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Guerra in Iran, l'inatteso sensale della diplomazia internazionale è il Pakistan

Proteste dei conducenti di risciò contro prezzi petrolio e gas, Lahore, in Pakistan, martedì 7 aprile 2026. (Foto AP/K.M. Chaudary)
Proteste dei conducenti di risciò contro prezzi petrolio e gas, Lahore, in Pakistan, martedì 7 aprile 2026. (Foto AP/K.M. Chaudary) Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Arnold KOKA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il "Paese dei puri", considerato un rifugio sicuro per diverse cellule jihadiste e separatiste nella regione, si è guadagnato un ruolo di primo piano nei negoziati tra Stati Uniti e Iran

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha fatto emergere un ospite inatteso nell'arena della diplomazia internazionale: il Pakistan.

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Washington e Teheran hanno annunciato martedì sera una tregua di due settimane, a condizione della riapertura dello Stretto di Hormuz. Da venerdì, secondo il governo iraniano, i dettagli dell'accordo saranno discussi proprio nella capitale del "Paese dei puri", Islamabad.

Il governo pakistano ha rivendicato il proprio ruolo nel raggiungimento di una tregua. Mercoledì il primo ministro Shehbaz Sharif ha dichiarato che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco "ovunque" grazie alla mediazione di Islamabad.

Fino a pochi giorni fa i tentativi di mediazione erano condotti in modo indipendente anche da Turchia ed Egitto.

I contatti aperti tra Trump e Sharif e il capo delle Forze armate pakistane, Asim Munir, hanno legittimato ancora di più il ruolo del Paese come mediatore nel conflitto iniziato a fine febbraio. Asim Munir "conosce l'Iran meglio di chiunque altro", aveva già dichiarato Trump.

In Pakistan il potere strategico più significativo è nelle mani dell'esercito e dell'ampio comparto di intelligence del Paese. La capitale militare del Pakistan, Rawalpindi, vale tanto quanto quella politica, Islamabad. E qualsiasi mediazione non può che passare da entrambe.

Il dialogo è stato reso più facile dalle buone relazioni del Pakistan con Teheran e Washington.

Il Pakistan vuole mantenere sicuro il confine con l'Iran

Le relazioni con l'Iran sono culturali, storiche e religiose. Il Pakistan ospita la seconda comunità sciita più grande del mondo dopo l'Iran, Paese con cui condivide un confine di circa 900 chilometri.

L'Iran è stato anche il primo Paese a riconoscere il Pakistan dopo l'indipendenza del 1947, atto ricambiato da Islamabad dopo la rivoluzione islamica in Iran del 1979.

La vicinanza politica tra i due Paesi è forte. Teheran si appoggia ad Islamabad per mantenere attivi i canali diplomatici con Washington, dove l'Iran non ha un'ambasciata.

L'interesse pakistano per l'Iran però va oltre la storia. Islamabad è intricata in una matassa geopolitica. Ad Est, i rapporti con l'India sono apertamente ostili, segnati da schermaglie militari e dispute territoriali, oltre che dal rischio di un conflitto nucleare.

Le frontiere nordoccidentali sono bersagliate dai jihadisti del Tehreek-e-Taliban-Pakistan (Ttp), i talebani pakistani, che lanciano regolarmente offensive e attentati contro le istituzioni del Paese.

E oltre le aree contese c'è l'Afghanistan, con cui il Pakistan è in conflitto. Il colonialismo ha lasciato in eredità dispute territoriali su cui ancora oggi si disegnano le mappe degli scontri militari. I rispettivi governi hanno poi aggiunto accuse reciproche di supportare terroristi locali, tra separatisti Beluci, Ttp, Al Qaeda e Daesh.

Stretto tra più fronti, il Pakistan vede l'instabilità in Iran come un'ulteriore minaccia per la propria sicurezza nazionale.

Le zone grigie di Islamabad tra Al Qaeda e Washington

Islamabad e i suoi vicini si sono mossi per decenni tra le zone grigie della regione, armando milizie e terroristi. Nel periodo post-11 settembre, il Pakistan si è guadagnato le accuse di ospitare sul proprio territorio le milizie che lanciavano attacchi sulla coalizione della Nato in Afghanistan.

La cattura di Osama bin Laden nel 2011 ad Islamabad da parte delle forze speciali statunitensi ha solo contribuito ad accentuare i dubbi sull'impegno pakistano nella lotta al terrorismo internazionale.

Le relazioni con Washington sono migliorate con la seconda amministrazione di Donald Trump, complici i rapporti più che cordiali tra l'ex tycoon e il capo delle Forze armate pakistane Munir.

In visita a Washington a giugno 2025, Munir aveva definito "visionario" il presidente Trump, affermando che meritava di ricevere il Premio Nobel per la Pace. "È il mio feldmaresciallo preferito", aveva dichiarato Trump.

Ad assistere il governo pakistano negli sforzi diplomatici nella regione ci sono anche i rapporti privilegiati con Riad. A settembre 2025 Pakistan e Arabia Saudita hanno firmato un accordo di mutua difesa, per cui un attacco a uno dei due paesi sarà considerato un’aggressione a entrambi.

Nonostante gli attacchi iraniani su territorio saudita, Riad non ha invocato l'intervento dell'alleato, che si è tenuto in disparte. Un segnale da parte dei sauditi, consapevoli dei rischi legati all'estensione geografica del conflitto, ma anche della possibile efficacia del canale diplomatico pakistano.

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