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Trump da Xi: Cina pronta ad aiutare per lo Stretto di Hormuz, ma su Taiwan non si tratta

I presidenti di Cina e Stati Uniti a Pechino, venerdì 15 maggio 2026
I presidenti di Cina e Stati Uniti a Pechino, venerdì 15 maggio 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Mark Schiefelbein, Poo
Diritti d'autore AP Photo/Mark Schiefelbein, Poo
Di Evelyn Ann-Marie Dom
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Trump ha concluso la visita di Stato di due giorni in Cina con un pranzo e un tè con Xi. In un post sui social ha accusato il predecessore Biden per il "declino" Usa citato dal leader cinese. Nessun progresso di rilievo colloqui commerciali, Xi sarà in autunno negli Usa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato venerdì il leader cinese Xi Jinping per un secondo giorno di colloqui, concludendo la sua visita di Stato in Cina i cui risultati sembrano essere stati l'offerta da parte della nazione asiatica di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz e un cauto avvertimento da parte di Pechino sul fatto che una cattiva gestione di Taiwan potrebbe scatenare un conflitto tra i due Paesi.

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"Non voglio che qualcuno dichiari l'indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15.000 chilometri per andare in guerra" ha detto Trump di ritorno negli Usa all'emittente Fox, precisando che "non è cambiato nulla" nella politica verso Taiwan.

Sulla tradizionale vendita di armi all'isola, il presidente degli Stati Uniti non si è voluto sbilanciare: "Potrei farlo. Potrei non farlo", ha dichiarato al giornalista Bret Baier, "non vogliamo scatenare guerre. Se si mantenesse lo status quo, credo che la Cina non avrebbe nulla da obiettare. Ma non vogliamo che qualcuno si senta autorizzato a dire: 'Dichiariamo l'indipendenza, tanto gli Stati Uniti ci coprono le spalle'".

A dicembre, Washington aveva approvato un pacchetto di armi a favore di Taipei da 11 miliardi di dollari, che non ha ancora consegnato. Giovedì, il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che sarebbe un "terribile errore" per la Cina prendere Taiwan con la forza.

La questione di Taiwan era una delle più complesse in agenda, con Xi che ha avvertito gli Stati Uniti che eventuali disaccordi sull'isola autogovernata - che la Cina rivendica come propria - potrebbero portare a scontri o conflitti.

Il presidente Donald Trump con suo omologo cinese Xi Jinping presso il complesso dirigenziale di Zhongnanhai, venerdì 15 maggio 2026, a Pechino
Il presidente Donald Trump con suo omologo cinese Xi Jinping presso il complesso dirigenziale di Zhongnanhai, venerdì 15 maggio 2026, a Pechino AP Photo/Mark Schiefelbein, Pool

Nella mattinata di venerdì a Pechino, Trump ha visitato il complesso dirigenziale di Zhongnanhai, vicino alla Città Proibita, dove il programma ha previsto dapprima un tè, quindi un pranzo con Xi prima della partenza per Washington.

"Speriamo che le nostre relazioni con la Cina siano più forti e migliori che mai", ha scritto Trump sul social Truth, aggiungendo che Xi si è congratulato con lui "per i tanti grandi successi ottenuti in un periodo di tempo così breve".

La "nazione forse in declino", la dura risposta di Trump

Prima dell'ultima giornata di colloqui e convenevoli con il leader cinese, il presidente americano ha pubblicato anche un altro messaggio, nel quale ha affermato: "Quando il presidente Xi ha elegantemente definito gli Stati Uniti come una nazione forse in declino, si riferiva agli enormi danni che abbiamo subito durante i quattro anni di Joe Biden e della sua amministrazione, e su questo punto aveva ragione al 100 per cento".

"Il nostro Paese ha sofferto in modo incommensurabile a causa delle frontiere aperte, delle tasse elevate, delle politiche transgender, della presenza di uomini negli sport femminili, degli accordi commerciali disastrosi, della criminalità dilagante e di molto altro ancora”, ha aggiunto Trump, prima di elencare quelli che ritiene invece i suoi successi.

Come riportato dal New York Times, "non è chiaro se Trump si riferisca a qualcosa che Xi abbia affermato, in pubblico o in privato. Un portavoce della Casa Bianca non ha risposto nell'immediato a una richiesta di spiegazione in merito". Si può ipotizzare però che le parole del presidente americano siano legate all'esempio citato da Xi della Trappola di Tucidide, secondo la quale quando una potenza (Sparta, nell'antica Grecia) teme la crescente egemonia di un'altra (Atene), il rischio è che si sfoci in un conflitto.

