Israele e Libano si incontreranno nuovamente a Washington venerdì 15 maggio per un'altra giornata di colloqui diretti, mentre continuano i combattimenti tra le forze armate della nazione ebraica e Hezbollah
Il secondo giorno di colloqui diretti tra Libano e Israele si terrà oggi, venerdì 15 maggio, a Washington, dopo i primi negoziati di ieri, che un funzionario del dipartimento di Stato americano ha definito "produttivi e positivi". "Siamo impazienti di continuare e speriamo di avere ulteriori informazioni da condividere", ha riferito la stessa fonte.
Il confronto arriva pochi giorni prima della scadenza del cessate il fuoco tra Tel Aviv e Hezbollah. I funzionari libanesi sperano che i colloqui possano permettere di prorogare la tregua, e che si possano anche dirimere i principali punti di attrito, a partire dalla questione del ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano e il disarmo dei miliziani di Hezbollah.
Hezbollah non partecipa ai colloqui tra Libano e Israele
Questi ultimi non hanno preso parte ai negoziati, e anzi si sono opposti fermamente alla trattativa diretta tra il governo di Beirut e quello di Netanyahu. Anche il precedente round di colloqui tra Israele e Libano si è tenuto a Washington, con la mediazione del segretario di Stato americano Marco Rubio. Quest'ultimo non ha potuto partecipare invece in questa occasione, poiché impegnato nella visita in Cina al fianco del presidente Donald Trump.
Il negoziato sembra aver portato significativi passi avanti rispetto ad aprile. Tuttavia, le due parti hanno ancora molto lavoro da fare. In precedenza Trump aveva chiesto un incontro tra il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ma il primo ha rifiutato di parlare direttamente con il leader della nazione ebraica in questa fase.
Secondo un funzionario libanese che ha parlato a condizione di mantenere l'anonimato, il capo di Stato di Beirut ha di recente spiegato a Trump che se si fosse recato a Washington e avesse stretto la mano a Netanyahu, e i colloqui fossero poi falliti, ciò avrebbe avuto non solo ripercussioni interne al Libano, ma avrebbe anche screditato lo stesso Trump.
Aoun ha però accennato al fatto che se le due parti fossero riuscite a raggiungere un accordo sulla sicurezza, il leader libanese si sarebbe recato alla Casa Bianca per "inaugurarlo". Un compromesso approvato da Trump, ha aggiunto il funzionario.
I combattimenti continuano nonostante il cessate il fuoco
Nonostante il cessate il fuoco, però, i combattimenti proseguono tra Israele e Hezbollah. Mercoledì, l'esercito della nazione ebraica ha colpito sette veicoli in Libano, tre dei quali si trovavano sull'autostrada principale a sud di Beirut. L'attacco ha ucciso dodici persone, tra cui una donna e due bambini, secondo quanto indicato dal ministero della Salute libanese.
Altre dieci persone, tra cui sei bambini, sono state uccise in una serie di raid israeliani nel Libano meridionale, ha aggiunto lo stesso ministero. Nel frattempo, Hezbollah continua a colpire contro le forze israeliane: poche ore dopo l'apertura dei colloqui, giovedì, un drone è esploso vicino al confine a Rosh Hanikra, ferendo tre persone, secondo l'esercito di Tel Aviv.
Il nuovo conflitto tra i miliziani libanesi e Israele è iniziato il 2 marzo, a seguito dell'attacco contro l'Iran deciso da Netanyahu e Trump, che ha portato all'assassinio della Guida suprema della Repubblica Islamica, Ali Khamanei. In risposta, Hezbollah ha ripreso a lanciare razzi contro Israele, che ha risposto con attacchi aerei, anche sulla capitale libanese Beirut.
Da allora, secondo il ministero della Salute, in Libano sono state uccise 2.896 persone e 8.824 sono rimaste ferite. Da parte israeliana sono stati uccisi 18 soldati e due civili.