paese, gli Stati Uniti hanno diffuso un comunicato ricordandogli che il suo popolo "ha diritto a scegliere i propri leader"

Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha condannato martedì la decisione del presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, di non indire più elezioni generali nel Paese, con l’obiettivo dichiarato di creare "un muro" che impedisca l’ascesa al potere dei "vendepatrias". Una decisione che, secondo il capo della diplomazia statunitense, "mette a nudo la sua vera natura autoritaria".

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"L’affermazione di Daniel Ortega secondo cui, sotto la dittatura della sua famiglia, Nicaragua non terrà mai più elezioni mette in luce la sua vera natura autoritaria", ha deplorato Rubio in un comunicato. "Daniel Ortega e Rosario Murillo hanno abbandonato persino l’apparenza di un consenso popolare".

Ortega, ex guerrigliero sandinista che ha guidato il Paese tra il 1985 e il 1990, dopo la caduta del dittatore Anastasio Somoza nel 1979, è tornato alla presidenza nel 2007. Da allora è rimasto al potere attraverso successive elezioni fortemente contestate dalla comunità internazionale. Dal 2017 la moglie del presidente, la first lady, esercita di fatto il ruolo di copresidente del Paese.

Rubio ritiene che "la dittatura Murillo-Ortega stia minando i valori fondamentali del continente americano e che in queste condizioni non sia possibile mantenere relazioni normali" con altre nazioni.

"Il popolo nicaraguense ha il diritto di scegliere i propri leader attraverso elezioni democratiche", si legge nella nota.

La controversia risale a domenica, quando il presidente nicaraguense ha dichiarato che il Paese non tornerà a organizzare elezioni. Un annuncio che equivale alla cancellazione de facto delle prossime consultazioni, inizialmente previste per novembre 2027, e rafforza il suo controllo sul potere dopo quasi due decenni alla guida del Paese.

"Qui non ci saranno più elezioni perché da lì cerchino loro (l’opposizione) di conquistare il governo, di impadronirsi del potere", ha dichiarato Ortega durante una cerimonia per l’anniversario della Rivoluzione sandinista. Il presidente ha attaccato inoltre gli Stati Uniti e ha escluso il ritorno di partiti che, ha affermato, sono stati sostenuti da Washington e dal regime di Somoza.

Una diffidenza democratica che risale ai tempi di Somoza

Ortega ha assicurato che lavorerà con l’Assemblea nazionale e con le organizzazioni competenti affinché "si costruisca un muro, un blocco, contro i golpisti, contro i vendepatrias" e che "per quanti soldi diano loro gli yanquis, non ce la faranno".

Dopo il ritorno alla presidenza nel 2007, Ortega e Murillo hanno modificato la Costituzione, concentrato il potere nelle istituzioni dello Stato e represso l’opposizione. La sua rielezione nel 2021 è stata ampiamente contestata dalla comunità internazionale dopo l’arresto dei principali candidati dell’opposizione prima del voto.

Leader dell’opposizione e organizzazioni per i diritti umani ritengono che l’annuncio confermi la consolidazione di un sistema di partito unico e preannunci un aumento della repressione.

Secondo il Mecanismo para el Reconocimiento de Personas Presas Políticas, almeno 46 persone restano in carcere per motivi politici, anche se il governo lo nega. Dalle proteste del 2018 le autorità hanno inoltre chiuso migliaia di organizzazioni civili, sciolto la Compagnia di Gesù, espulso oppositori e revocato la cittadinanza nicaraguense a centinaia di critici del regime.

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