Da parte sua, Xi ha affermato che le due parti hanno definito una nuova visione per la costruzione di un rapporto costruttivo tra Cina e Stati Uniti, improntato alla stabilità strategica: “Abbiamo raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili, sull'espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull'affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni”, riferisce l'agenzia di stampa Xinhua.

Secondo Xi, le due parti hanno inoltre concordato di rafforzare la comunicazione e il coordinamento su questioni internazionali e regionali. “Mentre il presidente Trump spera di rendere l’America nuovamente grande (citando lo slogan Make America Great Again, ndr), io mi sto impegnando a guidare il popolo cinese verso il rinnovamento nazionale", ha aggiunto il presidente cinese.

Il governo di Pechino ha anche confermato che il presidente ricambierà la visita a Trump, andando negli Stati Uniti il prossimo autunno.

La visita non ha portato a svolte economiche: per Boeing ordini meno importanti del previsto

I colloqui non hanno ancora portato ad alcuna svolta economica di rilievo, con Trump che si è concentrato principalmente sull'ottenimento di accordi nei settori dell'agricoltura, dell'aviazione e dell'intelligenza artificiale.

La delusione è palpabile per quanto riguarda ad esempio gli ordini di velivoli prodotti da Boeing: benché per mesi negli Stati Uniti si sia sbandierata l'ipotesi di un acquisto di 600 apparecchi, ieri Trump ha parlato di soli 200 confermati. Tanto che il titolo del colosso del settore ha perso il 5 per cento in Borsa al momento dell'annuncio.

Il vertice aveva tra gli obiettivi principali la stabilizzazione delle relazioni tra e il mantenimento della fragile tregua nella guerra commerciale concordata alla fine dello scorso anno. A ottobre, Washington ha accettato di ridurre i dazi su tutti i beni cinesi, mentre Pechino ha aperto alla sospensione delle restrizioni sulle esportazioni di terre rare.

"Cina e Stati Uniti lavoreranno per espandere gli scambi bilaterali nell'ambito di un quadro di riduzione reciproca dei dazi", ha dichiarato il capo della diplomazia cinese Wang Yi, secondo quanto riportato dall'agenzia statale Xinhua.

La tensione resta alta nello Stretto di Hormuz

Oltre al commercio, i leader delle due maggiori potenze mondiali sembrano avere fatto qualche passo avanti sul tema della guerra in Iran. Xi ha affermato a Trump che Pechino vuole contribuire a negoziare la fine della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz. La forte dipendenza della Cina dal petrolio iraniano potrebbe spingerla a esercitare pressioni su Teheran al fine di trovare un accordo con Washington.

Secondo la Casa Bianca, "le due parti hanno concordato che lo Stretto di Hormuz debba rimanere aperto per sostenere il libero flusso delle materie prime energetiche". Trump ha aggiunto che la Cina ha assicurato che non fornirà all'Iran attrezzature militari.

Durante la visita di Trump in Cina, la tensione è rimasta alta nello Stretto di Hormuz. Una nave ancorata negli Emirati Arabi Uniti è stata sequestrata e portata in acque iraniane, mentre un cargo battente bandiera indiana è affondato vicino alle coste dell'Oman dopo essere stato attaccato, hanno riferito le autorità giovedì.

Non è ancora chiaro chi ci sia dietro entrambi gli incidenti, ma in precedenza l'Iran aveva avvertito che avrebbe sequestrato le petroliere collegate agli Stati Uniti che avessero violato la chiusura.

Una petroliera e un'altra nave ancorate in mare nel Golfo di Oman, vicino allo Stretto di Hormuz, viste dalla costa degli Emirati Arabi Uniti. il 1 maggio 2026
Una petroliera e un'altra nave ancorate in mare nel Golfo di Oman, vicino allo Stretto di Hormuz, viste dalla costa degli Emirati Arabi Uniti. il 1 maggio 2026 AP Photo/Fatima Shbair

Nel frattempo, navi cinesi hanno iniziato ad attraversare lo Stretto in seguito a un'intesa sui protocolli di gestione iraniani per il passaggio, come riferito da media governativi di Teheran.

L'Iran ha in gran parte bloccato il trasporto marittimo attraverso lo stretto, dal quale transita normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, dopo l'attacco di Israele e Stati Uniti, avviato il 28 febbraio. Washington ha imposto successivamente un proprio blocco navale sui porti iraniani nonostante il fragile cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile.

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