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Pakistan, attesa per negoziati tra Usa e Iran: tutti i punti in agenda e le difficoltà sul tavolo

Agenti di polizia sorvegliano una strada barricata a Islamabad, in Pakistan, venerdì 10.04.2026.
Agenti di polizia sorvegliano una strada barricata a Islamabad, in Pakistan, venerdì 10.04.2026. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Lucy Davalou Agenzie: AFP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Islamabad si prepara a ospitare sabato i colloqui tra Stati Uniti e Iran per una risoluzione della guerra e dello Stretto di Hormuz, che rimane in stallo nonostante il cessate il fuoco

Il Pakistan ospita i delicati negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Iran nella capitale Islamabad, per provare a prolungare la tregua difficilmente raggiunta tra Stati Uniti e Iran.

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Tuttavia, diversi elementi rischiano di rendere la trattativa molto complicata, a partire dalle rispettive condizioni che verranno portate al tavolo negoziale e dalla diffidenza tra le parti, oltre agli attacchi di Israele in Libano che sono proseguiti anche questo venerdì causando una ventina di morti.

"Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile", ha detto il vicepresidente statunitense JD Vance arrivato sabato mattina a Islamabad.

Una delegazione iraniana guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf è arrivata nella notte in una base aerea vicino alla capitale, scendendo dall'aereo di linea è stata accolta dal potente capo dell'esercito pakistano Asim Munir, che intrattiene anche un rapporto personale con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Munir ha salutato anche Vance, accompagnandolo lungo un tappeto rosso alla base aerea di Nur Khan, dove lo attendevano già l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner.

Il presidente Trump ha detto venerdì al New York Post che "se i colloqui in Pakistan non dovessero portare a un accordo (...) stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai prodotte, persino migliori di quelle che abbiamo usato in passato e con cui le abbiamo distrutte (...) e se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace".

Da parte sua il capodelegazione iraniano ha anticipato sui social media che "due delle misure concordate reciprocamente tra le parti devono essere ancora attuate: un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani bloccati prima dell'inizio dei negoziati".

"Queste due questioni devono essere soddisfatte prima che i negoziati inizino", ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, che dividerà le responsabilità in Pakistan con il ministro degli esteri iraniano Araghchi.

Secondo il Washington Post, gli Stati uniti chiederanno tra le altre cose il rilascio dei detenuti americani in Iran.

Altissime misure di sicurezza ad Islamabad

I colloqui tra l'Iran e gli Stati Uniti in Pakistan potrebbero durare due o tre giorni, ha dichiarato detto all'agenzia russa Tass Abdul Majid Hakim Elahi, inviato della Guida Suprema irananiana, dopodiché le delegazioni "torneranno nei loro Paesi per proseguire le discussioni con i propri funzionari".

Le autorità pakistane hanno avviato misure di sicurezza straordinarie, blindando la capitale e predisponendo strutture per accogliere le delegazioni internazionali. Al centro dei colloqui ci sono temi cruciali come il programma nucleare iraniano e la sicurezza delle rotte energetiche globali.

La situazione si è aggravata dopo intensi bombardamenti israeliani in Libano, i più pesanti dall’inizio del conflitto regionale a marzo. Gli attacchi hanno causato centinaia di vittime e minano il cessate il fuoco di due settimane negoziato tra Washington e Teheran.

Hezbollah ha risposto con attacchi missilistici e droni contro obiettivi israeliani, mentre le sirene d’allarme risuonavano in diverse città, tra cui Tel Aviv. Questa escalation rischia di allargare il conflitto e compromettere ogni tentativo diplomatico.

Uno dei principali nodi diplomatici riguarda proprio l'inclusione del Libano nel cessate il fuoco. Il Pakistan e gli Stati Uniti spingono per inserirlo nell'agenda dei negoziati, mentre Israele continua a opporsi.

Parallelamente, sono previsti colloqui tra Israele e Libano a Washington, anche se non confermati ufficialmente dalle parti. Il governo libanese ha già chiarito che non avvierà alcun negoziato senza una tregua preventiva.

Divisioni diplomatiche e politiche e lo stretto di Hormuz

Le tensioni non riguardano solo il campo militare, ma anche quello politico. Il Pakistan, che non riconosce formalmente Israele, si trova in una posizione delicata come mediatore.

Le critiche del ministro della Difesa pakistano agli attacchi israeliani hanno suscitato una dura reazione da parte del governo israeliano, evidenziando nuove fratture nel processo di mediazione internazionale.

Anche leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, hanno espresso preoccupazione per il rischio di fallimento del processo di pace.

Un altro punto critico dei negoziati resta naturalmente lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale. La sicurezza di questa rotta è fondamentale per l’economia globale.

Gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di ostacolare il traffico energetico e di non rispettare gli accordi sul cessate il fuoco. In particolare, il presidente Donald Trump ha criticato duramente Teheran, mettendo in guardia contro eventuali restrizioni al passaggio delle petroliere.

Nonostante le tensioni, alcune navi hanno ripreso a transitare nello stretto, segnale di una situazione ancora fluida ma altamente instabile.

Il successo dei colloqui in Pakistan dipenderà in larga misura dall’evoluzione della situazione militare in Libano. L’Iran ha già dichiarato che la propria partecipazione è subordinata alla cessazione degli attacchi israeliani.

Se la tregua dovesse crollare, l’intero processo diplomatico potrebbe fallire, con conseguenze significative non solo per il Medio Oriente ma anche per l’economia globale.

La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, mentre Islamabad resta in attesa di capire se i negoziati potranno davvero avere luogo.

Video editor • Lucy Davalou

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